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Profilo di Francesco Peresi

Nato, forse, in un casale della Val di Crati circa l’anno 1681, Francesco Peresi – menzionato altrimenti come Francesco Parise – trascorre l’infanzia e la sua adolescenza a Cosenza; per quindi portarsi, verso il 1698, nella città di Napoli onde perfezionare il suo talento di pittore nella bottega di Paolo De Matteis. Poco dopo, si sarebbe trasferito nuovamente in Roma per diventare allievo di Carlo Maratta. Salvo che “il suo stile non ebbe nulla nè dalla prima, nè dalla seconda scuola” come scrisse con sarcasmo il De Dominici; che ebbe in scarso pregio il Peresi, il quale volle “anch’egli esser chiamato il cavalier Calabrese, per una certa croce di grazia ottenuta da Roma”. Chiuso, comunque, nel giro di un quadriennio, il suo periodo di formazione, il Peresi s’iscrive, nel 1702, alla corporazione dei pittori di Napoli e sposa l’anno dopo Angela Moise dalla quale avrà numerosa prole. Nel 1707 sopraggiunge, quindi, la sua prima commissione d’opera nota: “la realizzazione di una s. Anastasia, pagata da fra Domenico da Crotone, da identificare con la tela raffigurante il ‘Martirio di s. Anastasia’, firmata, un tempo nel soffitto della cattedrale di Santa Severina, presso Crotone.” (S. De Mieri)

S. Severina – Cattedrale – Martirio di s. Anastasia (Francesco Peresi, 1707) – Totale e particolari

L’opera si rivela d’assoluta novità, sia nell’ardita concezione iconografica, che nell’uso strabiliante di posture ricercate e di colori cangianti: tanto da far subito del Peresi un artista eccentrico, del tutto estraneo alla maniera dominante del capofila Francesco Solimena. Come osserva esterrefatto il De Dominici, egli fece “cose affatto ideali, e con un colorito curiosissimo, che anche nelle carni aveva del cangiante, e generalmente certe tinte, non solo lontane dal vero, ma da qualunque maniera de’ passati maestri”.

Pescocostanzo – Chiesa di S. Maria del Colle – Sacra Famiglia e angeli (Francesco Peresi, 1708)

L’anno dopo – il 1708 – esegue per la chiesa di s. Maria del Colle a Pescocostanzo una “Sacra Famiglia e angeli” che, pur mostrando un labile richiamo alla maniera del suo maestro De Matteis, s’abbandona, nella profusione d’angeli e nell’audace taglio diagonale in cui dispone la triade familiare, a quell’estro inventivo che, a costo di trascurare la scolastica perfezione del disegno, premia il compiaciuto accostamento di colori dilavati. La maniera eccentrica del Peresi dovette fare breccia, comunque, nella Napoli del primo ‘700; se il maestro calabrese fu invitato, in due pubbliche occasioni del 1709 e 1710, a produrre dei dipinti su rame che furono stimati “vaghissimi” dalla stampa locale. Così come lo stesso collezionismo d’arte si rese, forse, conto dell’evidente novità della sua arte. E’ risaputo, infatti, come l’arcivescovo di Rossano, Stanislao Poliastri, patrizio cosentino e canonico della cattedrale napoletana, conservasse nella sua scelta collezione d’arte talune opere del Peresi. Mentre, in Napoli, il Peresi si guadagnò la stima d’un altro fine intenditore: il principe Paolo Dentice. Come ricorda il De Dominici, il Peresi “fu portato avanti da D. Paolo Dentice, nobile del Seggio di Nido, e dilettantissimo di pittura, che lo propose a’ Padri Pii Operari, e fece i gran quadroni per la chiesa di S. Giorgio maggiore”.

Napoli – S. Giorgio Maggiore – S. Raffaele Arcangelo e Tobia (Francesco Peresi, 1713)

Si tratta del “S. Raffaele Arcangelo e Tobia”, una tela di enormi dimensioni (cm 600×390), eseguita nel 1713 per la chiesa napoletana di s. Giorgio Maggiore.

Napoli – S. Giorgio Maggiore – Conversione di Disma (Francesco Peresi, 1713

E del suo pendant “Conversione di Disma”, d’uguale formato, eseguito sempre nel 1713 per la chiesa di s. Giorgio Maggiore. Due dipinti che affermano, in maniera risoluta, lo stile personale di Francesco Peresi; e che hanno avuto, nel tempo, una fortuna critica alterna. Se ancora a metà dell’Ottocento, Carlo Tito Dalbono scriveva, infatti, che il Peresi “fece i laterali quadri di S. Giorgio Maggiore ma con maniera arbitraria, falsa e senza correzione”; quasi un secolo dopo, nel 1958, Ferdinando Bologna avvertiva come nei due dipinti “alita molto, non solo della cultura, ma della poesia dei più recenti capolavori di Gregorio de Ferrari”, così scoprendo uno dei nessi fondamentali della pittura del Peresi con la scuola genovese della fine del ‘600.

Madrid – Mercato antiquario – Cacciata di Eliodoro dal tempio (attr. Francesco Peresi, ante 1714)

Una variante di genere presente nella produzione del Peresi fu la pittura di capriccio; “forse condotta in collaborazione con Gennaro Greco, specialista di quadrature e sfondi architettonici, spentosi nel 1714”. (S. De Mieri) Già De Dominici ebbe modo, infatti, di notare come egli “fece con miglior spirito, e buona grazia paesi, e marine, e vi accordò quantità di belle figurine; quali paesi, tuttochè manierati, e lontani dal vero, eran più graditi da’ dilettanti a cagion delle spiritose figurine che vi accordava, e di alcuni belli siti.” Di codesta voga, resterebbero due importanti testimonianze di soggetto sacro. Una “Cacciata di Eliodoro dal tempio”, segnalata nel mercato antiquario di Madrid ed a lui attribuita.

Trapani – Museo Pepoli – Cacciata dei mercanti dal tempio (Francesco Peresi, ante 1714)

Ed un’affine “Cacciata dei mercanti dal tempio”, firmata, custodita nel Museo Pepoli di Trapani. Tra le opere della tarda produzione del Peresi, si segnala, infine, una “Madonna col Bambino e santi”, firmata, risalente circa al 1722.

Venafro – Chiesa di s. Chiara – Madonna col Bambino e santi (Francesco Peresi, c.1722)

Il dipinto, conservato nella chiesa di s. Chiara di Venafro, appare presso che illeggibile; pur trapelando nell’inconsueto schema iconografico – marcato dalla figura dell’arcangelo Raffaele, al centro in basso – la tipica cadenza di pittura del maestro calabrese.

Pescocostanzo – Chiesa di s. Maria del Colle – Sacra Famiglia e angeli (Francesco Peresi, 1708) – Iscrizione autografa

Sul declinare del terzo decennio del ‘700, l’attività di Francesco Peresi sembra venir meno. Forse a causa del mutamento di gusto della committenza ovvero per il suo carattere protervo che il De Dominici non cessa di biasimare, registrandone la morte all’anno 1743. “Costui non sarebbe stato ignorante pittore, se più avesse operato, e meno parlato, colla falsa supposizione, che egli solo fosse degno del nome di pittore; ma con tutto ciò ultimamente stentava a trovar faccende, ed in quest’anno 1743 ha terminato la vita, oppresso da malinconia, tutto che fusse quasi ancor giovane.” (Bernardo De Dominici).

 

Carlo Andreoli