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Nicola De Oliva nella chiesa matrice di Tortora

Fra i pittori minori dell’area calabrese del Pollino si annovera, tra l’altro, Nicola De Oliva: maestro nativo di Mormanno, le cui rare risultanze lo mostrano operoso sopra tutto nell’ultimo decennio del ‘700. Il suo luogo di nascita e il casato – viene talora menzionato come Nicola Oliva – ne farebbero supporre una certa affinità con Francesco Oliva (Mormanno, not.1743-post 1797): pittore di ben più alta qualità e rinomanza. Così come è ipotizzabile una sorta d’alunnato col più celebre Genesio Galtieri (Mormanno 1737-1810), dato che entrambi si sarebbero talora trovati ad operare sul medesimo cantiere. Certo si è che di Nicola De Oliva – a parte una sporadica presenza nella chiesa di s. Maria del Gamio a Saracena, in cui lavora a fianco del pittore locale Francesco Viola – si conoscono, allo stato, in Calabria come certe due opere soltanto, che ne misurano lo stile e l’espressione.

Laino Borgo – Cappella di s. Cataldo – S. Cataldo (Nicola De Oliva,1790-1800)

Un “S. Cataldo”, che si trova nell’omonima cappella di Laino Borgo, e che risalirebbe all’ultimo decennio del ‘700.

Laino Borgo – Cappella di s. Maria la Greca – Pietà (Nicola De Oliva, 1792)

E una “Pietà” – datata al 1792, come indica l’iscrizione in corsivo sottostante – ubicata sempre a Laino Borgo, nella cappella di s. Maria la Greca.

Il dettaglio descrittivo del corpo di Cristo di codesta “Pietà” mi induce a ritenere che possa attribuirsi a Nicola De Oliva un “Compianto sul Cristo morto” conservato nella chiesa matrice di s. Pietro Apostolo di Tortora: in un luogo, ovverosia, che rientra nel circondario di lavoro del maestro e in una chiesa dove Genesio Galtieri ebbe modo di lasciare un ciclo cospicuo di dipinti.

Tortora – Chiesa di s.. Pietro Apostolo – Compianto sul Cristo morto (attr. Nicola De Oliva, 1792-1800)

Se si pone a raffronto il torso del Cristo, così com’è ritratto nei due dipinti, si converrà sul giudizio della proposta attribuzione.

Il volto del Cristo, disteso nel sonno della morte, la linea sinuosa che arrotonda il profilo delle spalle e si continua nelle braccia cadenti, i muscoli che urgono la gabbia del torace, il bacino curvo donde emerge un ventre ancora sodo, la piaga falcata del costato da cui ruscella un rivolo di sangue: sono forti analogie che fanno sì che quest’opera possa essere ascritta a Nicola De Oliva. Accrescendo il suo catalogo d’un numero importante – per disegno, figure e colorito – sì da potere sempre meglio riconoscere il suo tratto di pittore e la sua maniera.

Carlo Andreoli