La “Visione di s. Ignazio” di Ludovico Mazzanti a Vibo Valentia

di Carlo Andreoli

Unica opera nota, finora, di Ludovico Mazzanti (Roma 1686-Viterbo 1775) in Calabria – salvo l’accenno d’un suo intervento nella vecchia cattedrale di Mileto (Brutium 1962 n.1, p.12) – la Visione di s. Ignazio, olio su tela di cm 360×215, si trova oggi nella chiesa di s. Michele di Vibo Valentia, essendo stata in origine allocata nella chiesa del Gesù. Dell’opera fa conto lo stesso Mazzanti nella sua Nota de’ quadri: “In Monteleone di Calabria, Città della Casa Pignatelli: Quadro al altar Maggiore del Collegio de’ PP. Gesuiti rappresentante l’Apparizione di Cristo a S. Ignazio colla Croce in collo che gl’addita il ritorno a Roma essendone il Santo partito, e l’assicura della sua Protezione”. (Anna Lo Bianco, 2007) L’anno d’esecuzione della pala dovrebbe risalire circa il 1750.

Vibo Valentia – Chiesa di s. Michele
Visione di s. Ignazio (Ludovico Mazzanti, c. 1750)

Il soggetto – noto, propriamente, come “Visione di s. Ignazio alla Storta” – vanta diverse redazioni antiche (Domenichino 1620, Cerano 1622, Luca Giordano 1672, Andrea Pozzo 1688) ed illustra un famoso episodio della vita del santo spagnolo, istitutore nel 1540 della “Compagnia di Gesù”. Nel novembre del 1537, mentre Ignazio si recava a Roma assieme a due compagni, giunto alla Storta, stazione di posta dei cavalli sita sulla via Cassia, s’appartò in una piccola cappella per pregare; e lì ebbe la nota visione.

Vibo Valentia – Chiesa di s. Michele
Visione di s. Ignazio (Ludovico Mazzanti, c. 1750) – Part.

Narra Diego Laínez, uno dei suoi compagni: “Gli sembrò di vedere Cristo con la croce sulle spalle, e vicino a lui il Padre che gli diceva: Desidero che tu prenda costui come tuo servo. E così Gesù lo prese e gli disse: Desidero che tu ci serva. Perciò, provando una grande devozione per questo santissimo nome, volle che la congregazione si chiamasse la Compagnia di Gesù.”

Vibo Valentia – Chiesa di s. Michele
Visione di s. Ignazio (Ludovico Mazzanti, c. 1750) – Part.

Il Mazzanti, in gioventù, fu allievo di Giovan Battista Gaulli detto il Baciccia (Genova 1639-Roma 1709); esponente, sulla scena romana, di quel barocco ricco e fantasioso che traeva i propri umori dalla scuola ligure. Ma dell’esuberanza del maestro, egli seppe offrire una “garbata semplificazione”; per acquisire, quindi, nel suo stile “una vena sentimentale più estenuata, una sensualità fatta di grazia smagliante, un cromatismo che giunge a gamme perlate e squisite”; fino ad ottenere una “limpida bellezza” nelle sue figure (Anna Lo Bianco, 2007).

Vibo Valentia – Chiesa di s. Michele
Visione di s. Ignazio (Ludovico Mazzanti, c. 1750) – Part.

Nella pala di Vibo, tra un angelo guizzante dal contorto manto rosa e il corpo estatico del santo, ritratto nel volto al naturale, campeggia pure uno squarcio panoramico che riprende la trama del racconto. Nell’additare al santo il ritorno a Roma, per compiere il suo mandato ineluttabile, viene evocata per metonimia la Città eterna: nei resti di colonne, sulla destra; nel fiume placido, attraversato da un antico ponte; in una cupola, che appena s’intravede alle spalle del santo.

Giova osservare, infine, come nell’eseguire l’opera di Vibo, il Mazzanti abbia tenuto fede a due modelli. Il primo, a sinistra, fu eseguito dal suo maestro Gaulli circa il 1685; e si trova oggi collocato nel Museo d’arte di Worcester. Il secondo, a destra, fu eseguito dallo stesso Mazzanti per una chiesa di Fabriano entro il 1741. Due redazioni della “Visione di s. Ignazio alla Storta”, che hanno portato infine alla splendida pala di Vibo Valentia.