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L’informazione che mancava

Gli Autentici cetraresi

- La Storia, di Leonardo Iozzi

I casalini e il documento cassinese su Acquappesa del 1725 Sono stato il primo a parlare nel 1985 del Casale Le Pagliare e dei sessanta famigli (lavoratori) cetraresi che qui, attorno al 1681, si stabilirono. Riportavo i nomi e i cognomi di sette capi famiglia abitanti del nuovo casale, Antonio Picarella, Salvio Roperto, Matteo di Pasca, Antonio Maritato, […]

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I casalini e il documento cassinese su Acquappesa del 1725

ScrivanoSono stato il primo a parlare nel 1985 del Casale Le Pagliare e dei sessanta famigli (lavoratori) cetraresi che qui, attorno al 1681, si stabilirono. Riportavo i nomi e i cognomi di sette capi famiglia abitanti del nuovo casale, Antonio Picarella, Salvio Roperto, Matteo di Pasca, Antonio Maritato, Salvio Picarella, Daniele d’Aieta (sic ma d’Aita), Jacopo di Parsia e indicavo la causa dell’allontanamento dal nostro paese nei “molti aggravii ricevuti nella loro detta patria del Cetraro” dai Comandanti dipendenti dalla principessa di Scalea e da Montecassino. I cetraresi fuggiaschi non accettavano le angherie e i soprusi dei nuovi padroni del paese. Aggiungevo, inoltre, che alcuni dei lavoranti s’erano stabiliti nel nuovo Casale perché costretti dal fatto che “la terra del Cetraro”, essendo molto popolata di gente di fatiche, non consentiva di lavorare “con maggiore lucro”.

Parimenti, sono stato io a riprodurre per primo alcune cartine topografiche conservate nell’Archivio di Montecassino. Sono costretto a ricordare queste cose perché gli scrittori di oggi non citano più i nomi degli storici chi li hanno preceduti nella ricerca storica.

Trascrivo il documento più importante della storia di Acquappesa. Esso è del 13 dicembre 1725. Precisa che alcune persone menzionate in questo documento, Antonio Picarella, Giacomo di Parsia, Felice Picarella e Diego Picarella, sono già citate nei documenti del 1693, riguardanti il processo del Casale Le Pagliare.

Segnalo che alcune parole dei documenti cetraresi del Cinquecento, conservati nell’Archivio di Montecassino, rispecchiano il dialetto di Acquappesa. Il documento del 1725 è a me noto da tantissimi anni, tuttavia è stato fotografato due anni fa, su mia indicazione, dalla dottoressa Alessandra Garozzo. Gli abitanti maschi (circa 120) del nuovo “Casale”, adulti, dichiarano, con nome, cognome e soprannome, di essere cetraresi o figli di cetraresi. In detto atto, tranne i nomi di Giovanna Di Bianca (Bianco) Strazzone e di Giovanna Mangino, non sono contemplati i nomi delle donne perché, per ragioni fiscali, esse sono  rappresentate dai loro padri o mariti. Gli abitanti del casale, considerati i nuclei familiari, erano circa 500.

Ecco il contenuto del documento.

***

Noi sottoscritti Sindaco ed Eletti e Cancelliero di questa terra del Cetraro per obbedire agli ordini del Sign. V. Achille  Regio capo di Rota delle Regia udienza di Cosenza faremo piena ed indubitata fede con giuramento e sotto pena di falso, come per questo sapemo e ne semo informati tra lo spazio di anni 40 in circa successivamente in diverse volte si ne sono fuggite da detta terra molte famiglie e fuochi naturali di questa predetta terra del Cetraro al fine di non contribuire alli pubblici pesi ed imposizioni fiscali di detta terra come solevano ed erano obbligati e si sono portati a fare domicilio nel territorio della Guardia dove al presente abbitano con avere eretto e fabbricato un nuovo casale in detto territorio nominato il Casale d’Acqua appesa, quali fuochi al presente contribuiscono alli pesi universali dell’Università della detta terra della Guardia e sono gli infrascritti:

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Quali fuochi sono tutti dipendenti e naturali di questa terra del Cetraro e parte sono figli discendenti pure da fuochi di detta terra e padri dai quali si portarono ad abbitare in detto casale ed in fede della verità ne abbiamo la presente sottoscritta con le nostre proprie mani e suggellata col solito universale suggello Cetraro 13 dicembre 1725.

Io Tommaso Pignataro
Io Francesco Ioselli eletto
Io Gio Giacomo Giordano

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AUTORE DEL POST: Leonardo Iozzi




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