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Un romanzo che s’intreccia con la storia di Cetraro

Francesco Forestiero, in Editoriale
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Oggi vi parlo di un libro: Pagine famigliari. Un volumetto che – ve lo dico da subito – merita di essere letto, se non altro perché parla di Cetraro e delle sue origini. È un excursus tra le pieghe della storia della nostra cittadina, un intreccio di voci che, attraverso un album di foto, ripercorre il corso degli eventi che hanno marcato indelebilmente il nostro borgo.

Pagine-famigliari-recensioneMa partiamo dal principio…

L’autrice, Ester Portadibasso, è nata a Cosenza e, dopo aver compiuto gli studi liceali a Cetraro, presso i Padri Pallottini, si è laureata in Lingue e Letterature Straniere Europee presso l’Università degli Studi di Pisa. Ha lavorato presso la Churchill House School of English Language a Ramsgate, Kent, Inghilterra e poi si è trasferita in Belgio. Dopo un breve soggiorno in Canada, dove ha studiato la Storia dei nativi Algonquin, è tornata in Italia.
Oggi, insegna Lingua e Civiltà Straniera Inglese nelle Scuole secondarie di secondo grado in Calabria.

Come esperienze editoriali, si possono citare, la pubblicazione, nel 2011, del libro A due passi dal mare e, nel 2012, insieme a sua zia Pia Sbarra, de La foto nel taschino. Entrambi con Kimerik.

E ora, sempre per la stessa casa editrice, ecco arrivare Pagine famigliari, un testo di 112 pagine per 12,60 euro.

La copertina del libro
La copertina del libro

Il libro, come anticipavo, è stato sviluppato come un romanzo – vista la presenza di un filo conduttore che lega tutto il testo – ma, in realtà, è più assimilabile a una raccolta di racconti. La vicenda è quella classica di un “quadretto familiare”: i nonni che raccontano ai nipoti il significato di svariate foto contenute in un vecchio album. Ogni foto corrisponde a un evento, a una vicenda, a una tradizione legata a Cetraro e, in particolare, alla famiglia Portadibasso, la vera protagonista del libro. Un espediente narrativo adoperato dall’autrice che denota sicuramente una buona capacità nel plasmare la struttura narrativa. Un intreccio semplice – forse troppo, a dire il vero – ma che si adatta perfettamente al volume in questione.

Racconto dopo racconto, digressione dopo digressione, le pagine scorrono bene, si leggono con piacere ed è agevole, soprattutto per i conoscitori della storia di Cetraro, ritrovare le proprie radici e ricordare i racconti dei propri nonni. È semplice, in altre parole, immedesimarsi. È semplice comprendere e apprezzare tutto ciò che viene scritto dall’autrice, che, grazie anche a un linguaggio asciutto e privo di fronzoli, riesce a catturare il lettore sin dalle prime pagine.

Le foto fungono da pretesto per la descrizione di tradizioni e folclori cetraresi, come l’uccisione del maiale o i giochi fatti dai bambini in piazza; ma anche per l’esposizione di importanti eventi storici, come la nascita di Sant’Angelo, la Prima o la Seconda guerra mondiale. Il tutto è accompagnato e intrecciato con la memoria della famiglia Portadibasso: vicende a volte comuni, a volte straordinarie, ma tutte estremamente originali e interessanti.

Leggermente meno avvincente è – a mio modesto avviso – lo spicchio conclusivo del volume. Una parte di testo che sembra quasi estraneo a quanto narrato precedentemente. Un ultimo capitolo che rischia di spiazzare il lettore per il contenuto forse un po’ troppo “divergente” dal resto.

Nel complesso, e riassumendo, Pagine famigliari è un libro che vi consiglio calorosamente. Un volume che sarà senza dubbio apprezzatto dai cetraresi e che rappresenta un’ottima fonte di conoscenza delle tradizioni cittadine per le nuove generazioni.

Lo trovate qui. Buona lettura.

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