Quest’anno, Cetraro sta vivendo un’estate diversa. Un’estate più silenziosa, senza quell’attesa, senza quei cori che si alzavano dalla piazza, senza i colori che invadevano le strade, senza quell’adrenalina che solo il Torneo dei Rioni “Roberto Piazza” sapeva dare. Oggi 11 agosto, sarebbe stato quel giorno. Quello della 31^ edizione. Ma purtroppo, senza ritornare sul perché e sul percome, non ci sarà nessuno in Piazza del Popolo.
Il Torneo dei Rioni è la nostra festa. È il sorriso dei bambini che guardano sfilare i rioni, la voce roca di chi incita fino all’ultimo secondo, le strette di mano tra avversari che si conoscono da una vita. È il momento in cui i quartieri di Cetraro, tramite gli 8 rioni, si trasformano in famiglie allargate, e tutta la città diventa una sola casa.
Chi lo ha vissuto, lo sa: il Torneo è emozione pura. È attesa. È orgoglio. È identità. Personalmente, soprattutto negli ultimi anni, devo ammettere che la competizione in sé non mi attira più. Finché l’obiettivo sarà solo la vittoria ed ogni azione sarà finalizzata solo ed esclusivamente per quello da parte dei rioni, sarò un osservatore attento e curioso del torneo ma nulla più. Ma allo stesso tempo, soprattutto quest’anno toccandolo con mano, devo ammettere che rinunciarci fa male alla nostra città. Soprattutto in un momento storico nel quale si stanno perdendo via via tutte le tradizioni comunitarie. Non vederlo nel calendario è come aprire un album di foto e trovare una pagina strappata.
Ma se questo 11 agosto ci fermiamo, non possiamo permettere che questo stop diventi l’inizio della fine. Questa dev’essere solo una pausa, un respiro necessario per tornare più forti. Perché il Torneo dei Rioni “Roberto Piazza” non può scomparire, non può svanire tra ricordi e nostalgie: deve tornare a far battere il cuore di Cetraro, a riempire la piazza di voci, passi e bandiere.
A tutti, tra Proloco, Comune, rioni e semplici cittadini, spetta un compito chiaro: fare in modo che questo sia l’ultimo anno senza il Torneo. Perché perdere una tradizione è facile. Difenderla e farla rinascere è una prova di amore. E Cetraro, il suo amore per il Torneo, lo ha dimostrato per quasi quarant’anni. Ora è il momento di dimostrarlo ancora. Con i fatti. Mettendosi tutti il passato alle spalle e ricominciando insieme e più forti di prima.
Perché io me la immagino, quella sera del ritorno nel 2026. La piazza gremita, i tamburi che battono, le bandiere che sventolano, i cori che si rincorrono tra le vie. Gli occhi lucidi di chi non ci sperava più e il sorriso largo di chi sa che certe emozioni non muoiono mai. Quel giorno, Cetraro non sarà soltanto una città: sarà un cuore che batte all’unisono.
