• 20 maggio 2018

Le “Virtù Cardinali” di Antonio Colloca nel santuario del Rosario a Cittanova

Carlo Andreoli

Nel santuario del Rosario, a Cittanova, nel soffitto dell’unica navata si può ammirare un ciclo di dipinti di Stefano Colloca (Vibo Valentia 1790-1852), che fu tra gli ultimi esponenti della “Scuola di Monteleone”. Nel lavoro, il maestro fu assistito da suo figlio Antonio Colloca (not. 1836-42); il quale ebbe modo di lasciare, nei pennacchi della cupola, quattro Allegorie delle Virtù Cardinali, proprie di sua mano, che si propongono come interessante saggio di iconografia.

Cittanova – Santuario Maria SS. del Rosario – Allegoria della Prudenza – (Antonio Colloca, 1836)

La Prudenza – virtù che consente, nella vita quotidiana, di discernere il bene dal male e quindi d’orientare i propri atti secondo un provvido criterio di saggezza – è impersonata da una donna: che, nel mentre rimira se stessa e il suo carattere all’interno d’uno specchio, intravede in esso le insidie che si parano alle spalle. Il serpente e la colomba, figurati in alto sulla destra, invitano, poi ad essere “prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”, secondo il noto passo del Vangelo di Matteo. Il vecchio canuto, in basso – il Tempo – ammonisce, infine, che lo scorrere della vita – la clessidra – sia sempre regolato sulla giusta misura – il compasso – ispirata da prudenza, onde avere un’esistenza certa ed al riparo da infortuni. Nella parte bassa del dipinto – un olio su tela – scorre l’iscrizione “Colloca Figlio Pin.”: che certifica come l’opera, al pari delle altre ritratte nei pennacchi, sia lavoro proprio di Antonio Colloca, figlio del più noto ed affermato Stefano Colloca. Una prova ragguardevole, di gusto neoclassico, che sulle orme del capofila Emmanuele Paparo mostra una sapiente conoscenza del repertorio iconografico.

Cittanova – Santuario Maria SS. del Rosario – Allegoria della Giustizia – (Antonio Colloca, 1836)

La virtù della Giustizia consiste nel pensare ed operare rettamente, nel rispetto di se stessi e del prossimo. Come tale s’atteggia a regina di virtù: ed ecco ch’essa viene presentata come donna cinta da corona e munita d’uno scettro regale. La bilancia sospesa dal puttino, ai suoi piedi, suggerisce l’equità a cui deve attenersi il suo responso; mentre il fascio littorio, imbracciato dall’altro, rivendica l’azione inesorabile che la sua sentenza deve sempre osservare. Nel basso, è una figura di donna che, premendo il seno, stilla latte: è un’allegoria della Pace che, albergando sempre all’ombra della Giustizia, procede di conserva con l’Abbondanza, nutrimento dei popoli.

Cittanova – Santuario Maria SS. del Rosario – Allegoria della Fortezza – (Antonio Colloca, 1836)

La Fortezza è la virtù che consente d’affrontare ogni umana avversità, serbando la costanza d’animo che sospinga l’operato verso l’esito migliore. Essa, dunque, ha uno spirito guerriero; che induce l’animo vessato da contrarietà a persistere tenace nell’affermazione di ragione. Appare, quindi, come donna che, mentre si fa scudo dei rovesci di fortuna, tiene pronta la spada per lottare. La colonna di marmo, cavalcata dal puttino, spiega il suo valore di elemento portante del carattere umano; mentre la targa d’oro, mostrata dall’altro, è l’insegna del trionfo che per essa si consegue. L’eroe che tiene a bada il leone sottostante esprime, infine, la sua tempra: che ammansisce, senza uccidere.

Cittanova – Santuario Maria SS. del Rosario – Allegoria della Temperanza – (Antonio Colloca, 1836)

La Temperanza, in ultimo, è virtù che induce a moderare l’ambizione umana, così da soddisfare ogni lecito appetito senza danno. Essa è illustrata, dunque, come donna che pone morso e freno al dromedario: animale che percorre, come “nave del deserto”, le distese sabbiose che pareggiano il sentiero della vita. E la sua condotta quotidiana, esemplata dalla coppia di puttini in alto a destra, verte nel moderare la passione, smorzandone l’eccesso: così come il vino è smorzato dall’acqua. Il suo frutto è la Purezza – impersonata dalla Dama con Liocorno – che consente d’affrontare con impavida lealtà le
occasioni della vita.