I racconti di Marina: “C’erano una volta a Cetraro le elezioni e la campagna elettorale…”

Le campagne elettorali , un tempo, erano una battaglia ma anche una festa. Incontro e competizione, un momento sacro ed un rito pagano. Vi erano piccoli eserciti di volontari, in gran parte giovani, e avevano una specie di staff che li guidava. Quel che è certo, è che era un momento centrale della democrazia moderna. Ora tutto si è si trasformato e soprattutto la rete ed i social hanno preso il posto della parte più affascinante, i manifesti, i volantini ed i comizi. I manifesti, erano allora, una forma di occupazione duratura con colori e simboli si modificava l’arredo urbano. Il paese veniva sommerso da questa variopinta tappezzeria. Manifesti a tutti i muri, in tutti gli angoli, lungo i marciapiedi. Insomma, manifesti a perdifiato.


L’Affissione del materiale di propaganda coinvolgeva attivisti e lavoratori di qualunque schieramento. Non era raro, però, vedere ragazzetti armati di scale ,di pentolini ,colla e pennello che affiggevano manifesti con falci e martelli comunisti, con falci e martelli socialisti e con scudi crociati democristiani. Si faceva a gara per la conquista degli spazi fisici su cui apporre il manifesto con il simbolo e la lista del proprio partito e allo stesso tempo ci si adoperava con vere e proprie strategie per eliminare i manifesti dello schieramento avversario. Si cercava di affiggerli più in alto possibile, così da scoraggiare gli antagonisti che nella notte, di certo, avrebbero tentato di strapparli o di nasconderli, incollandovi sopra quelli del loro partito. Un agone! ma in fondo ci si divertiva.


Epperò erano soprattutto i comizi che rappresentavano una conquista sonora della piazza e che servivano a farsi un opinione e non a fare spettacolo. Nessuno poteva ambire ad una candidatura se non fosse stato bravo in un comizio. Ed erano simpatiche scaramucce, nel prima e dopo elezione e durante i comizi. Si metteva in campo la migliore fantasia: si liberavano polli nelle piazze ed i preti democristiani suonavano le campane mentre parlavano gli avversari di sinistra. Il più bello dei comizi verità è quello di Totò : “ per Roccasecca non potrò fare un cacchio. Non votate per me!”.


Anche noi nel nostro paesello, avevamo i nostri politici oratori ed i nostri palchetti. Di solito si districavano in arzigogoli di frasi per incantare la folla accalcata, cercando di demolire la personalità dell’avversario. Alcuni tromboni declamavano teatralmente ed in modo divertente e non parlavano alla mente ma al ventre della gente che sceglieva il più sarcastico e il più potente. A ’chiazza era il luogo della alfabetizzazione politica. Il pubblico era il vero protagonista e le parole del comiziante si perdevano nelle prime file mentre le bandiere entusiasmavano. Piccoli gruppi di avversari o di indifferenti restavano silenziosi ,ma la moltitudine aveva un’unica bocca e uniche mani. Dal balcone, oggi trasformato in finestra, sulla Farmacia del Gallo, erano soliti fare il comizio quelli del PLI e spesso lo teneva un certo Pistorino che, mi assicura Mario Volati, faceva tanto divertire per le battute satiriche con cui riempiva i suoi discorsi. Dal balcone ‘i Gustinu i Frisckiettu, si tenevano i comizi della Dc. Parlò da quel balcone anche Giuseppe Militerni. Una volta, dopo aver finito la sua azione oratoria, se ne tornava alla Sezione in Via Roma, insieme a Gino Leporini, Rosario Matta e gli altri amici, ed il corteo fu accompagnato dalla canzone “Bianco Fiore”. Ma ad assistere al comizio c’era anche un gruppo di ragazzi, tra cui Mario Volati, Lucio Ruggiero, Lucio De Pasquale, Rolando Spaccarotella, che si erano seduti alla Peducchiara dietro il chiosco dei gelati, ed appena sentirono : “ O bianco fiore simbolo d’amore/ con te la gloria della vittoria,,,/ si misero a cantare a squarciagola “Bandiera Rossa” e subito intervenne il maresciallo dei Carabinieri dell’epoca a zittirli a suon di “curriati”.


La politica dei tempi passati era dominata da figure di spicco autorevoli e provenienti da famiglie influenti epperò molti altri personaggi erano attivi in politica ricordo tra i tanti , Pascali i Ceci, Cicciu i Marti , Duminicu i Chiummuni,Giuvanni i Cirmella, Celestino, Peppino Iannuzzi, Per assistere ai comizi si riversava nella piazza tanta gente e spesso i battimani scrosciavano come una grandinata sui tetti ma qualcuno, ogni tanto, usava anche le pernacchie. Celestino era un bravo cristiano, onesto,buono ed orgoglioso dei suoi ideali. Appariva burbero e le sopracciglia lievemente alzate sui lati lo facevano sembrare quasi cattivo, ma non lo era affatto. Sul bavero della giacca portava una spilla in metallo con l’effige di Mao Tse-tung. Spesso si fermava a parlare con mio padre di politica e dei diritti dei lavoratori.

A quel tempo il “Bianco fiore “ la faceva da padrone con la sua arroganza totalitaria supportata dalla Chiesa. Celestino era marxista leninista e dunque ateo ed anticlericale. Insieme al suo compagno ed amico Peppino ha lottato fino alla fine per gli ideali in cui credeva. Con loro si è estinta una classe di uomini che ha vissuto credendo nella carità della politica e nella rivoluzione attuata dal popolo. Fatto sta, che a quell’epoca tutti i comizi erano attesi e tutti si tenevano in piazza, quello di Celestino era atteso da sostenitori ed avversari. Ai comizi si accorreva da ogni parte del paese, si andava anche per ridere, per sghignazzare, per celiare, per applaudire anche quando non si capiva il significato.


Quella sera un venticello leggero aleggiava sulla piazza ed il pubblico era numeroso. Celestino con a fianco il compagno Peppino era salito sul piccolo palco su cui prima avevano issato la bandiera rossa ed iniziò come di consueto a gran voce: “Compagni ! “ “Prrrrrrr”! Dal fondo della piazza , si alzò una flebile pernacchia. Celestino non dette peso e continuò :Lavoratori !“ Prrrrrrrrrrrr” pernacchia più sostenuta, quasi di petto. Egli non si scompose e con più veemenza urlò d’un fiato: “ Marxisti! Leninisti!” e “prrrrrrrrrprrrrrprrrrrr” si liberò nell’aria una pernacchiona fatta con passione. Vi fu un fragore unanime di risate. Celestino rosso in volto, scoppiò :”fammi ‘a pirnacchia ‘mbacci ‘sta……” ed aggiunse in perfetto italiano “se scopro questo figlio di puttana lo prendo a calci in culo!” E una pernacchia intermittente” prrrrrr… prrr… prrr… prrrr” vibrò nell’aria mentre l’autore( ‘Ndoniu ‘i babbilonia ) si allontanava indisturbato e sicuro che l’amico e vicino di casa, Celestino, non lo avrebbe mai scoperto o in caso contrario lo avrebbe perdonato. Del resto la scena si ripeteva ad ogni suo comizio ma di solito non gli dava peso e continuava la sua orazione, il compagno era molto intelligente e sapeva che la pernacchia era ed è uno strumento pacifico di contestazione e pone la vittima nella condizione di soprassedere per non peggiorare la situazione, ma quella volta non riuscì a resistere.