• 17 dicembre 2017
Carlo Andreoli,

Il Cenacolo della chiesa dei Cappuccini di Cetraro

Un dépliant turistico di qualche anno fa, ritraendo il Cenacolo della chiesa dei Cappuccini di Cetraro, avvertiva trattarsi di un’opera di “scuola messinese del XVI secolo”. D’altra parte…

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Cetraro – Cappuccini – Cenacolo (Ignoto, sec. XVIII)

 

… la Soprintendenza ai Monumenti di Cosenza, che del dipinto aveva curato il restauro, ci assicurava invece trattarsi di “autore ignoto del XVIII secolo”. Due secoli di scarto, per un’attribuzione, sono un po’ troppi! Ma, in un certo senso, avevano torto e ragione entrambe le ipotesi: giacché si tratta, di fatto, di una copia settecentesca d’un originale del ‘500. E non, quest’ultimo, d’autore ignoto ma anzi arcinoto: visto che parliamo nientemeno del Tintoretto.

Venezia – S. Trovaso – Cenacolo (Tintoretto, c. 1563)

Ma, prima d’inoltrarci in un breve esame del dipinto, seguiamone un po’ la vicenda. Esso apparve sul muro della navata della chiesa dei Cappuccini, dov’è ancora adesso, solo negli anni ’80: cioè, dopo il restauro. E prima, dov’era? Riesce facile supporlo. Prima doveva trovarsi collocato, fuori della chiesa certamente, ma poco distante da essa: ovverosia, nel refettorio dell’annesso convento dei padri cappuccini. Allorquando, nel 1811, il convento fu soppresso dalle leggi murattiane, con ogni probabilità la nostra povera tela fu smontata e arrotolata; e così riposta, per un buon secolo e mezzo, in qualche canto remoto della sagrestia o della canonica. Che la tela sia rimasta a lungo arrotolata, lo proverebbe peraltro la cornice che oggi la cinge: piuttosto di fortuna e di tempi a noi prossimi; essendosi, quella d’origine, andata certamente perduta. Allora bisogna dire che va a merito della Soprintendenza aver prima scovato e poi restaurato il dipinto. Ancorché torni strano che il restauratore non si sia reso conto d’aver sotto mano una copia di Tintoretto: sia pure del periodo giovanile del maestro. L’originale si trova, infatti, a Venezia; a pochi passi dall’Accademia: nel transetto di sinistra della chiesa di san Trovaso. Ed è, forse, la prima delle tante Cene che il maestro dipinse. Ma l’ignoto pittore, che ne fa la copia nel ‘700, ne stravolge lo spirito.

Le due opere a raffronto: a sinistra, l’originale di Tintoretto a Venezia, a destra, la copia cetrarese

L’ambiente vasto e prospetticamente scandito di Tintoretto, che partendosi dalla sala del cenacolo si dilunga verso un portico arioso, viene costretto, nella copia, in uno spazio angusto di più domestico ritrovo. Con uno sfondo bigio e inespressivo, cui si cerca di porre rimedio coi soliti drappeggi spiegati e con una coppia di lumiere che pende dall’alto. La mensa, che Tintoretto pone abilmente di sbieco, quasi a formare un rombo intorno al quale girano le figure assise, è riportata dal copista in una fiacca e statica disposizione ordinaria. Quanto alla figura del copista, è da segnalare infine che, in tempi recenti, lo storico dell’arte Giorgio Leone ne avrebbe ravvisato l’identità in Saverio Ricci da Terranova da Sibari, notando che “la proposta avanzata andrà certamente vagliata ulteriormente”.

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