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La curiosa vicenda del Trono di Cosenza nel Duomo di Salerno

Una vicenda d’arte singolare unisce, in qualche modo, due grandi basiliche d’Italia: il Duomo di Cosenza e il Duomo di Salerno. Per intenderla bisogna risalire, brevemente, alla metà del ‘700; allorché giunse a Cosenza, nel 1748, l’arcivescovo Michele Maria Capece Galeota. Mentre in Italia il barocco declinava per adeguarsi al repertorio del neoclassicismo, egli volle rivestire il Duomo di Cosenza – che serbava immiserite le sue forme antiche – di marmi e stucchi, che infondessero al vetusto ma glorioso luogo sacro il nuovo spirito dei tempi. Così che il 5 giugno 1759 il Duomo di Cosenza fu di nuovo consacrato ed il suo antico stampo – tra romanico e gotico – prese, all’interno, le sembianze di un’aula barocca. Tra l’altro giunse a merito dell’arcivescovo Capece Galeota l’erezione di un sontuoso trono in marmo, realizzato, a quanto pare, da validi marmorari napoletani.

Nella seconda metà dell’800 – e dopo che i vescovi nel frattempo succedutisi continuarono ad apporre all’edificio sovrastrutture barocche ed innesti posticci fin sulla facciata, come accadde per opera del Narni Mancinelli – sopraggiunse da Salerno, nel 1874, l’arcivescovo Camillo Sorgente. E questi, sostenuto dal consiglio di Giuseppe Pisanti, intraprese nel 1886 una serie di lavori atti a riportare il tempio di Cosenza al suo stile originario. Lavori che si protrassero, di fatto, con l’arcivescovo Calcara fino alla metà del ‘900; e perdurano tutt’oggi, seguitando un corretto criterio filologico.

L’impresa di restauro, avviata dall’arcivescovo Sorgente, richiese ineluttabilmente che taluni arredi sacri, anche di pregio, venissero disfatti; in quanto ritenuti affatto incongrui al nuovo assetto che s voleva conferire alla basilica. E fu così che anche il trono episcopale, voluto nella metà del ‘700 da mons. Capece Galeota, sia stato rimosso; e ceduto, l’anno 1900, al Duomo di Salerno: in omaggio, si dice, al giubileo sacerdotale del presule locale, mons. Valerio Laspro.

Rilevato il pregio d’arte del trono cosentino e la sua solenne dignità liturgica, esso venne sistemato dentro l’aula in un luogo d’assoluto privilegio: in fondo alla navata principale ed adiacente all’ampia zona del transetto che precede il presbiterio. Per meglio accomodarlo al nuovo sito, furono quindi eretti una breve gradinata e due transenne marmoree laterali.

Negli anni ’30 del 1900, due insigni studiosi della storia e dell’arte di Calabria – Mario Borretti e Cesare Minicucci – registrarono, con malcelato rammarico, la trascorsa cessione del trono episcopale cosentino: una testimonianza d’arte di valore era venuta meno; mentre forse si poteva, con qualche accorgimento, preservarla anche nel nuovo ambiente del Duomo di Cosenza. Resta il fatto che essa vive oggi nuova vita nella Cattedrale di Salerno: quale omaggio imperituro della Città dei Bruzi all’antica capitale longobarda.

Carlo Andreoli

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