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Il 15 marzo 1844, un manipolo di rivoluzionari cosentini diede l’assalto in città al palazzo dell’Intendenza del governo borbonico; noto, in seguito, come palazzo del Governo o della Prefettura e sito in quella piazza che, proprio in memoria di tale avvenimento, prese il nome di piazza XV Marzo. “Promotore impavido ed ordinatore solerte di quell’eroica […]

Tra storia ed arte: Giuseppe Pacchioni a Cosenza

Il 15 marzo 1844, un manipolo di rivoluzionari cosentini diede l’assalto in città al palazzo dell’Intendenza del governo borbonico; noto, in seguito, come palazzo del Governo o della Prefettura e sito in quella piazza che, proprio in memoria di tale avvenimento, prese il nome di piazza XV Marzo.

“Promotore impavido ed ordinatore solerte di quell’eroica ed audacissima impresa”, la quale “iniziò l’indipendenza e l’unità politica d’Italia” (V. Padula), fu il patriota e letterato calabrese Domenico Mauro (S. Demetrio Corone 1812 – Firenze 1873); il quale “si valse principalmente per operarla del braccio degli albanesi”.

L’impresa fallì ed i rivoltosi caddero sul posto o furono quindi giustiziati; ma la sua fama “che volò oltralpe ed oltremare, magnificata più del vero dai giornali, persuase i fratelli Bandiera ed i loro generosi compagni ad intraprendere ciò che da tutti è conosciuto.” (V. Padula)

Cosenza – Piazza XV Marzo – Il palazzo del Governo in una foto d’epoca

Ed in effetti, dall’isola di Corfù, ch’era allora sede di molti esuli mazziniani, il 13 giugno 1844 partì un drappello di patrioti alla volta della Calabria, ch’era guidato dai fratelli Attilio ed Emilio Bandiera, veneziani, ed aveva al seguito Domenico Moro ed altri 15 compagni; fra cui contava, pure, Giuseppe Pacchioni (Bologna 1819-87) che s’era già distinto all’Accademia di Bologna per la sua qualità di scultore ed incisore.
Dopo uno scontro a fuoco in S. Giovanni in Fiore, in cui perirono due patrioti, gli altri furono arrestati e trasferiti nelle carceri di Cosenza, in attesa del giudizio. E fu proprio in tal frangente che il Pacchioni diede prova del suo talento d’incisore, ritraendo dal vivo i due fratelli Bandiera mentre pativano il carcere a Cosenza.

Attilio ed Emilio Bandiera ritratti nel carcere di Cosenza da Giuseppe Pacchioni

Dopo breve volgere di tempo, la Corte marziale dispose la condanna a morte di nove degli insorti e la pena dell’ergastolo per gli altri: sorte toccata pure a Giuseppe Pacchioni. L’esecuzione avvenne, com’è noto, per fucilazione nel Vallone di Rovito il 25 luglio 1844.

Cosenza – Vallone di Rovito – Ara dei Fratelli Bandiera (1937)

Nel 1937, la municipalità di Cosenza, volendo onorare la memoria di tale sacrificio, costruì sul luogo un complesso architettonico noto come “Ara dei Fratelli Bandiera”.

Cosenza – Duomo – Cappella d’Orazione e Morte – Tomba dei Martiri del 1844

I resti mortali dei martiri cosentini del 15 marzo 1844 furono, invece, tumulati, sempre nell’anno 1937, all’interno della cappella d’Orazione e Morte del duomo di Cosenza.

Cosenza – Palazzo del Governo – Salone con affreschi di Federico Andreotti (1874)

Dopo l’avvento dell’Unità d’Italia (1861), per accordare degnamente il palazzo del Governo e l’antistante piazza XV Marzo al nuovo ruolo che il nascente stato demandava, si deliberò di decorare gli ambienti del palazzo con una serie d’affreschi celebrativi compiuti, nel 1874, da Federico Andreotti (Firenze 1847 – 1930).

Bologna – Museo del Risorgimento – Bozzetto del monumento di Cosenza (G. Pacchioni)

Mentre, invece, fu richiesto a Giuseppe Pacchioni, che dopo l’Unità d’Italia aveva aperto studio di scultura a Bologna, di plasmare un monumento che celebrasse insieme i martiri calabresi del 15 marzo ed i martiri del Vallone di Rovito del 25 luglio: tutti periti, nel 1844, nel comune obiettivo della libertà d’Italia. L’insieme dei lavori fu anche occasionato dalla solenne visita in città della coppia reale – Umberto e Margherita di Savoia – che si tenne nel 1879.

Cosenza – Piazza XV Marzo – Monumento ai Martiri della Libertà (G. Pacchioni, 1878)

Pertanto il Pacchioni – dopo aver composto un bozzetto dell’opera, conservato oggi nel Museo del Risorgimento di Bologna – eresse in Cosenza, nel 1878, quella statua della Libertà che, imbracciando la bandiera e una corona d’alloro, sovrasta un alto plinto che raccoglie le lapidi coi nomi dei caduti.

Cosenza – Piazza XV Marzo – Monumento ai Martiri della Libertà – Part. (G. Pacchioni, 1878)

La statua – mutila d’un braccio, per gli eventi bellici della II Guerra Mondiale – resta, ancora oggi, nello sfondo verde della Villa Vecchia, una testimonianza luminosa dell’arte e della storia di Cosenza nel quadro del Risorgimento italiano. Opera eseguita da un artista – Giuseppe Pacchioni bolognese – che lo spirito di quei fatti memorabili visse di persona e cercò di trasferire nel marmo d’una statua: la statua proprio della Libertà d’Italia.

Carlo Andreoli
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