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Girolamo Imparato nella chiesa di san Gaetano di Cosenza

Secondo quanto riportato da Bernardo De Dominici – nel suo famoso libro Vite de’ pittori, scultori ed architetti napoletani, volume II, Napoli, 1743, pagg. 215-16 – il pittore napoletano Girolamo Imparato (o Imperato) aveva preso in moglie una donna, la cui famiglia era originaria di Cosenza; e contava dei congiunti “che molto agiati di beni di fortuna in quella Città dimoravano”.

E fu così che il suocero del pittore – residente in Napoli, dove svolgeva la mansione di curiale o di medico, ma “oriundo della Città di Cosenza” – per aderire alle richieste dei parenti cosentini, che volevano farlo parte dei beni di famiglia, “si risolvè mandarvi uno de’ suoi figliuoli, per appagare almeno così il desiderio de’ suoi parenti”.

E la frequentazione cosentina del cognato del pittore, si tradusse presto in occasione di lavoro per Girolamo Imparato; dato che egli “nel giungere a Cosenza altro non fece, se non che far palese la virtù di Girolamo suo cognato nell’arte della pittura”.

Frutto di tanta gratuita pubblicità – sempre nel racconto, che ne fa il De Dominici – furono “molti lavori per varj particolari”: inciso che farebbe pensare a numerose commissioni derivate da privati.

Ma visto il successo riscosso dal pittore per questi lavori occasionali, non “passò molto tempo, che lo chiamò a Cosenza per dipingere una Cappella ad alcuni Signori di quella Città”.

Su quest’ultima incombenza, il De Dominici professa un’aperta incertezza, dichiarando che “della qual’opera a noi non è pervenuta una distinta notizia, né quali fossero quei Signori, che tale incombenza gli diedero, dicendosi solamente, che nella Chiesa di S. Domenico sia la Cappella da lui dipinta, della quale dipintura ne fu egli largamente rimunerato”.

Fin qui procede la testimonianza di Bernardo De Dominici sul passaggio a Cosenza di Girolamo Imparato.

Ora, posto che dell’Imparato si conoscono in Calabria due opere soltanto – l’Annunciazione di Castiglione Cosentino, firmata e datata 1591, e l’Immacolata di Vibo Valentia (ora nel Museo Diocesano di Nicotera) firmata e datata 1606 – tanto da far concludere, nella letteratura d’arte, che di lui in Calabria “null’altro rimane” oltre a tali opere; ci pare che tale giudizio possa essere riformato attribuendo all’Imparato la pala d’altare collocata propriamente nella chiesa di s. Gaetano di Cosenza: una Sacra Famiglia che viene citata nelle guide come “opera di un anonimo pittore napoletano della prima metà del 1600”.

Cosenza – Chiesa di s. Gaetano – Sacra Famiglia – Particolare
Cosenza – Chiesa di s. Gaetano – Sacra Famiglia – Particolare

Nel dipinto di Cosenza, vi sono di fatto alcuni tratti inconfondibili dell’arte di Girolamo Imparato. Primo, fra tutti, quell’Eterno Padre – avvolto nel manto rosso fuoco, col braccio teso a benedire mentre l’altro posa sopra un globo – che è già dato riscontrare, per esempio, nell’analoga figura della Croce dei Sette Sacramenti della chiesa di s. Elia a Pianisi, del 1603.

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Il capo chino barbuto di san Giuseppe mi sembra foggiato, invece, sul modello analogo dell’Adorazione dei pastori di mercato antiquario.

A sinistra: Cosenza - Chiesa di s. Gaetano S. Giuseppe A destra: Mercato antiquario Adorazione dei pastori Particolare
A sinistra: Cosenza – Chiesa di s. Gaetano S. Giuseppe
A destra: Mercato antiquario Adorazione dei pastori Particolare

Ed uno studio di preparazione del medesimo tema iconografico, è dato rinvenire nella raccolta di disegni del museo di Copenaghen, recante la dicitura Trinitas terrestris.

Copenaghen Statens museum for kunst Trinitas terrestris (1604-07)
Copenaghen – Statens museum for kunst  – Trinitas terrestris (1604-07)

Ed in effetti, la pala d’altare della chiesa di s. Gaetano di Cosenza altro non sarebbe, se non una replica – non si sa, se precedente o successiva – della Trinitas terrestris della chiesa di s. Giuseppe dei Ruffi di Napoli: “assegnata all’Imparato da Leone De Castris” nel 1991 (S. Falabella, s. v. Imparato, in Enciclopedia Treccani).

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Carlo Andreoli

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