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Vincenzo Morani nella badia di Cava de’ Tirreni

L’arte e oltre, di Carlo Andreoli – La prima occasione di lavoro di Vincenzo Morani (Polistena 1809 – Roma 1870) nella celebre badia di Cava de’ Tirreni risale al 1830. Egli s’era iscritto, nel 1827, al Reale Istituto di belle arti di Napoli ed affrontava ora il suo primo impegno pubblico d’artista.

Cava de’ Tirreni – Badia della ss. Trinità – Refettorio
Urbano II visita la badia di Cava (V. Morani, 1830-32)

Gli fu commissionato un affresco, ultimato poi nel 1832, da eseguirsi sopra la parete di fondo dell’ampio refettorio. Il soggetto, che ben si confaceva al repertorio di pittura allora in voga d’argomento storico, illustra la visita nel 1092 di papa Urbano II alla badia di Cava; accompagnato dal principe Ruggero di Salerno e da un eletto corteggio di prelati.

Cava de’ Tirreni – Badia della ss. Trinità
Deposizione (V. Morani, 1852) – Part.

Circa 20 anni dopo – allorché Morani s’era, nel frattempo, trasferito a Roma ed aveva acquisito rinomanza, declinando il suo romanticismo storico nella forma propria del purismo – i frati benedettini di Cava de’ Tirreni si rivolsero nuovamente a lui per decorare gli interni della loro basilica. Il lungo rapporto di lavoro prese le mosse con una “Deposizione”,  inviata a Cava nel 1852.

Cava de’ Tirreni – Badia della ss. Trinità
Martirio di s. Felicita e dei suoi figli (V. Morani, 1856)

Entro il 1856 mandò, ancora, alla basilica di Cava altri due dipinti: un “S. Placido in atto di accomiatarsi da s. Benedetto” ed un “Martirio di s. Felicita e dei suoi figli”. Quest’ultimo lavoro è, di fatto, un saggio della versione personale che il Morani diede del purismo: il soggetto storico rifugge dalla piacevole lusinga del modulo neoclassico e prende il verbo sacro d’una pretesa arte primitiva: la cui purezza, appunto, non fosse gualcita ancora da maniera.

Cava de’ Tirreni – Badia della ss. Trinità – Cupola e pennacchi
Visione dell’Apocalisse e Dottori della Chiesa (V. Morani, 1857-63)

Il meglio della prestazione di Morani a Cava de’ Tirreni è da vedersi, comunque, nel ciclo d’affreschi che ricopre le volte della cupola, del coro e dei due transetti: un poderoso impegno di lavoro, che assorbì Morani dal 1857 al 1863. La volta della cupola ha una superba “Visione dell’Apocalisse”; mentre, nei pennacchi, sono effigiati quattro “Dottori della Chiesa” dell’Ordine di s. Benedetto: Gregorio Magno, Ildefonso, Isidoro, Pier Damiani.

Cava de’ Tirreni – Badia della ss. Trinità – Cupola
Visione dell’Apocalisse (V. Morani, 1857-63) – Part.

La “Visione dell’Apocalisse” riprende un brano dell’Apocalisse di Giovanni (5, 1-14). L’Agnello prende da “Colui che è assiso sul trono” il libro dei sette sigilli. Ed ecco che i “quattro esseri viventi” che circondano il trono (leone, vitello, uomo, aquila) e “ventiquattro vegliardi”, vestiti di toga bianca e coronati, si prostrano davanti all’Agnello “avendo ciascuno un’arpa e coppe d’oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi”. La visione è amplificata da un “arcobaleno simile a smeraldo” che avvolge il trono, dalla distesa di un “mare trasparente simile a cristallo” e da miriadi di angeli.

Cava de’ Tirreni – Badia della ss. Trinità – Volta del coro
Visione di s. Alferio (V. Morani, 1857-63)

Nel lacunare della volta del coro è una “Visione di s. Alferio”, fondatore della badia di Cava. Contornata da quattro Dottori dell’Ordine (Anselmo, Bernardo, Beda, Leandro) e dagli “Insegnamenti della Regola benedettina”.

Cava de’ Tirreni – Badia della ss. Trinità – Volta del transetto destro
Morte di s. Benedetto (V. Morani, 1857-63)

Nella volta del transetto destro, spicca una “Morte di s. Benedetto”; nelle vele laterali, s. Romualdo e s. Brunone con angeli; nelle semilunette laterali, quattro badesse dell’ordine benedettino.

Cava de’ Tirreni – Badia della ss. Trinità – Volta del transetto sinistro
Risurrezione (V. Morani, 1857-63)

Nella volta del transetto sinistro, infine, è una “Risurrezione”, che sovrasta due semilunette con “David” e “Mosè”. Nelle due vele laterali, un “S. Pietro” ed un “S. Paolo”, attorniati da angeli con emblemi della passione e strumenti musicali.

Carlo Andreoli