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Vivo per un Soffio: la musica di Chet Baker rivive a Cetraro, il 24 agosto

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Il suono caldo della sua tromba incantava le platee degli spettatori che lo fissavano estasiati. Li scaldava. Al freddo intenso dell’America ricoperta di neve, avevano solo due strade: bere un robusto bicchiere di Jack Daniels o farsi rapire dalle intense vibrazioni della sua Martin Committee. Chet Baker suonava con l’anima, con il coraggio di chi […]

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Il suono caldo della sua tromba incantava le platee degli spettatori che lo fissavano estasiati. Li scaldava. Al freddo intenso dell’America ricoperta di neve, avevano solo due strade: bere un robusto bicchiere di Jack Daniels o farsi rapire dalle intense vibrazioni della sua Martin Committee.

Chet Baker suonava con l’anima, con il coraggio di chi dedica la propria vita alla musica, e lo fa senza rimorsi e senza rimpianti.

Nato a Yale, crebbe in California, e sviluppò sin da subito una profonda passione per la tromba. Negli anni ’50, si unì ad altri musicisti e suonò in diversi locali, ottenendo fama e successo.

Celeberrimo rimarrà sempre l’assolo di My Funny Valentine.

Nel 1954 vinse il premio di miglior strumentista nel sondaggio della rivista Down Beat, battendo anche Miles Davis. Ma tutto questo successo fu oscurato da un mostro, da un vampiro, da un’ombra subdola che lo seguì per tutta la vita: la droga.

La dipendenza dall’eroina gli causò diversi problemi legali e di salute, inclusa una condanna di un anno di carcere scontato a Lucca.

Dopo esser salito sui più grandi palchi d’Europa e d’America, Chet cadde nell’oblio degli stupefacenti e scese dal piedistallo delle star. Fu espulso dalla Germania e dall’Inghilterra, e si ritrovò da solo, a combattere contro una creatura più potente di lui.

La sua musica non fu più la stessa e le sue dita affusolate, nulla poterono contro la droga. Chet si ritirò e, a causa di una salute compromessa, smise di suonare.

Poi, perse tutti i denti anteriori. Raccontò di esser finito in una rissa e di esser stato aggredito da alcuni uomini di colore. I quali, a suo dire, gli “spaccarono una bottiglia in faccia”. Ma in molti ritennero che tutto ciò non fosse vero. E che fosse stato uno spacciatore – per problemi inerenti una fornitura di droga – a “fargli saltare tutti i denti”. Altri, invece, asserirono che l’eroina avesse lasciato un vistoso segno sulla sua dentatura e che fu costretto a farsi estrarre tutti i denti; anche per il dolore, che ormai gli impediva di suonare.

Ad ogni modo, dopo un periodo di latitanza forzata, in cui Chet si eclissò, un angelo custode bussò alla sua porta: “…un appassionato lo riconobbe nel commesso di una pompa di benzina e lo aiutò a rimettersi in sesto, facendogli anche trovare i soldi per sistemarsi la bocca…

Con spirito di sacrificio, Chet Baker imparò a suonare la tromba con la dentiera – cosa estremamente difficile – e si trasferì a New York, dove ricominciò a registrare con altri noti musicisti jazz. La sua carriera musicale rinvigorì, e risalì di nuovo sul palco della notorietà.

Grazie alla musica, visse una nuova vita, ebbe una seconda possibilità.

Continuò lo stesso con la droga, ma senza perdere mai lo smalto del vincente.
Suonò fino alla morte, avvenuta ad Amsterdam nel 1988, quando – per cause ancora sconosciute – cadde dalla finestra del Prins Hendrik Hotel.

Oggi, su una lapide commemorativa affissa all’entrata dell’albergo si legge: «Il trombettista e cantante Chet Baker morì in questo luogo il 13 maggio 1988. Egli vivrà nella sua musica per tutti quelli che vorranno ascoltarla e capirla».

Il video che segue è una delle più belle canzoni interpretate da Chet Baker: Almost blue.

Mercoledì 24 Agosto, nel Giardino Palazzo Del trono, si esibiranno Marco Tamburini e Leonardo Gambardella in “Vivo per un Soffio”, un tributo a Chet…

Non mancate!

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AUTORE DEL POST: Francesco Forestiero




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