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La nascita del borgo S. Marco, di Leonardo Iozzi (IV parte)

Last updated on 15 Marzo 2017

Gentilissimo lettore, credo di averti fornito tutti gli elementi per giudicare; come cetrarese o come abitante in Cetraro hai avuto modo di ascoltare i relatori del convegno sul centenario della nascita del Borgo S. Marco e pertanto sei nelle condizioni di poter stabilire se in quella occasione siano state apportate aggiunte a quanto già risultava dalle mie ricerche sulla nascita del Borgo. Se non hai avuto modo di partecipare a quel convegno, puoi consultare il resoconto, pubblicato dal giornalino della Pro Loco, e fare le tue considerazioni.
Se non ho detto il vero, è giusto e sacrosanto che tu me lo faccia rilevare. Se io tacessi, non segnalando i torti ricevuti, equivarrebbe a dire, a chi non ha mai messo piede in un archivio, di considerarsi un ricercatore e di ritenermi un pavido, un debole. Cetraro è pieno di talenti, di grandi e colti memorialisti, ma i veri ricercatori sono rari. Da parte mia, ho sempre cercato il nuovo, il non noto e mi servo dei documenti, non delle ricerche altri.

Foto del 1936 della Clinica De Caro ricevuta, circa trent'anni fa, dal compianto amico Mario De Caro, figlio del prof. Benedetto
Foto del 1936 della Clinica De Caro, concessa all’autore dal compianto Mario De Caro, figlio del prof. Benedetto

Il Borgo, come ho già detto,  è sorto su “m.q. 22.220 di arenili in contrada Porticello – acquistati dal Comune – per essere ceduti, successivamente, al Comitato Pro Calabria Veneto – Trentino”.

I detti arenili iniziavano dalla proprietà di Marini Cesare (padre dell’avv. Pietro Marini) e finivano alla “proprietà coltivata” di Martini Luigi. In particolare, gli acquisti riguardavano:

M.q. 9620 d’arenili dal Signor Sandelli Sampiero alla ragione di lire 0,15 al m.q. e quindi per la somma di lire 1443, 00;

m.q. 4800 dal Sig. De Caro Eduardo alla ragione di lire 0,40 al m.q. e quindi per l’importo di lire millenovecentoventi. Il Comune s’impegnava a costruirgli, nella parte del terreno non ceduto, la casetta già esistente.

M.q. 7800 dal Sig. Cav. Giovanni Giordanelli corrispondendo a questi la somma di lire milleottocentocinquanta e assumendo l’obbligo del pagamento della restante somma di lire duemilaseicentosettantaquattro tuttora dovuta al demanio per quota arretrata.

I tre proprietari citati cedettero i loro arenili a condizione che venissero compensati dai proprietari degli arenili posti a nord (Eboli) e a Sud (Reggio) del progettato villaggio. I proprietari degli arenili non occupati dalle parte  d’Eboli erano Ricucci Salvatore, Del Trono Raffaele e Panfili Giuseppe; i proprietari verso Reggio erano De Caro Gennaro e Martini Luigi.

Sampiero Sandelli (Santelli) viveva a Cetraro da molto tempo e nel 1892 aveva sposato la signorina Ausonia Casareto.  Egli aveva fondato, in Cetraro, assieme a 12 compagni, una “ grande fabbrica e stabilimento di mattoni, mattonelle, cementi, legnani, calce, tegole”. Sua era anche la fornace situata nel lato mare dell’attuale palazzo Lucibello. Santelli, successivamente, ebbe un arenile dopo il torrente S. Giacomo e la località, con una bella villa, ancora nel  1950 veniva chiamata “Sandella”. L’impresa del Santelli cominciò a decadere dopo la morte, sul fronte austriaco, dell’ufficiale Ugo Santelli. Negli atti di morte è scritto: “L’anno 1915 ed allì venti del mese di novembre nell’Ospedaletto da campo 110 in Quisca (Gorizia) mancava ai vivi,…in età d’anni diciannove, il Sottotenente Santelli Ugo…, nativo di Cetraro,… figlio Sampiero e di Ausonia Casareto…”.

