Un anno dopo il plebiscito Aieta traccia un bilancio: «È il tempo della cura, ma Cetraro non è più ferma»

Un anno fa, il 26 maggio del 2025, Giuseppe Aieta veniva nuovamente eletto sindaco di Cetraro. Una vittoria netta, larga, quasi un’investitura popolare: la lista “Insieme per Cetraro” ottenne 3446 voti, pari al 65,2%, contro i 1836 voti di “Cetraro nel cuore”, il 34,8%, guidata da Giovanni Del Trono. A dodici mesi da quel risultato, il primo cittadino traccia con “Cetraro in rete” un primo bilancio della sua amministrazione, partendo però non dai numeri della vittoria, ma dalle difficoltà ereditate.

Sindaco Aieta, un anno fa la sua rielezione arrivò con un risultato molto netto. Da dove parte oggi il bilancio di questi primi dodici mesi?

«Intanto partiamo da una situazione di svantaggio, che è la cosa peggiore per un pubblico amministratore: quella del dissesto finanziario. Il dissesto ovviamente coinvolge una serie di cose. Non è solo l’appesantimento dei tributi al massimo sui cittadini, ma anche l’impossibilità di accedere ad alcuni bandi, che è quello che sta capitando».

Quando parla di “tempo della cura”, il riferimento è alla città nel suo insieme, ma anche alle fasce più fragili della popolazione. Che cosa è stato fatto in questa direzione?

«Stiamo tentando di dare sostegno alle famiglie disagiate. Abbiamo messo in campo una serie di progetti che sono già in essere. L’idea è che la cura non riguardi soltanto le opere pubbliche o gli interventi materiali, ma anche le persone, le famiglie, chi vive una condizione di maggiore difficoltà. In un contesto segnato da poche risorse finanziarie, provare a stare accanto ai cittadini più fragili diventa una scelta amministrativa precisa, oltre che un dovere».

Tra i temi più delicati ci sono le opere pubbliche, a partire dalle scuole. Lei ha richiamato più volte i ritardi accumulati negli anni. Qual è oggi il quadro?

«Stiamo seguendo tutte quelle opere che vogliamo portare a compimento, una parte nel 2026 e una parte negli anni a venire. Riguardano tutte le scuole che sono state iniziate ormai dal 2018. I decreti di finanziamento sono arrivati allora e sono passati otto anni. Considerato che gli antichi romani in otto anni hanno realizzato il Colosseo, si può capire molto. Il nostro obiettivo è seguirli, spingerli, portarli finalmente a compimento. Spesso i ritardi risiedono nella lentezza delle ditte che se la prendono comoda. Io sono in campo per non farle respirare e per pretendere rapidità nell’esecuzione».

In questo primo anno ci sono stati anche interventi simbolici e pratici, come la riapertura del Teatro comunale. Che valore ha avuto per la città?

«Il teatro comunale è diventato meta, come ai vecchi tempi, di associazioni, di giovani, di studenti, delle scuole che frequentano quel teatro. E’ un passaggio che ha un valore concreto, ma anche simbolico. Riportare funzioni, luoghi e spazi alla città significa restituire riferimenti alla comunità. Il teatro è un luogo che torna a vivere, frequentato da chi fa cultura, scuola, associazionismo. E’ un nostro obiettivo raggiunto».

Decoro urbano, lungomari, porto, centro urbano e soprattutto centro storico: qual è la visione dell’amministrazione su questi fronti?

«Abbiamo tentato di ridare decoro alla città, dai lungomari al porto, al centro urbano. C’è poi la grande sfida di rilanciare il centro storico. Noi abbiamo posto come punto prioritario il rilancio del centro storico, attraverso anche l’indizione di una gara per la gestione del Borgo del Nettuno. La sfida è quella di non considerare il decoro come un fatto marginale, ma come una condizione necessaria per restituire dignità ai luoghi e fiducia ai cittadini. Il centro storico, in questo senso, rappresenta una priorità perché è una parte fondamentale dell’identità di Cetraro».

Sanità e caserma dei Carabinieri sono due questioni molto sentite dalla comunità. A che punto siamo?

«I primi segnali sull’ospedale di Cetraro sono incoraggianti. Sono arrivati macchinari nuovi, di ultima generazione. Adesso si tratta di farli funzionare attraverso l’interlocuzione con l’Asp e con la Regione Calabria. Devo dire che il presidente Occhiuto si sta manifestando disponibilissimo verso la nostra città, coltivando con me rapporti virtuosi. Poi sono certo di portare a compimento la vicenda della caserma dei Carabinieri, che è non solo un simbolo di sicurezza e di legalità, ma rappresenta anche un punto fondamentale del nostro programma. Sono due partite diverse, ma entrambe decisive: da una parte il diritto alla salute e il funzionamento reale dei servizi, dall’altra la presenza dello Stato, la sicurezza e la legalità».

