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Nel refettorio del convento di s. Daniele, a Belvedere Marittimo, è collocato un dipinto di Angelo Galtieri (Mormanno not. 1713-39), risalente all’anno 1725, che ha fatto almanaccare gli storici locali riguardo all’interpretazione dell’evento – certo, un miracolo di s. Francesco d’Assisi – in esso figurato. Rilevato che p. Terenzio Mancina, già superiore del convento, in […]

Il “Miracolo delle mele” di Angelo Galtieri a Belvedere Marittimo

Nel refettorio del convento di s. Daniele, a Belvedere Marittimo, è collocato un dipinto di Angelo Galtieri (Mormanno not. 1713-39), risalente all’anno 1725, che ha fatto almanaccare gli storici locali riguardo all’interpretazione dell’evento – certo, un miracolo di s. Francesco d’Assisi – in esso figurato. Rilevato che p. Terenzio Mancina, già superiore del convento, in un suo scritto abbia definito l’opera come “cena di s. Francesco ad Agropoli”, è bene ora chiarire come il dipinto raffiguri propriamente ciò che nell’agiografia del santo viene chiamato “Miracolo delle mele”. Ne diamo una trascrizione originale, tratta da un testo stampato a Roma nel 1711.

“Un giorno che il Santo era andato per predicare in un luogo, accettò l’invito fattogli da un Gentiluomo suo amicissimo di andare a desinare con esso in sua casa. Venuta l’ora della predica, il Gentiluomo, che con la moglie volle andare ad udirla, lasciò un figliuolino, che havevano, in custodia ad una sua Serva con gli ordini opportuni per il pranzo.

Partiti che furono i padroni, mossa la donna da una divozione indiscreta, o fosse curiosità, volle ancor’essa andare alla predica del Santo; ma mentre che stava ad udirla, le venne a memoria di haver lasciato solo quel figliuolo; onde senza più fermarsi in Chiesa, se ne ritornò a casa per havergli la cura dovuta: ma non ritrovandolo in alcuna delle stanze ove l’havea lasciato, se n’andò tutta dolente alla cucina, e lo vide dentro d’una caldaja, che al fuoco bolliva.

Subito ella vi accorse per cavarlo fuori: ma restatole in mano il braccio, per il quale lo haveva preso, non le potè riuscire di trarlo da quel vaso, che in pezzi disfatto. Allora, benchè fuor di se stessa per il dolore, pur si fece tanta forza, che postolo in quella forma dentro d’una cassa, attese a mettere in ordine il desinare già preparato.

Rivenuti i Padroni a casa, ed inteso, e visto quello spettacolo, non si può spiegare quale afflizione ne havessero: e volendo la madre dare sfogo col pianto alla sua gran pena, il marito (ricordandosi d’havere il Santo in casa, che in quel tempo si era ritirato a fare orazione) la persuase ad acquietarsi almeno fintanto, che egli havesse desinato, per non disturbarlo, che dopo haverebbe havuto tempo da piangere, quando la Divina Misericordia non gli havesse ajutati per mezzo del P. Francesco, nel quale esortava ancor essa ad haver viva fede, come egli l’haveva, sapendo quanto fosse il merito di lui appresso il Signore: così con una eroica costanza coprirono gli afflitti genitori il loro interno ed acerbissimo dolore, e mangiarono col Santo il più lietamente, che poterono.

Erano già sul fine del pranzo, quando il Padre San Francesco disse al Gentiluomo, che volentieri haverebbe mangiato delle mele, se egli ce ne havesse havute, a cui egli rispondendo, che in casa non ne haveva, ma che haverebbe mandato fuori a cercarne; soggiunse il Santo, che non voleva ciò, ma che guardasse bene in quella cassa, (accennandogli quella, dove era il morto figliuolo) che ve ne haverebbe trovate.

A queste parole sentendosi il buon Gentiluomo tutto commuovere internamente dalla speranza, e dalla fede, di che haveva pieno il cuore; e che Dio andava crescendogli, andò alla cassa, ed apertala, videvi il suo figliuolo vivo e sano, che havendo nelle mani due bellissime mele, gli le porse con molto brio ed allegrezza. A questo stupendo miracolo restaro come fuori di se per il contento i genitori, i quali il Santo Padre esortò ad haver sempre vera fede nel Signore, come per l’addietro havuta havevano, e gli contò come Iddio gli haveva rivelato nell’orazione, ch’egli haveva fatto avanti il desinare, la morte del loro figliuolo cagionata dal nemico Infernale. In breve divulgossi da per tutto questo miracolo, che cagionò molti santi effetti ne’ cuori di diverse persone, e ne fu l’istoria ad onore di Dio, e del Santo in molti e molti luoghi dipinta”.
Tratto da “Alcuni miracoli di s. Francesco d’Assisi”, Roma, Stamparia di Rocco Bernabò, 1711, pagg. 3-4

Carlo Andreoli
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