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Maria Occhiuzzi Iannelli

Last updated on 15 Marzo 2017

Preciso che il presente scritto, riguardante la compianta cetrarese Maria Occhiuzzi, è stato composto nel 1984 e doveva uscire su il giornalino “il Centro”. Purtroppo, il citato periodico locale, edito dal “Centro culturale G. M. Ricucci”, ebbe breve vita e il mio articolo rimase nel mio cassetto. Su detto periodico, per circa un anno, ho curato la rubrica riguardante i personaggi cetraresi. L’articolo, 24 ore fa, è stato inviato al blog “Rosso Cetraro” e oggi, al fine di dare ad esso più ampia diffusione, lo ripropongo ai lettori di “Cetraro in Rete”, la cui spettabile direzione è sempre cortese e disponibile nei miei confronti.

Maria Occhiuzzi, figlia del medico e poeta (Domenico) Leopoldo e della paolana Vincenzina Nicoletti, nasce a Cetraro il 1896. Dopo la scuola elementare, si trasferisce ad Anagni come allieva del Convitto delle suore cistercensi. All’età di anni tredici, salva un suora che stava per annegare nelle acque del mare di Cetraro. Per il suo coraggioso e generoso atto le viene “conferita una medaglia  di bronzo al valore della marina”. Dopo aver frequentato l’Accademia delle Belle Arti a Firenze, si laurea in lettere presso la Sapienza di Roma e successivamente consegue una seconda laurea in lingue.

Dopo il conseguimento della prima laurea, intraprende l’insegnamento; a distanza di pochi anni contrae matrimonio e rinuncia alla cattedra per seguire nel suo lavoro il consorte, Leopoldo Iannelli.

Nel 1933, a Firenze, Maria Occhiuzzi Iannelli, la prima donna cetrarese laureata, pubblica “La  storia della Calabria dal 1806 al 1837, nell’opera di L. M. Greco”.

Leopoldo Iannelli, un anima candida, confessa che, “a cagion” del suo “lavoro”, la sua cara moglie, donna Maria, sacrificando la sua vocazione verso l’insegnamento, si allontana “dalla scuola”, scuola da Lei intesa come “magistero”, come “azione educatrice”, come “cenacolo sacro”. A parere del Iannelli, autore nell’Era Fascista, di saggi di critica politica e di articoli apologetici su Crispi, la consorte credeva nell’alto valore della memoria non “disancorata dal passato”:  “L’uomo senza memoria è un assurdo, che nasce e muore in ogni momento”.

La dotta professoressa vede proprio nella scuola l’istituzione capace di promuovere la conoscenza storica e di formare uomini consapevoli e garanti della famiglia e della patria. Convinta di questa nobile missione della scuola,  dopo la fine della guerra, la Occhiuzzi ritorna all’insegnamento ed io ho la fortuna di averla come insegnante di francese (anno 1950-51) nella Scuola d’Avviamento di Fuscaldo. A noi alunni mostra subito il volto di madre e si fa volere bene perché la chiara Docente, come afferma giustamente il suo consorte (Maria il ritratto sulla lapide, Mit Cosenza, 1977), è convinta che per “educare” sia necessario “un amore comprensivo, benevolo, responsabilmente rispettoso…dei giovani…”. A quei tempi, a Fuscaldo, professori e istruttori facevano frequentemente uso delle mani.

Il Iannelli ci presenta una Occhiuzzi in relazione scolastica con molti esponenti della cultura, tra cui il filosofo Giovanni Gentile e Luigi Pirandello. Allora, come dice il critico e letterato Leopoldo Iannelli, il rapporto tra docente e discente era diretto e la Occhiuzzi ha avuto modo di far conoscere al primo il suo misticismo e al secondo il suo amore per un’arte lineare, senza dramma, senza conflitti, ricevendo da entrambi i maestri “stima e lusinghieri riconoscimenti” .

Ogni anno, nell’approssimarsi della settimana di Passione, le persone della mia generazione ricordano Maria Occhiuzzi come l’animatrice della cerimonia che si svolgeva nella Chiesa di S. Benedetto il pomeriggio del Venerdì Santo. Dagli Anni Trenta agli Anni Cinquanta, Donna Maria, dotata di una bella voce di soprano, ha diretto un nutrito gruppo di donne, soprattutto di suore, che accompagnate dall’organo, cantavano inni sacri.

La Occhiuzzi, donna di grande e profonda religiosità, per i suoi tempi, rappresenta la “tradizione, professatamene cattolica”, del popolo di  Cetraro.

Don Leopoldo ci dà la sua testimonianza sulla partecipazione della moglie alla liturgia della settimana santa: “Tra i vari riti della settimana santa, nel pomeriggio di Giovedì si commemorava l’agonia di Gesù. In nove punti di predica se ne meditavano le frasi o i momenti più significativi. Nell’intervallo commentava la musica, con pezzi classici, sia corali che con  a solo. Per vari anni fu Maria la protagonista di quei commenti”.

La testimonianza del Iannelli, probabilmente, riguarda il periodo che precede il 1948, perché io, a partire da detto anno, ricordo donna Maria come la protagonista principale della cerimonia del pomeriggio del venerdì santo. Maria Occhiuzzi in Iannelli muore il 19 settembre 1976, ma è morta per quei cetraresi che non hanno memoria. Ha lasciato non poche poesie. E’ stato commovente per me sapere ch’era rimasta contenta per avere io scritto, nel 1973, il mio primo libro su Cetraro. Da don Leopoldo, il 2 aprile 1983, ho avuto in omaggio, con parole di stima e d’affetto, il suo dono più caro, il libro dedicato alla mia Grande Docente.

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