• 18 giugno 2018

L’altare dell’Ecce Homo ai Cappuccini di Corigliano Calabro

Carlo Andreoli

Nella chiesa di s. Anna o dei Cappuccini a Corigliano Calabro, sul fianco della navata maggiore, siede un altare dell’Ecce Homo che si qualifica come raffinata unione di scultura, pittura ed arte dell’intaglio ligneo.

Corigliano Calabro – Chiesa di s. Anna – Altare dell’Ecce Homo

La cappella che ospita l’altare fu istituita dai duchi Saluzzo nel ‘600 ed un tempo avrebbe avuto la volta affrescata. L’altare consta propriamente di un’ancona lignea, intagliata e dipinta, eseguita da bottega calabrese nella seconda parte del ‘600, che nella sua forma tripartita reca al centro un “Ecce Homo” in terracotta, di scuola spagnola di fine ‘500, ed ai lati due tele di “Angeli adoranti”, dovute al pennello di Ippolito Borghese (Sigillo not. 1601-27) che le avrebbe eseguite in una data prossima al polittico dell’altare maggiore della stessa chiesa, firmato e datato al 1607. Parte dell’altare è pure un paliotto di cuoio della fine del ‘600, sottoposto a restauro.

Corigliano Calabro – Chiesa di s. Anna – Altare dell’Ecce Homo
Ecce Homo (Scuola spagnola, fine ‘500)

Secondo fonti storiche locali, il mezzobusto in terracotta dell’Ecce Homo sarebbe giunto a Corigliano Calabro dalla Spagna per mano del padre cappuccino Matteo Persiani (Corigliano 1552-1649) – predicatore insigne e ministro provinciale di Cosenza nel 1605 – il quale fondò, nel 1582, sia il convento che la chiesa cappuccina, in origine intitolata a S. Maria di Loreto.

Corigliano Calabro – Chiesa di s. Anna – Altare dell’Ecce Homo
Ecce Homo (Scuola spagnola, fine ‘500)

“L’altare di legno è lavorato con mirabile magistero a bassorilievi, rappresentanti foglie, fiori, e pigne d’uva, eseguite con precisione e finezza incredibile; le colonnette, attorcigliate e passate da un festone intagliato, hanno base e capitelli lavorati. La statua dell’Ecce Homo, che il P. Matteo Persiani portò dalla Spagna, è di creta, ma dall’Artefice così bene modellata, così ritratta al vivo, che lo scalpello dei primi artisti non avrebbe potuto fare di meglio, ed è stata giudicata, capolavoro dell’arte.”

Giuseppe Amato, Crono-istoria di Corigliano Calabro, 1884

“Ai due corni di quest’altare, quale ornamento di esso, sono alzati due altri piccoli altarini dello stesso ordine, materia e lavoro, che hanno due quadri con Angioli in mesto atteggiamento ed in atto di adorazione, che al certo sono opera di artefice di vaglia.”

Giuseppe Amato, Crono-istoria di Corigliano Calabro, 1884

Corigliano Calabro – Chiesa di s. Anna – Altare dell’Ecce Homo
Angeli adoranti (Ippolito Borghese, c. 1607)

Riguardo ai due “Angeli adoranti” del Borghese, che racchiudono stupendamente l’altare, vale quanto osservato da Bernardo De Dominici nella sua biografia del pittore umbro.
“Molte cose egli dipinse a varie particolari persone; usando nelle sue Opere particolare amore, e studio in condurle a perfezione, cercando tuttavia di renderle speciose con la vaghezza, e freschezza de’ suoi colori: nella qual parte certamente il Borghese fu singolare (…) Egli è ricercato nel disegno, gentilissimo nelle parti, nobilissimo nelle idee, ed intelligente nel tutto. Le sue tinte son così vaghe, amene, e fresche di colore, che a’ nostri giorni conservano la stessa freschezza conchè furon dipinte”.
Bernardo De Dominici, Vite de’ pittori, scultori ed architetti napoletani, Napoli, 1742