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L’arte della scagliola in Domenico Costa e Maurizio Ofrias

L’arte e oltre, di Carlo Andreoli – Per “lavorazione a scagliola”, nel campo dell’arte, s’intende l’esecuzione d’un intarsio policromo; ottenuto dipingendo, con l’ausilio d’un cartone, una lastra di gesso ancora fresca, fissata col calore nella sua cromia e lucidata. La tecnica sorse, agli inizi del ‘600, in Emilia; per imitare l’effetto del commesso di pietre dure: che bisognava di materiale raro e d’una lunga e costosa esecuzione. Giunse nel Meridione nei primi del ‘700, trasformando l’intento imitativo in autonoma forma d’arte. Ed ebbe, in Calabria, due maestri d’eccezione, che applicarono tale tecnica con risultati lusinghieri: Domenico Costa e Maurizio Ofrias.

S. Demetrio Corone – Chiesa di s. Adriano – Altare maggiore (Domenico Costa, 1731)

Dallo spoglio del catasto onciario di Strongoli, risulta che Domenico Costa sarebbe nato a Strongoli nel 1699 e nell’anno 1741 esercitava l’arte di “pittore in marmi finti” (V. Cataldo). L’opera sua più nota è l’altare maggiore della chiesa di s. Adriano a S. Demetrio Corone, firmata e datata al 1731.

S. Demetrio Corone – Chiesa di s. Adriano – Altare maggiore – Paliotto (Domenico Costa, 1731)

“Il paliotto dell’altare maggiore è interessante per la vaghissima composizione di stucchi a colori smaglianti e motivi floreali e con l’emblema di S. Basilio consistente in una colonna avvolta nelle fiamme e con la dizione: Talis est Magnus Basilius.” (G. Santagata, 1974). Sul listello di fondo corre l’iscrizione, in carattere maiuscolo nero: “Plasticogipsycum opus Dominici Costa – Anno Domini 1731”.

Mesoraca – Santuario dell’Ecce Homo – Altare maggiore – Decorazione a stucco policromo (Domenico Costa, 1739)

Nel santuario dell’Ecce Homo di Mesoraca, il Costa nel 1739 ha rivestito di stucchi policromi: l’altare maggiore, che ospita la ‘Madonna delle Grazie’ del Gagini; l’altare dell’Ecce Homo, che contiene la statua lignea di Frate Umile da Petralia; ed altri altari minori. Ma è nell’altare maggiore, ch’egli dispiega al massimo la sua virtù d’inventore e di decoratore: investendo della sua mirabile fantasia il paliotto, i gradi dell’altare, i piedritti che fasciano la nicchia e il piedistallo della Madonna gaginesca.

Mesoraca – Santuario dell’Ecce Homo – Altare maggiore – Dettagli del paliotto (Domenico Costa, 1739)

Il maestro usa un fondo nero in cui farfalle e uccelli dal piumaggio variopinto posano esterrefatti: increduli di vivere dentro una natura, ubertosa di foglie e di corolle turgide, che vuole celebrare nel creato il suo creatore.

S. Demetrio Corone – Chiesa di s. Adriano – Altari laterali (Maurizio Ofrias, 1750)

Maurizio Ofrias ((Torano Castello 1713-63) può dirsi un seguace di Domenico Costa: sia perché segue, nel tempo, le risultanze del Costa; sia perché, nell’apprenderne il partito inventivo ed esecutivo, mostra una minore efficacia. Proprio nella chiesa di S. Demetrio Corone, ai lati dell’altare maggiore del Costa, l’Ofrias eseguì, nel 1750, due altari, similari nel disegno: a sinistra, quello della ‘Madonna e santi’ ed a destra, quello di ‘S. Basilio’.

S. Demetrio Corone – Chiesa di s. Adriano – Altare laterale (Maurizio Ofrias, 1750)

Piuttosto semplice e schematico, nella sua impostazione architettonica, l’altare congegnato dall’Ofrias conserva pure una piacevole ricchezza pittorica: d’inventiva e di colori. Sebbene la sua “esecuzione baroccheggiante” si manifesti, infine, “lievemente rudimentale” (G. Santagata, 1974).

Torano Castello – Chiesa di s. Biagio – Altare della cappella del Sacramento – Dettagli del paliotto (Maurizio Ofrias, 1763)

L’Ofrias ha eseguito, ancora, nella chiesa di s. Biagio di Torano Castello, il paliotto dell’altare della cappella del Sacramento, firmato e datato al 1763. Ma sono i resti ormai di un’arte e di una tecnica, quella della scagliola, che volge verso il proprio esito.

Carlo Andreoli