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Vita e opere di Francesco Saverio Mergolo

L’arte e oltre, di Carlo Andreoli – Mi sembra interessante riproporre la biografia che di Francesco Saverio Mergolo (Vibo Valentia 1746-1786) pubblicò, nel 1827, il pittore e scrittore conterraneo Emmanuele Paparo (Vibo Valentia 1778-1828). Nel fare luce sulla vita e sulle opere d’un maestro ancora poco noto del barocco calabrese, essa dà prova di fatto d’una scrittura d’arte che dispensa acume critico nel tracciare il profilo del Mergolo nel contesto della civiltà vibonese del secondo ‘700.

Ritratto di Francesco Saverio Mergolo (E. Paparo, 1827) – Autoritratto (E. Paparo, 1815)

“Si crede comunemente nella Capitale, che nei paesi di Provincia non allignino le Scienze, e molto meno le arti. Gl’istessi uomini culti non guariscono da questo pregiudizio sin’a tanto che non sono testimonii della verità opposta alla loro credenza. Bernardino Rulli, Pompeo Schiantarelli, l’abate Pacifico, Michele Sarcone, il Cav. Torcia, e tanti altri spediti dal governo napoletano in Calabria dopo i famosi tremuoti del 1783 ad oggetto di osservare i fenomeni, di compilarne la storia, e di formare i disegni dei più bei siti di questa regione ridente videro con sorpresa in Montelione le sculture del celebre Gagini, le pitture del Cambiasi, del Salviati, del Santafede, di Pacicco de Rosa, del Mazzanti, del Giordano, d’Imperato. La sorpresa però di quei Letterati, e di quegli Artisti s’accrebbe quando dall’eruditissimo medico Pignatari furon condotti allo studio del pittore Francesco Saverio Mergolo. Quest’uomo nacque in Montelione il 6 Gennajo del 1746, ma nacque povero, visse sempre da povero, e morì poverissimo. La sua anima era doviziosa d’idee pittoriche, ed impossibilitato di condursi a Napoli, e a Roma, divenne pittore eccellente senza mezzi, senza scuola, senza maestri.

Rombiolo – Convento dei Quartieri – Sacra Famiglia e ss. Anna e Gioacchino (F. S. Mergolo, 1762)

Amava la musica, e suonava ogni istrumento con grazia, verseggiava facilmente, ed aveva solo la debolezza di credersi letterato. La sua persona era bella come il suo volto: vivo, ardente, sollecito, dipingeva con fuoco, e spesso ancora con troppo fuoco. I suoi molti discepoli erano cotidianamente suoi commensali, e le spese per la caccia, per lo stravizzo, per le tavole gli facevano eseguire i suoi quadri con fretta, e con quella fretta che fù sempre la peste delle graziose bell’arti.

Gerace – Chiesa di s. Giorgio Martire – Madonna Assunta con s. Biagio (F. S. Mergolo, 1775-80) – Part.

Aveva una moglie prodiga che l’incitava alla rovina, e molte bellissime figlie che gli servivano di modelli. Era capace a dipingere un quadro d’altare una notte, e spendersi tutto il prezzo in un’ora. Mergolo era l’uomo degli eccessi nel travaglio, nell’ozio, nei passatempi, nella crapola. Egli la lavorava a colla, a tempra, ad olio, ed a fresco; ed era valoroso nella storia, nei ritratti, nel paese, negli animali, negli ornati, nelle prospettive, e sopra tutto sono mirabili i suoi quadri di sottonsù.

Pizzo – Chiesa di Maria SS delle Grazie – Sacro Cuore di Maria (attr. F. S. Mergolo, 1781)

Dipinse nella volta della Chiesa Arcipresbiterale di Ionadi l’ascension del Signore, e questa pittura ci fa ricordare di quegli apostoli della cupola di Parma. Non conobbe l’antico che in qualche gesso, e pure le sue veneri sul mare, e le sue Diane nel bagno sentono di quel sapore attico, che farebbero credere il loro autore educato fra le loggie del campidoglio, o fra quelle del Clementino.

Vibo Valentia – Chiesa degli Eremitani – Elemosina di s. Tommaso da Villanova (F. S. Mergolo, 1770-80)

Il suo quadro di S. Tomaso di Villanova nella chiesa degli Eremitani della sua Padria gli fa grande onore per la composizione, e pel colorito. È un quadro ch’à tutte le grazie del Trevisani, di cui egli conosceva solamente le stampe. Lo spirito di Mergolo era pieghevole ad ogni stile, e per lui era facile il comporre alla pura maniera di Raffaele, come al machinoso del Tintoretto, e perfino al manierato del Solimena.