C’è anche il mercato ittico tra le questioni aperte e lei nei giorni scorsi ha chiamato in causa la Regione. Che cosa chiede Cetraro?

«Nei giorni scorsi ho scritto all’assessore regionale alla Pesca, Gianluca Gallo, chiedendogli che la Regione dia una mano alla città sul mercato ittico, perché questa è una partita che noi non vogliamo lasciare chiusa. Per Cetraro il mercato ittico non è una questione secondaria ma una priorità anche simbolica per quello che deve rappresentare per i nostri pescatori. Serve un impegno concreto da parte di tutti».

Questione spinosa che la città chiede a gran voce. A che punto è il campo sportivo?

«Stiamo lavorando alacremente anche a questo. Il campo sportivo, così come il teatro del quale abbiamo parlato, sono opere che sto seguendo direttamente. Stiamo procedendo con la ripresa dei lavori, perché vogliamo restituire alla città questa struttura, nonostante le difficoltà di questo progetto, anche questo del 2018. Ed anche qui è doveroso ricordare il Colosseo in otto anni degli antichi romani. È un’opera che la città aspetta, i giovani attendono, anche per la storia e la tradizione importantissima che Cetraro ha a livello calcistico».

Nel suo bilancio c’è anche una parte “immateriale”: il rapporto con la Chiesa, con le scuole, con le associazioni e con la Pro Loco. Quanto pesa questo lavoro nella ricostruzione del tessuto cittadino?

«C’è quello che non si vede, quello che è immateriale: il rapporto con la Chiesa, con le scuole. Stiamo tentando di ricostruire proprio il tessuto sociale della città attraverso una continua consultazione con la Chiesa, con le scuole, con le associazioni. Con la Pro Loco abbiamo un rapporto privilegiato, ritenendo questa istituzione fondamentale per il rapporto con la città. Una comunità non si ricostruisce solo con le opere. Si ricostruisce anche mettendo insieme le energie, ascoltando i corpi intermedi, creando relazioni stabili con chi ogni giorno vive e anima il territorio».

Un altro obiettivo è quello di portare l’immagine di Cetraro oltre i confini regionali. Quali sono i percorsi avviati?

«Il tentativo è quello di rimbalzare l’immagine della città oltre i confini calabresi. Lo abbiamo fatto attraverso alcune riprese televisive importanti e stiamo costruendo un rapporto con tutte le città benedettine, a cominciare dalla città di Norcia, il cui sindaco nel mese di luglio sarà a Cetraro. Così continueremo con Montecassino, per stabilire relazioni anche internazionali. C’è poi un bel rapporto sinergico che stiamo avendo con l’Accademia Terra Calabra di Pasquale Guaglianone, che ci porta oltre i confini europei. L’obiettivo è far uscire Cetraro da una dimensione chiusa, valorizzarne l’identità e costruire relazioni che possano dare alla città una proiezione più ampia. Consideri poi che un nostro illustre concittadino, Elio Orsara, è stato nominato dal Presidente Occhiuto, Consultore della Regione Calabria in Giappone. E qui si apre un mondo».

Resta però il nodo delle risorse, soprattutto sulla viabilità. Quanto incide questo limite sull’azione amministrativa?

«Lo dicevo prima. È un lavoro duro. È un lavoro che si fa tenendo conto di poche risorse finanziarie, anche perché molti cittadini ci chiedono risposte sulla viabilità soprattutto nelle contrade. Stiamo per accedere a un mutuo, con tutte le difficoltà che questo mutuo può portare. Il tema delle risorse resta centrale, perché ogni risposta richiesta dai cittadini deve fare i conti con la realtà finanziaria dell’ente e con il dissesto. Ma proprio per questo serve un lavoro continuo, paziente, fatto di priorità, responsabilità e capacità di non fermarsi davanti alle difficoltà. Siamo solo all’inizio ed il bilancio dopo un anno è costituito soprattutto da fatica e lavoro. Ma dobbiamo continuare a lavorare, a testa bassa, per far sì che Cetraro torni a splendere definitivamente. E’ una corsa contro il tempo perduto e il tempo che corre: non intendo inseguirlo, anzi, voglio anticiparlo».