di Carlo Andreoli
Nel Museo diocesano di Gerace si custodisce un’opera, che può dirsi un unicum nel panorama d’arte della Calabria. Si tratta del grande arazzo fiammingo (cm 380×564), che il maestro Jan Leyniers (Bruxelles 1630-1686) eseguì circa gli anni 1673-86. Posto, in origine, nel Palazzo vescovile di Gerace – dove sarebbe giunto per acquisto d’Idelfonso del Tufo, vescovo di Gerace nel 1730-48 – dopo due cicli di restauro – Pio e Silvio Eroli (1972) = Simonetta Portalupi e Nella Mari (2011) – la manifattura con ordito in lana grezza e trama in fili policromi di seta ha riacquistato la sua bellezza originaria, per essere ammirata come capolavoro d’arte della grande scuola arazziera delle Fiandre.

Meleagro incontra Castore e Polluce (arazzo, Jan Leyniers, 1673-86)
L’arazzo di Gerace, che forma quasi certamente il pezzo erratico d’una serie, fu eseguito su cartone di Charles Le Brun (Parigi 1619-90), facente parte d’un ciclo che il maestro francese avrebbe eseguito, nel 1658, su commissione di Nicolas Fouquet, ministro delle finanze di re Luigi XIV. (Giacomo Maria Oliva, Rogerius n.1, 2012). Il soggetto riprende un episodio della “Caccia del cinghiale calidonio”, così come narrata nel Libro VIII delle “Metamorfosi” d’Ovidio. Artemide, adirata con Eneo re di Calidone, manda un terribile cinghiale a devastare le sue terre. Al che, Meleagro, figlio d’Eneo, organizza una battuta di caccia, ove invita i maggiori eroi della Grecia; fra costoro, i gemelli Castore e Polluce e l’unica donna, Atalanta, che per prima ferirà il cinghiale, ucciso poi dallo stesso Meleagro.

Meleagro incontra Castore e Polluce (arazzo, Jan Leyniers, 1673-86) – Part.
In primo piano, si vede l’amichevole abbraccio tra il biondo Meleagro, sulla destra, e Castore, smontato appena da cavallo; mentre suo fratello Polluce è ancora in groppa al suo destriero. La figura astata femminile, alle spalle di Meleagro, rimane invero di dubbia identificazione; dato che l’unica donna presente alla partita di caccia, Atalanta, ha come attributo ricorrente l’arco e la faretra.

Meleagro incontra Castore e Polluce (arazzo, Jan Leyniers, 1673-86) – Part.
Di notevole bellezza, sono i particolari decorativi della scena. Coi levrieri guizzanti, dalle costole affioranti sulla pelle; i battitori, in vivaci costumi, che li aizzano alla preda; le ricche bardature dei cavalli; la verdura, ubertosa e variegata, del bosco di Calidone.

Meleagro incontra Castore e Polluce (arazzo, Jan Leyniers, 1673-86) – Part.
Sul margine inferiore dell’arazzo, circondato da un ricco festone, si ravvisa quindi la sigla “B-B”, intramezzata da uno scudo rosso, che marca la produzione originale degli arazzi di “Bruxelles-Brabant”; e la firma per esteso dell’autore dell’arazzo: quel “Jan Leyniers” che ha lasciato, tra l’altro, in Roma a Palazzo Chigi un magnifico ciclo d’arazzi dedicato alle “Storie d’Alessandro Magno”.

Meleagro incontra Castore e Polluce (arazzo, Jan Leyniers, 1673-86)
Il pregio dell’arazzo di Gerace è testimoniato dal fatto che nel museo dell’Hermitage di S. Pietroburgo si conserva una replica di dimensioni analoghe (cm 394х567), facente parte d’una serie di “Storie di Meleagro” realizzata dal Leyniers.

Meleagro incontra Castore e Polluce (arazzo, Jan Leyniers, 1673-86)
Mentre un’altra replica, così come rilevato dall’Oliva, è conservata in Francia in una delle sale del Castello Blé d’Uxelles di Cormatin, nei pressi di Cluny. Due luoghi d’arte eccellenti – l’Hermitage di S. Pietroburgo e la ricca collezione del castello di Cormatin – che rendono virtualmente eccellente anche il Museo diocesano di Gerace, che ha il vanto d’ospitare questo prezioso capolavoro.