Vibo Valentia – Chiesa di s. Giuseppe – S. Elia (F. S. Mergolo, 1777)

Dipinse quest’abile artista per la chiesa del Carmine la trasfigurazione del Salvadore, ed il profeta Elia, ch’alla presenza d’Acabbo fa scendere sulle vittime preparate, il fuoco misterioso dal cielo, e questi due freschi erano degni di qualunque Metropoli. Rovesciò la volta di questa chiesa, e le pitture perirono, ma ci restano i bozzetti originali, e gli schizzi con varii pentimenti. I culti viaggiatori osservavano nei dipinti del Carmine qualche difetto di prospettiva aerea, e non senz’alcuna ragione: le figure lontane, specialmente nel quadro di Elia erano soverchiamente marcate, ma questo ne era compensato dal buon disegno, dal bel colore, e dai tocchi risoluti, e sprezzanti, de’ quali questo Artista spesso abusava. Non tutte le superficie de’ corpj si devon trattare d’un modo, spesso i grandi pittori trattan le lane come le sete, e le carni di Socrate, e di Anacreonte come quelle di Alcibiade, e di Batillo. Mergolo lasciò più di trecento disegni in acquerello, e fra questi si distingue la Lucrezia Romana, eseguita su quel pensiere del bel Sonetto di Zappi “Invan resisti: un saldo core e fido ec.” Si distinguono un presepio, l’Epifania, la lapidazione dei calunniatori di Susanna, un martirio di S. Lorenzo, un’adultera, e molte graziosissime invenzioni tratte dalla mitologia, e dalla storia. Io conservo tutti questi disegni con molta cura, perchè mi stà sempre a cuore la gloria della mia Padria, e quella dei miei distinti concittadini. Le case de Signori Mandarani, Badolati, Francia, Alessandria, Catagnoti, e di altri particolari posseggono graziosi dipinti di questo Artista, e fra i suoi ritratti pieni di vita, di verità, e di calore, è pregievole quello dell’Abate Filippo Jacopo Pignatari. È questi il più insigne letterato delle Calabrie. Filosofo, illustre Matematico, fisico, botanico, e latinista eminente. E’ ancor vivo, e questi d’un secolo, e senza aver nulla perduto delle sue vaste cognizioni, e della sua felice memoria. Torniamo ai suoi ritratti: è piacevole il veder quello del nobil uomo Signor D. Vincenzo Capialbi nel quale Mergolo lasciò gli scuri dell’impressione, gittandovi sopra le mezze tinte, ed i lumi, e nel quale si ci vede una bravura di pennello inimitabile. Con tenero amor filiale D. Vito Capialbi conserva questo ritratto del Genitore fra le rarità del suo vasto, e scelto museo. Mergolo fece il ritratto del Padre Solari dell’Oratorio, dell’illustre oratore, e poeta Domenico Potenza, e d’altri distinti personaggi, la di cui perdita non è per noi così lacrimevole per le vive tele di quest’Artista.

Delianuova – Chiesa di s. Maria Assunta – Assunzione della Vergine (attr. F. S. Mergolo, c. 1780)

Giambattista Scalamogna ottimo nostro pittore di monocromi, d’ornati, di prospettive, e Lorenzo Rubino disegnatore non mediocre volevano spesso contendere con Mergolo nei varii punti dell’arte, ma com’è possibile contendere coi potenti? Mergolo opponeva il riso ai dardi dei suoi emoli, accompagnato da qualche motto piccante, e da quei sali con cui rendeva la sua conversazione piacevole, e ricercata. I nobili, gli ecclesiastici, e gli amatori più istruiti delle bell’arti frequentavano il suo studio, ed egli in Montelione, e nella propria casa faceva onore alla Padria, ed era dalla padria onorato. Le sue marine, ed i suoi paesi si crederebbero di Salvator Rosa al giro del pennello, ed al grasso del colore, come all’inspide rocche, ed ai tronchi spelati, e selvaggi. Dopo soli quarant’anni di vita laboriosa, ed onorata Mergolo finì di vivere il giorno 12 Aprile del 1786, e la sua morte fu annunziata con dolore nei pubblici fogli, e molto più fu compianta dai suoi concittadini, e dalla sua desolata famiglia.

Catanzaro – Museo diocesano – Adorazione dei pastori (F. S. Mergolo, 1785)

Il Genitore di Mergolo per nome Francesco Antonio, e la madre Teresa Tavella erano d’onorata stirpe, ma poveri, ed il Padre anch’egli pittore era buon ritrattista e nient’altro. Alla sua morte deposero ogni livore i suoi emoli; lo piansero, cercarono d’imitarlo nell’arte, e confessarono il loro demerito, e l’ingiustizie contro di lui praticata. L’ultima opera di quest’abile artista fu la machina istoriata, che dipinse nella confraternita dei Nobili da innalzarsi nel giovedì Santo, e ch’egli non potè gustarne l’effetto perchè morì il giorno avanti. I suoi allievi s’incaricarono fra le lacrime d’onorare la sua memoria coll’Artifiziosa distribuzione dei lumi, e quest’opera d’una riuscita felice accrebbe il pianto universale del pubblico per la perdita del giovane Autore, il di cui cadavere fu sepellito nella chiesa di S. Maria degli Angeli.”

Emmanuele Paparo da Montelione

Tratto da: “Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli”, vol. 12, Napoli 1827

Carlo Andreoli