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Il Museo Diocesano di Tropea – sistemato nei locali dell’antico episcopio – ha un luogo di singolare suggestione nella cappella privata di mons. Felice de Paù, che fu vescovo a Tropea negli anni 1751-82. Nato a Terlizzi da famiglia nobiliare d’origine spagnola, che aveva come arme un pavone, mons. de Paù fu, oltre che un […]

Un’opera di Maniera del Giaquinto nel Museo Diocesano di Tropea

Il Museo Diocesano di Tropea – sistemato nei locali dell’antico episcopio – ha un luogo di singolare suggestione nella cappella privata di mons. Felice de Paù, che fu vescovo a Tropea negli anni 1751-82. Nato a Terlizzi da famiglia nobiliare d’origine spagnola, che aveva come arme un pavone, mons. de Paù fu, oltre che un accorto e intransigente religioso, eccellente musicista e intenditore d’arte. Tanto da allestire nel palazzo di famiglia una propria galleria – per cui profuse un ingente capitale “nell’acquisto di vari pennelli originali dei più grandi pittori italiani” – dove soleva poi tenere dei concerti d’una camerata, da lui stesso diretta imbracciando il violoncello.

Tropea – Museo Diocesano – Cappella di mons. Felice de Paù (c. 1760)

Quando giunse vescovo a Tropea, tra i suoi proponimenti volle prima l’erezione, nel 1757, d’un nuovo seminario, che raccolse consenso universale per la sua “amplitudo, elegantia, claritas”. Cui seguì, tre anni dopo, la ristrutturazione del palazzo vescovile, che aveva al proprio interno la cappella privata.
Fra tanto, volle unire a codesti locali un dipinto che lo riportasse ai luoghi della sua giovinezza – la nativa Terlizzi – e ad un pittore – un grande maestro, che da quei luoghi derivava – ch’egli aveva conosciuto durante gli anni della sua felice dimora romana: Corrado Giaquinto (Molfetta 1703 – Napoli 1765).

Terlizzi – Chiesa dell’Immacolata – Adorazione dei pastori (C. Giaquinto, 1735)

Si deve, infatti, ricordare come già nel 1735 Felice de Paù ebbe modo di commissionare a Corrado Giaquinto l’esecuzione di una “Adorazione dei pastori” da collocare sull’altare di famiglia della chiesa dell’Immacolata di Terlizzi, sua città natale.

Catanzaro – Museo Provinciale – Adorazione dei pastori (C. Giaquinto, c. 1734)

Dipinto di cui, peraltro, si conserva a Catanzaro, nel Museo Provinciale, il bozzetto preparatorio; che differisce dall’originale solo in qualche minimo dettaglio.

Tropea – Museo Diocesano – Adorazione dei pastori (Maniera del Giaquinto, c. 1760)

Il dipinto che campeggia nella cappella privata di mons. de Paù – eseguito forse in concomitanza dei lavori di restauro del palazzo vescovile ovverosia circa il 1760 – non è di certo autografo del Giaquinto; come mostrano la caduta di stile, talune imperfezioni del disegno ed ancor più diverse variazioni dello schema originale che nocciono, in fine dei conti, alla qualità dell’opera. Si notino, fra tutte, la trasposizione della figura chiave del dipinto – il pastore che scherma il proprio volto dal fulgore prorompente dal bambino – dal canto destro del quadro, dove primeggiava, in una posizione arretrata di sinistra; e la fatua e maldestra introduzione della coppia di puttini, in primo piano. L’opera arieggia, quindi, la maniera del Giaquinto; sebbene la commissione di Felice de Paù appaia chiara dall’arme di famiglia – il pavone – che sigilla il fondo del dipinto. Per replicare, in qualche modo, la pala di Terlizzi, mons. Felice de Paù sarebbe, quindi, ricorso ad un pittore di bottega: certo Cosmo Sannita, la cui firma appare, presso che illeggibile, nel corpo della tela.
Un dipinto, comunque, d’innegabile valore: storico, ancora prima che artistico. Giacché serve a riannodare, in terra di Calabria, quell’affinità elettiva che legò per sempre il vescovo di Tropea venuto dalla Puglia al grande maestro d’arte conterraneo, il Giaquinto, che conquistò una fama di respiro europeo.

Carlo Andreoli
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