Botta e risposta politico a Cetraro dopo la seduta del Consiglio comunale dedicata anche all’approvazione del rendiconto di gestione. Il gruppo consiliare di minoranza Forza Italia ha diffuso una nota nella quale solleva dubbi sulla permanenza in bilancio dei residui attivi ultraquinquennali, parlando di una questione rilevante per gli equilibri finanziari dell’ente.
Alla presa di posizione della minoranza è seguita la replica del Presidente del Consiglio comunale, Emanuela Matta, che ha respinto le accuse sul proprio ruolo e ha rivendicato la natura politica e istituzionale del confronto in aula.
Di seguito, integralmente, il comunicato stampa del gruppo consiliare di minoranza Forza Italia e la replica del Presidente del Consiglio comunale, Emanuela Matta.
Il comunicato stampa del gruppo consiliare di minoranza Forza Italia
Rendiconto, troppi dubbi sulla permanenza dei residui attivi vetusti
Il gruppo consiliare di minoranza Forza Italia, in sede di approvazione del rendiconto di gestione, ha espresso serie perplessità sull’attendibilità delle risultanze contabili del documento, con particolare riferimento ai residui attivi ultraquinquennali mantenuti in bilancio.
Nel corso della discussione consiliare, il gruppo ha chiesto chiarimenti sulle ragioni che giustificano il mantenimento di tali poste contabili, come previsto dalla normativa vigente e dai consolidati orientamenti delle Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti. Tali motivazioni, tuttavia, non risultano riportate nella relazione sulla gestione allegata al rendiconto, come invece prescrive l’art. 11, comma 6, lettera e), del D.Lgs. n. 118/2011.
I residui attivi ultraquinquennali, in assenza di un’adeguata motivazione sulla loro effettiva esigibilità, non possono essere mantenuti in bilancio e devono essere stralciati. Spetta infatti all’ente dimostrare, attraverso idonea documentazione e una puntuale motivazione, le ragioni che ne giustificano la permanenza.
Il mantenimento di crediti inesigibili o di dubbia esigibilità nel rendiconto di gestione per oltre cinque anni rischia di alterare gli equilibri di bilancio, “inquinando” il risultato di amministrazione. Considerato che tali residui ammontano a oltre nove milioni di euro, qualora dovessero risultare effettivamente inesigibili e venissero conseguentemente eliminati, si determinerebbe un disavanzo di amministrazione con rilevanti ripercussioni sugli equilibri finanziari dell’ente.
Alle richieste di chiarimento formulate dalla minoranza, la Giunta non ha fornito risposte puntuali, limitandosi, ancora una volta, a richiamare il parere favorevole dell’organo di revisione, senza però fornire gli elementi necessari a dissipare i dubbi sull’attendibilità del rendiconto.
Di fronte alla richiesta della minoranza di non eludere una questione tanto rilevante, è intervenuto il responsabile del servizio finanziario, il quale ha tentato di giustificare la permanenza dei residui richiamando l’operato dell’Organismo Straordinario di Liquidazione (O.S.L.). A tale ricostruzione, la minoranza ha replicato richiamando lo stesso parere dell’organo di revisione, nel quale viene evidenziata la presenza di residui vetusti non ricompresi nella massa attiva e passiva gestita dall’O.S.L.
Sconcerto ha suscitato anche il comportamento del Presidente del Consiglio comunale, che ancora una volta ha dato l’impressione di non svolgere il proprio ruolo con la necessaria imparzialità, intervenendo a sostegno della Giunta e ironizzando sulle modalità di esposizione dei rilievi tecnici formulati dal gruppo consiliare di minoranza, definendoli lezioni impartite da chi si erge a professore universitario.
Un atteggiamento che, unito all’assenza di risposte puntuali sulle questioni sollevate, alimenta il timore di una gestione poco trasparente e approssimativa della cosa pubblica, rendendo il quadro complessivo tutt’altro che rassicurante.
La replica del Presidente del Consiglio comunale, Emanuela Matta
Il Consiglio Comunale non è una cattedra: serve politica, non accademia.
Ritornare sulle medesime questioni e rispondere ai soliti attacchi, non solo risulta svilente e banale ma si costringono i cittadini ad assistere a polemiche sterili e inutili fomentate dal solo gusto di apparire sui social.
Senza ritornare sul ruolo che rivesto in Consiglio e sulla indiscussa terzietà e imparzialità dello stesso, ricordo a me stessa che il Consiglio è luogo deputato ad un confronto politico istituzionale non un ufficio di contabilità e consulenza finanziaria, tantomeno una sede distaccata del dipartimento di economia o per di più un’aula giudiziaria adibita ad interrogatori.
È il luogo in cui si confrontano visioni del mondo, priorità sociali, strategie di sviluppo e risposte concrete ai bisogni della cittadinanza.
Non è, e non dovrebbe mai diventare, un’aula in cui esibire nozionismi, sciorinare tecnicismi fini a se stessi o dare sfoggio di una sterile “capacità scolastica”. Difatti, se così non fosse, il TUEL, gli statuti e i regolamenti, specie quelli di contabilità, non riconoscerebbero il diritto di presentare emendamenti agli uffici preposti e nei termini prettamente stabiliti.
Pertanto, nessuna ironia è stata praticata all’interno del Consiglio; anzi, è stato ricordato a tutti i Consiglieri, con grande serietà e forte senso di responsabilità, dunque senza sarcasmo, che il massimo consesso cittadino è presidio di discussione politica e non bisogna trasformarlo in sessioni d’esame universitario o in gare di retorica scolastica.
Pertanto, la politica deve parlare un linguaggio accessibile, non perché debba essere banale, ma perché deve essere inclusiva.