Nel 1909 Donati Giuseppe (don Peppe), a. 21, operaio cementista, domiciliato a Faenza, addetto alla costruzione del Borgo, sposava Fani Mariuccia (Marianna?). Nel  maggio del 1910 alla Marina di  Cetraro si “festeggiò con ballo e misica, e con offerta di dolci e liquori, il battesimo” della graziosa e bella neonata Ester, figlia del capostazione Tranvaglia” (L’Aurora). Nel 1913, moriva nel Borgo, Borsa Giuseppe, operaio, a. 19, nato a Turano (Milano). Nello stesso anno, nella contrada Marina, moriva di giorni tre Fani Giuseppe, figlio di Felice, calzolaio, e di Guida Assunta. Nel 1918, nella  sua casa del Borgo, moriva Sirimarco Maria Giuseppa, a. 58, nata  Sant’Agata D’Esaro, del fu Beniamino e della fu Martorelli Cecilia, moglie di Carlo Cesareo, possidente.

Da una relazione del consigliere comunale Agostino Quercia (Arora), illustrata durante l’adunanza n. 264, del 29 dicembre 1920, risulta che il Borgo, nato da circa dieci anni, era lasciato “in uno stato di abbandono”. Due anni dopo, ossia il 1922, le autorità comunali candidamente ammettevano che le palazzine del Borgo si andavano “sempre più deteriorando”.

Intanto, il Consiglio, con  una delibera del 18 luglio 1822, approvava l’impianto di illuminazione elettrica nella frazione Borgo marinaro  per una potenza di 750 candele, la cui energia doveva essere fornita dalla ditta Favretto.

Dalla delibera n. 383, dell’otto ottobre 1922, si apprende che erano sorte tante case “intorno al Borgo” e che il nuovo villaggio, a causa del crescente traffico, andava sempre più “rifiorendo di folta popolazione di lavoratori” e che ciò nonostante, per ragioni di economia, lo Stato aveva soppresso la “seconda scuola” istituita due anni prima.  Dalla stessa delibera, si evince che gli alunni erano più di settanta e da iscriversi “a quattro classi”. Il Consiglio, presieduto dal sindaco Giuseppe De Caro, deliberava di pregare, tramite una istanza, la benemerita Opera Nazionale contro l’analfabetismo perché, con generoso atto, assegnasse ad una maestra del luogo le soppresse due classi. Le autorità comunali segnalavano, come maestra, la signorina Fedora Coppola, cugina della titolare Maestra del Borgo (la figlia del De Giacomo).

Il Consiglio comunale, con il solo voto contrario del settentrionale Luciano Ghezzi (padre dei barbieri Rocco, Trieste e Amerigo), autorizzava, nell’adunanza del 10 ottobre 1922, il giovane sindaco Giuseppe De Caro (1892 – 1959), uomo schivo e riservato, a “vendere le indicate palazzine ed il fabbricato di proprietà del Comune, adibito a scuole comunali”, con la motivazione che erano “di scarsissimo rendimento per il Comune”. Veniva, altresì, precisato che il ricavato doveva essere destinato all’acquisto di cartelle del debito pubblico, la cui rendita doveva essere vincolata al pagamento delle rate di ammortamento dei mutui già richiesti per la costruzione degli edifici scolastici e la sistemazione dell’acquedotto. Non venne costruito alcun edificio scolastico e né venne costruita la casa del marinaio.

La decisione sopra riportata, in assenza del disciolto Consiglio comunale, veniva confermata, con delibera n. 430, il 18 ottobre 1923, dal Regio Commissario straordinario, rag. Giovanni Pezzella. Il nuovo Commissario prefettizio Ciro Del Trono, constatato che il servizio relativo all’Amministrazione del Borgo” si era dimostrato “molto deficiente e difettoso, il 30-5-1924, nominava amministratore del Borgo il prof. Giovanni De Giacomo, affinché vigilasse sul buono andamento delle case del Borgo, curandone, nei limiti del possibile, la nettezza e la buona manutenzione  e denunciandone i casi di subaffitto. Nella delibera n. 498, del 18 agosto 1925, si parla della necessità di riparare il tetto di ogni palazzina, perché  quello esistente, fatto ad astrico a cemento, rendeva le palazzine dei veri forni crematori.

