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Giuseppe Aieta: “la politica deve avere più coraggio”

- Interviste

Abbiamo intervistato il consigliere regionale Giuseppe Aieta, che ci ha parlato dello scontro che sta avvenendo a Cetraro tra le forze che al tempo della sua esperienza amministrativa erano unite in un unico progetto politico…

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Consigliere Aieta, parliamo subito dello scontro che sta avvenendo a Cetraro tra le forze che al tempo della sua esperienza amministrativa erano unite in un unico progetto politico?
Credo che Cetraro stia vivendo una fase politica confusa e per questo pericolosa. Non si riesce a trovare un tavolo su cui aprire una discussione che tenga conto di ciò che negli ultimi 10 anni ha unito le forze riformiste e progressiste facendo realizzare opere epocali che oggi hanno necessità di essere tradotte in crescita economica e sviluppo umano e che richiedono un ampio dibattito che agevoli partecipazione e condivisione.

Quali sono le resistenze all’unità e al dialogo?
É cambiato il quadro politico per cui si tenta di oscurare il lavoro faticoso del passato con un silenzio colpevole e assordante di chi dovrebbe avere maggiori responsabilità politiche e invece tace quasi abdicando al proprio ruolo a vantaggio di forze, legittime per carità, ma contrarie a quel progetto.


C’è forse il tentativo di indebolire la sua leadership?
Che io non sia gradito ad alcuni settori politici è un fatto assodato. Ma non è questo il punto e non è una questione personale. Il tema vero è che la politica deve avere più coraggio per evitare di deragliare verso contrapposizioni di cui la città non ha bisogno.

Come sono i rapporti col Sindaco Aita?
Ottimi, Aita è un ottimo amministratore che ha bisogno di una squadra che gli consenta di realizzare la propria visione di città. Le volte che sono stato in municipio si contano sulle dita delle mani ed ogni volta ho notato come ogni questione arrivi sul suo tavolo assorbendo il tempo che potrebbe essere dedicato ad altro. Un sindaco deve poter contare sul lavoro degli altri e questa coralità non la vedo.

Il suo tentativo di unire le forze politiche tradizionali in un momento delicato per Cetraro pare stia naufragando.
È già naufragato. Mi ero permesso di lanciare solo un appello all’unità perché vedo all’orizzonte pericoli e difficoltà. Dopo tutto il mio è stato un tentativo di chi conosce nelle viscere questa città che non ha affatto superato le criticità storiche nonostante l’apparente calma piatta. Ci sono nodi irrisolti che devono essere gestiti e che hanno bisogno di condivisione. Il mercato ittico per esempio per il quale il sindaco ha provato a dare soluzioni ma senza successo. Quello rimane a mio giudizio la grande sfida di questi anni. E le grandi sfide hanno bisogno di consensi larghi. Quella struttura è stata costruita con non poche difficoltà negli anni passati; oggi, però, va gestita per dare al territorio respiro economico ma anche segni tangibili di una classe dirigente che sa trovare le ragioni dello stare insieme su questioni delicate che hanno un alto valore simbolico.

Quali saranno i suoi prossimi tentativi?
Nessuno, rimango a disposizione come ho sempre fatto e come il Vice Sindaco spesso pubblicamente ricorda. Ma non sono abituato ad essere invadente. Ho lanciato un allarme e spero davvero di sbagliarmi.


Cosa pensa della forte contrapposizione che quotidianamente interessa il dibattito politico?
La polemica è figlia del clima che si respira e dell’alleanza sociale che si è rotta. Mi pare che rispetto ai problemi prima indicati le polemiche politiche siano una tempesta in un bicchiere d’acqua. Le polemiche sono solo l’effetto perché la causa é ben altra e, francamente, si poteva facilmente sanare questo clima se solo si fosse proseguito nel dialogo tra le forze riformiste.

Cosa prevede per il futuro?
Un logoramento che arriverà ad esasperare i cittadini: l’ho detto più volte che la città in questo momento avrebbe avuto bisogno, più che in altri tempi, di unità. Forze legittimamente ostili alla ricomposizione della vecchia alleanza sociale hanno – fin qui – avuto la meglio rispetto al dovere di perseguire e ricercare sintesi che sono indispensabili per gestire una fase importante che riguarda una gran mole di finanziamenti regionali che, per essere gestiti, hanno bisogno di un cordone sociale ampio al fine di impedire che forze oscure possano infilarsi condizionandone gli esiti.

Se dovesse dare un consiglio al Sindaco Aita cosa consiglierebbe?
Il Sindaco non ha bisogno dei miei consigli perché ha un’esperienza più lunga della mia. Ma siccome stimo il suo profilo morale e la sua visione per averli sperimentati in 10 anni, mi permetterei di consigliargli di fermarsi ad analizzare il contesto e di approfondire le questioni più urgenti aprendo un dibattito largo dal quale trarre spunti per recuperare il clima politico e il rapporto con i cittadini. Chi amministra viene fagocitato dal lavoro quotidiano e spesso si distrae rispetto a ciò che avviene fuori dal palazzo. È capitato molte volte anche a me. L’importante è capire quando riconnettersi con i cittadini e quando recuperare il feeling con il capitale sociale. In sostanza, avere visione significa prevedere e quindi prevenire. E in questa fase – come direbbe Machiavelli – bisogna essere volpe e leone. Astuto come la volpe per evitare trappole e forte come un leone per essere autorevoli e dettare la linea.


Un’ultima domanda. Nella giunta Aita ci sono assessori che non si richiamano alle sue posizioni. Pensa che questo sia un impedimento alla sua elezione del 2019 quando si voterà per le regionali?
Non ho mai avuto filtri con i cittadini per cui non mi sono mai servito di intermediari. Certo, nel 2014 avevo tutto il PD con me e – fatta eccezione per qualche assessore – buona parte di questa maggioranza. Ma il rapporto con i cittadini lo curavo direttamente perché avevo una squadra che mi consentiva di dedicarmi molto tempo alle relazioni, per cui non davo deleghe, né poteri spropositati ad altri. Ero tranquillo di essere in mani sicure con i miei assessori. Avevo una fiducia spropositata. Ed è stata la mia fortuna. Da settembre ritornerò tra i miei cittadini, come ai vecchi tempi. L’apertura della mia segreteria non è stata sufficiente perché molti cittadini hanno difficoltà a raggiungermi per cui, come ai vecchi tempi, li raggiungerò io. Anche perché soprattutto nelle campagne, dove risiedono molti miei leali amici, sono previsti investimenti importanti per fognature e servizi di civiltà per cui sarà necessario informare.
Come vede non delego ma mi relaziono direttamente, come ho sempre fatto.
“Chi fa da sé, fa per tre” e, si sa, la saggezza popolare raramente sbaglia.

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AUTORE DEL POST: Francesco Forestiero




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