Tre dipinti calabresi di Giovanni Balducci

di Carlo Andreoli

Com’è risaputo, Giovanni Balducci (Firenze 1560-Napoli 1631), dopo la formazione fiorentina alle dipendenze di Battista Naldini ed un lungo soggiorno romano (1592-98), agli inizi del nuovo secolo prese dimora a Napoli, al servizio del cardinale Alfonso Gesualdo; per rimanervi fino alla morte, sopraggiunta circa nel 1631. Del trentennio trascorso nel Regno di Napoli fanno pure parte taluni lavori, destinati alla Calabria, che risultano tuttora poco noti.

Laino Borgo – Chiesa dello Spirito Santo
Madonna col Bambino e ss. Francesco d’Assisi e Onofrio (G. Balducci, 1600-1610)

Nella chiesa parrocchiale di Laino Borgo (Cosenza) si trova una tela della Madonna col Bambino e ss. Francesco d’Assisi e Onofrio (cm 250×180); composta per il locale convento domenicano, poi diruto, e montata all’interno d’una ricca cornice datata al 1644.

Laino Borgo – Chiesa dello Spirito Santo
Madonna col Bambino e ss. Francesco d’Assisi e Onofrio (G. Balducci, 1600-1610) – Part.

La presenza, nel fondo del dipinto, d’un borgo arroccato sopra un rialzo roccioso, che sembrerebbe rimandare alle sembianze dell’abitato antico di Laino Castello, ha fatto supporre una trasferta in loco del Balducci: “che nella lunga attività meridionale dell’artista sia anche da registrare un soggiorno in Calabria dovrebbe essere anch’esso un fatto scontato per la presenza del tipico villaggio di Laino Castello sulla montagnola scoscesa nel paesaggio di fondo.” (Di Dario Guida,1978).

Taverna – Chiesa di s. Maria Maggiore
Madonna del Carmelo e ss. Michele e Simone Stock (G. Balducci,1605)

Se la pala di Laino Borgo, adespota e senza data, è stata assegnata al maestro fiorentino per le strette affinità di stile coi suoi dipinti certi, a Taverna (Catanzaro) nella chiesa di s. Maria Maggiore sono, invece, due lavori firmati e datati. Sull’altare maggiore campeggia una sontuosa Madonna del Carmelo e ss. Michele e Simone Stock risalente al 1605.

Taverna – Chiesa di s. Maria Maggiore
Madonna del Carmelo e ss. Michele e Simone Stock (G. Balducci,1605) – Part.

Nel secolo scorso (1930), un critico rigoroso come Géza de Fràncovich sosteneva che certa pittura del Balducci fosse “scevra di forme e accenti di troppo spiccato carattere manieristico, ma pur sempre fiacca e piatta di colore e di composizione”. L’odierna revisione di taluni suoi lavori – come il ciclo d’affreschi fiorentini dell’Oratorio dei Pretoni – ha di fatto mitigato un siffatto giudizio; apprezzando, del suo tardo manierismo, l’eco delicata della nobile tradizione d’arte toscana.

Taverna – Chiesa di s. Maria Maggiore
Immacolata e ss. Caterina d’Alessandria, Carlo Borromeo e Francesco d’Assisi
(G. Balducci,1614)

Nella medesima chiesa di Taverna, si conserva ancora una tela della Immacolata e ss. Caterina d’Alessandria, Carlo Borromeo e Francesco d’Assisi (cm 290×180), firmata e datata “Opus Ioannis Balducci F. 1614”.  L’abate Luigi Lanzi, nella sua “Storia pittorica della Italia” (1795-96), notava come “gli allievi del Naldini peccano in rigidezza, come i più di quel tempo, e poco han di quel tocco ardito e di quel gusto di colorire che fu in lui”. Del Balducci, tuttavia, sottolineava un “più gentile ingegno di quello ch’ebbe il maestro.” Anche se “per secondarlo ne passò forse il segno talvolta, e ad alcuni parve affettato in qualche mossa.”