Il citato Commissario procedeva agli atti finali della vendita delle palazzine; dopo due aste pubbliche andate deserte, il 2 ottobre 1925 deliberava “di porre in vendita le palazzine del Borgo marinaro a licitazione privata su la base di lire 16.000 per ciascuna delle quattro palazzine site sulla piazza e di lire 15.000 per le altre (quattordici)”.

Gli amministratori comunali, che, per ragioni di bilancio, presero l’iniziativa di vendere le palazzine del Borgo S. Marco, si resero responsabili di un atto grave sotto l’aspetto puramente morale. E’ significativo, a riguardo, l’opposizione nel 1926, oltre che dei cittadini, di quattro consiglieri comunali (dottor Leopoldo Giordanelli, Achille Occhiuzzi, Francesco Occhiuzzi e Agostino Picarelli), i quali, memori dello spirito che aveva animato il Comitato, nonché i cetraresi Ferdinando De Caro e Giovanni Giordanelli, facevano giustamente  rilevare, al Commissario prefettizio (Podestà) Cirò del Trono ( 1900-1987), come tale vendita, a determinati prezzi e condizioni, non avrebbe favorito l’acquisto di una casa da parte del povero.

Secondo il De Giacomo (Athena Calabra), l’iniziativa che portò all’edificazione del Borgo fu un “nobile proposito”. Sempre a parere dello storico cetrarese, la vicenda del Borgo, a meno di un lustro dal terremoto del 1905, si rivelò “un insuccesso”, perché il nobile fine non fu “raggiunto”. Egli ci dà la spiegazione di tale insuccesso là dove, uscendo dal generico e rifacendosi a discorsi allora noti a tutti, affermava: Si disse che “mutate circostanze” fecero “mancare lo scopo nobilissimo” “per il quale il Borgo era stato edificato (eran, forse, scomparsi tutti i bisognosi…?)”.  Il De Giacomo alludeva a Cetraro Nova, che nel n. 4 del 29 maggio 1910, aveva sostenuto che il marinaio ormai aveva raggiunto un livello sociale relativamente discreto da possedere case migliori di tanti altri cittadini.

Da una delibera del 9 agosto 1926 risultano i primi acquirenti delle palazzine e tra essi figurano il signor prof. Giovanni De Giacomo, Marsico Elisa di Salvatore e il sig. Vincenzo Cesareo.

Nel 1933 muore Fani Giuseppe, fu Leonzio, a. 84, nato a Tortoreto Nerito (Teramo), ferroviere.

Per opera del prof. Benedetto De Caro, alla Marina di Cetraro nasceva la “Clinica Medico – Chirurgica con annessa casa di cure autorizzata con Decreto del 20 nov. 1936”.  In un opuscolo è detto: “…in detto Istituto vengono, a turni domenicali, ben quattordici Professori Specialisti della R. Università di Napoli, i quali con tariffa decorosa al loro grado professionale, danno consultazioni a chiunque  creda e voglia presentarsi nello Istituto”.

Fino al 1950, gli abitanti del Borgo, nonostante gli importanti negozi di Caldiero, di Lucibello, di Siani, di Donati, di una rivendita di Sali e Tabacchi della famiglia Fani, di alcune falegnamerie e di una trattoria, gravitavano attorno al centro storico. Il Borgo si animava, acquistando particolare vivacità, quando i pescatori, per ragioni di lavoro, scendevano alla Marina o al loro rientro con le loro barche dopo la pesca.

Dispongo di tutti gli articoli dello Statuto, della relazione del Cav. Giovanni Giordanelli, della storia della clinica Benedetto De Caro e di molti altri atti e documenti riguardanti i marinai. Sono a disposizione per eventuali chiarimenti.

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