Con l’arrivo dei benedettini intorno al 1090, in Cetraro,si è diffuso il culto di San Benedetto. Da allora la sua immagine è legata a filo doppio a questo luogo in cui si venera con profonda reverenza.
San Benedetto è il campione, l’eroe che tiene in mano amorevolmente le chiavi del nostro paese e ci protegge come un antico guerriero.
E’ patrono di Cetraro ed èonorato da tutti i cetraresi anche da chi cattolico non è.
I cetraresi esprimevano la loro identità attraverso mura, torri, campanili ,tradizioni ed anche attraverso San Benedetto, arruolato in servizio permanente a difesa e tutela della comunità . Pescatori, marinai, contadini, artigiani, ve ne erano tanti un tempo. A loro pensava Sandu Benadittu E Benedetto, era il nome che più spesso i cetraresi davano ai loro figli.
Si ricorreva a lui per chiedere al mare abbondanza di pesci, per avere un buon raccolto, per avere il buon tempo o la pioggia ed egli rendeva fertili i campi, il mare ricco di pesci ed il lavoro non mancava. I cetraresi nutrivano per lui un affetto profondo come fosse una cara persona di famiglia.
A conferma di ciò, il De Giacomo riferisce le parole che gli affidò un sacerdote “ …a San Benedetto onori e pur qualche biglietto di banca, a Gesù che è Gesù ,il Cristo risorto senza il quale nessun santo sarebbe santo…nulla ,nulla…”
Un tempo il giorno di Pasqua, insieme a Gesù risorto si traevano in processione anche San Benedetto e Santa Scolastica, e ciò ricordo ad ulteriore testimonianza di quanto fosse intensa la devozione dei Cetraresi verso il Santo. Per ogni problema si ricorreva a lui e a lui si pregava e si offrivano praebendae.
La sua festa si celebrava il 21 marzo (poi, per motivi liturgici fu spostata all’11 luglio)e si portava in processione il simulacro e poi giù alla marina perché toccasse il mare e, se era in tempesta e navigare si rendeva impossibile, si immergeva nelle acque il pastorale ed il mare si riempiva di pesci.
Nei periodi di siccità , il popolo andava in chiesa a pregarlo, perché facesse piovere, ma spesso accadeva che la preghiera non sortiva l’effetto sperato. Allora tutta la gente andava a chiedere al parroco che la statua di San Benedetto venisse esposta, “misa ‘ ntronu”,con l’abito delle grandi occasioni. Si tenevano nove giorni di preghiere. Niente pioggia?! Allora si passava ad altro metodo, un metodo un po’ cruento, di certo lascito di antichi riti pagani, greci e latini.
San Benedetto veniva spogliato dell’ampia cappa, legato con corde e funi e posto in penitenza e se ancora non se ne ricavava nulla, veniva portato in processione per le vie del paese , mentre i contadini si castigavano battendosi “ ccu li currìji” che tenevano ai pantaloni.
Fu proprio durante una di queste processioni, che, come raccontava mia nonna, “nu frustìjiru”, venuto a Cetraro per affari, assistendo alla scena, cominciò a schernire i Cetraresi ed il Santo con queste parole :
“ Ah, cchi ciuti! ‘A ssu zì bbecchiu jati truvannu gràziji?”
E ridendo e sghigazzando,se ne andò “ mbacci ‘a via ‘i Rota” per raggiungere la marina. Appena giunse alla Sintinella, venne giù “ na mata d’acqua, ca si nò n’avijì avutu i pìedi lìeggi” e se non avesse avuto prontezza a rifugiarsi nella nicchia dell’edicola d’a Madonnella ‘i Positanu, sarebbe affogato, trascinato dalle acque della tempesta che si era abbattuta improvvisa sul paese.
Allora, dovette ravvedersi, il forestiero, e così tornò indietro. La statua del santo era nell’atrio del palazzo al centro della piazza, dove tutti si erano rifugiati era stata portata per porla al riparo e riconobbe, prostrandosi ad esso, la sua grandezza, incitando i cetraresi a rendergli ancorae sempre onore, con queste parole: “ Cchi Sandu granni c’aviti a ssu Citraru!! Tenetivilu caru! Ca tortani circati e tortani vi mmanne!”
Questa è solo una delle storie narrate dai nostri nonni ed altre ancora ce ne sono che parlano di San Benedetto come di persona viva che agiva sul nostro territorio. Narrazioni che lo vedono protagonista, che testimoniano la sua grandezza ed il suo amore verso la città ed il suo popolo.
Storie affascinanti, misteriose fatte di miracoli ed apparizioni, che ricordano gli attacchi dei Turchi, di quando cercarono di depredare il paese, ma anche episodi e vicende che narrano di come il monaco eliminò le ingerenze dei nobili dei paesi vicini, ed altre ancora.
Momenti della nostra storia che provano la cieca devozione per San Benedetto, dei cetraresi , i quali si sentivano protetti ed al sicuro sotto la sua mitra ed il suo pastorale, quel pastorale che come molti anziani affermano, allontanò dal paese le bombe durante la II guerra mondiale.
Storie che forse hanno il sapore di favola ma che spesso trovano riscontro nella realtà.
Fino a qualche tempo la processione rispettava l’antico rito: la statua veniva presa dalla chiesa dai contadini e portata fino alla Porta di Mare, da qui la prendevano in consegna i pescatori che la trasportavano fino al mare, dove le loro imbarcazioni attendevano per accoglierla e solcare le acque, affinché il vecchio santo le benedicesse. L’imbarcazione si fermava e la statua veniva sollevata e le si faceva sfiorare le acque del mare. E così ci si assicurava un anno di reti piene. Ancora oggi i riti devozionali e processionali, seppur affievoliti ,si praticano. La processione sul mare è vera attrazione. Perché il tempo cambia persone ,luoghi e sentimenti. Ma ancora , ricordiamo le voci delle nostre nonne che cantavano così:
Sandu Benadittu miu benignu
prutetturi di chistu rignu
prega a Diu ca ni si dignu
terramotu no’ ni vegne
Sandu Benadittu miu benignu
Di pregari jí no ‘ssu’ ddignu
Pregannelu l’eternu Patri
Ca ni li perdune li nùosri peccati
Populu miu fa penitenza
Populu miu nò peccadi’cchiú
‘ ngjì Santu Benadittu ca ‘ ngi penze
Di pregadi lu nùosru Gesù.
‘ Ngi vulé na trumma d’oru
Ppe’ nu filici cori
Lavudamu chissu Santu
Santu Benadittu si merite tantu.
Epperò a San Benedetto si rivolgevano anche le ragazze in cerca di marito e così pregavano cantando:
Sandu Benadittu miu benignu
Tanda brutta no ‘ ngi signu
Nu picca’ i doti puru ‘a tìegnu
Mannamilu nu bùonu cumpagnu.
Ea volte accadeva anche questo miracolo.
