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Orfeo Barbalimpida nella chiesa di s. Michele ad Albidona

Orfeo-BarbalimpidaUna figura interessante e misteriosa di pittore di provincia operante sullo scorcio del ‘500 nella Calabria settentrionale per esprimere un tipo di pittura di gusto tardo-rinascimentale è quella di Orfeo Barbalimpida; di cui resta, firmata e datata al 1591, solo una tavola della Visitazione nel suggestivo santuario di Cerchiara di Calabria.Madonna-Immacolata
A lui sono state poi attribuite, a buon motivo, una Madonna leggente – frammento certo di una Annunciazione eseguita per la chiesa di s. Francesco d’Assisi di Mormanno – e una Madonna Immacolata: due opere su tavola, conservate oggi nel Museo Diocesano di Cassano Ionio.

Castrovillari
Un’ulteriore attribuzione, un po’ più vaga, si riferisce infine al breve ciclo di pannelli decorativi, inseriti negli scomparti di un fonte battesimale custodito oggi nel Museo d’Arte Sacra della chiesa di s. Giuliano a Castrovillari. Molto poco, invero, ma quanto basta pure per delineare lo stile personale di un maestro di provincia che operò sempre dentro lo stretto ambito del suo territorio – il comprensorio nord-orientale della Calabria – prendendo i modi che a lui giungevano dai maestri affermati di quei tempi: in particolare dal fiorentino, attivo a lungo a Napoli, Giovanni Balducci (Firenze 1560-Napoli 1631). Sicché mi sembra che al suo scarso catalogo, possa ancora aggiungersi questa sconosciuta Annunciazione della chiesa di s. Michele Arcangelo di Albidona.

Albidona

AnnunciazioneMadonna-Immacolata---2
L’espressione formale – e potremmo dire anche spirituale – del volto della Vergine Annunciata del dipinto d’Albidona mi pare che si rispecchi con chiarezza nei due particolari analoghi della Madonna leggente e della Madonna Immacolata di Cassano Ionio.
Oltre alla nota costante del capo declinato, che nasconde quasi negli occhi socchiusi un sentimento tenero di dolce malinconia, un segno proprio comune ai tre dettagli, tanto da farne circa una sigla autografa, è quel riccioletto di capelli neri che s’increspa, partendo dalla tempia, intorno al giro ampio dell’orecchio.
Così come altro tratto distintivo, sono le lunghe dita affusolate della Vergine ed il velo morbido di seta che si posa leggero sulla testa, lasciando sempre scoperta la medesima parte della sua capigliatura.
La circostanza, poi, che il dipinto si trovi in una chiesa d’Albidona – poco distante da Cerchiara di Calabria, Mormanno, Cassano Ionio e Castrovillari: i luoghi, ovverosia, dove è stata registrata, in qualche modo, l’attività del Barbalimpida – costituisce dato di non poco conto per assegnare a questo autore, ancora poco conosciuto, questa interessante Annunciazione.
L’impianto iconografico dell’opera, che risulta alquanto originale, potrebbe darci, infine, qualche spunto per situare il lavoro in uno spazio temporale piuttosto definito.

Albidona---2
Sullo sfondo di un’architettura d’eco classica – un’ampia arcata con transenne, che traguarda un paesaggio lontanante – s’innalza, giusto in mezzo, la Colomba Divina: sospesa dentro il disco di un sole raggiato e sovrastata da un Eterno Padre che allarga il suo saluto da un cumulo di nubi disposto ad emiciclo, coronato da una serie di puttini. In primo piano, la Vergine Annunciata, seduta ad un leggio, e l’Angelo Nunciante, che regge l’ampia veste con la mano; mentre al centro, un vaso globulare con tre gigli fa da candida cesura tra i due protagonisti dell’evento.
Uno schema originale, che ha un antecedente più complesso nell’Annunciazione di Giovanni Balducci a Piedimonte Matese, specie nella posa manierata dell’Angelo Nunciante. Ed essendo questa un’opera risalente al 1599, il dipinto d’Albidona potrebbe, forse, assestarsi nel primo quarto del ‘600.

Piedimonte-Matese

Carlo Andreoli

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