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Tre scultori calabresi nel palazzo della Civiltà Italiana a Roma

Il palazzo della Civiltà Italiana fu progettato nel 1937 dagli architetti Guerrini, Lapadula e Romano, in vista dell’Esposizione universale da tenersi in Roma nel 1942. Concepito nello stile del neoclassicismo semplificato, promosso da Marcello Piacentini sovrintendente la commissione dell’E42, esso fu inaugurato, incompleto, nel 1940 ed ultimato nel 1942. L’edificio, a pianta quadrata, si presenta con 4 facce uguali; composta ognuna di 9 arcate a tutto sesto poste in fila su 6 piani. Un alto basamento a gradinata completa l’edificio; che ha struttura in cemento armato e rivestimento in travertino.

Roma – Palazzo della Civiltà Italiana (Guerrini, Lapadula, Romano, 1938-42)

Lungo il perimetro del piano terreno, sono inserite nelle arcate 28 statue in marmo di Carrara che rappresentano, in forma allegorica, le virtù del genio italico. Per eseguirle furono chiamati i più noti esponenti del mondo accademico italiano, così da formare una rassegna della scultura ufficiale allora in voga. Tra loro  figurano tre scultori calabresi, che diedero chiara prova della loro arte.

Roma – Palazzo della Civiltà Italiana – Il Diritto (Fortunato Longo, 1941)

Fortunato Longo (S. Giorgio Morgeto  1884 – Roma 1957) è l’autore della statua che illustra “Il Diritto”. Nipote ed allievo di Francesco e Vincenzo Jerace, Longo nutrì sempre un rispetto sacrale verso il magistero d’arte, che trovava nel classicismo “l’unico lievito vitale dell’arte contemporanea”. Spiritualità, eleganza, gusto scelto e raffinato furono, dunque, le sue cifre; che lo tennero al riparo  dall’accademismo per il fuoco espressivo che trasale dai suoi marmi.

Roma – Palazzo della Civiltà Italiana – Il Diritto (Fortunato Longo, 1941) – Part.

Umberto Baglioni (Scalea 1893 – Torino 1965) fu, invece, autore del nudo arcaico che raffigura “Il Genio politico”. L’arte di governare popoli e nazioni, garantendo insieme prosperità e progresso, s’incarna in una sorta di giovane Eracle, che vestito delle spoglie del leone nemeo – la forza bruta al servizio della giusta causa – regge in mano una sfera: la fortuna volubile del mondo dominata dalla prudenza del suo genio.

Roma – Palazzo della Civiltà Italiana – Il Genio politico (Umberto Baglioni, 1941)

L’arcaismo di Baglioni, più che guardare al monumentalismo della plastica romana, s’ispira al canone della scultura ellenica; trovando nella fissità frontale della posa e nel trapasso morbido dei piani un kouros evoluto, che si propone icona metafisica d’una nozione d’arte universale.

Roma – Palazzo della Civiltà Italiana – La Filosofia (Michele Guerrisi, 1941)

Michele Guerrisi (Cittanova 1893 – Roma 1963), che dell’Accademia di belle arti di Roma fu prima docente di scultura (1941) e quindi direttore (1952), ebbe il compito di plasmare le forme di “La Filosofia”. E porta, nell’ammantata divinità pagana che la rappresenta, un lirismo espressivo, che vuole quasi sciogliere l’algore del canone al sole della nuova Italia, che s’appresta a quel “rinascimento delle arti” da lui auspicato e teorizzato.

Roma – Palazzo della Civiltà Italiana – La Filosofia (Michele Guerrisi, 1941) – Part.

Per l’insigne maestro calabrese, che fu molto stimato da De Chirico e Savinio, la scultura era “l’arte italiana per eccellenza”, in cui alligna il sale dello “spirito italico”. Compito storico della sua generazione era, quindi, di ridare alla scultura la sua purezza atavica di rigore classico, all’insegna d’un rinato sentimento di moralità dell’arte.

Carlo Andreoli