di Giuseppe Natalini
Come un copione tragico che si rinnova puntualmente, anche quest’anno, a ridosso del Ferragosto, le fiamme hanno divorato il Monte Serra, polmone verde e simbolo naturale di Cetraro. Ieri, un vasto incendio ha devastato ettari di macchia mediterranea, trasformando il verde in un deserto di cenere.
A nulla sono valsi i voli instancabili degli elicotteri antincendio, i secchi d’acqua sganciati dall’alto, le ore di lavoro di vigili del fuoco e volontari. In poche ore, l’opera criminale di mani ignobili ha cancellato un patrimonio ambientale che richiede decenni per rinascere. Ed anche stamattina i Canadair sono in azione fin dalle prime ore dell’alba per domare l’incendio.
Ogni anno, o al massimo ogni due o tre, questo “rituale di distruzione” si ripete. È un atto tanto vile quanto incomprensibile, che ferisce la natura e colpisce la dignità di un’intera comunità.
Il Monte Serra non è soltanto un luogo: è memoria, identità, vita. Chi lo brucia, brucia una parte di Cetraro. E a questi incoscienti, che in pochi minuti distruggono ciò che la natura ha costruito in secoli, va detto con forza: non avrete mai l’ultima parola. Cetraro non si arrende. Le sue montagne, le sue colline e i suoi boschi sono parte del nostro futuro, e il futuro non si consegna alle fiamme.
