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L’informazione che mancava

L’Arte e oltre, di Carlo Andreoli

Giovanni Angelo D’Amato a Tropea

La chiesa conventuale di s. Maria della Sanità di Tropea – eretta per volontà dei padri cappuccini nel 1598 – conserva nel fondo dell’unica navata un’ancona lignea, intagliata e dorata, risalente al secondo decennio del sec. XVIII. Essa include una pala della “Madonna della Sanità”, firmata dal maestro di scuola napoletana Giovanni Angelo D’Amato (Maiori not. 1576-1615).

Tropea – Chiesa di s. Maria della Sanità – Presbiterio ed altare maggiore

L’opera consiste in una tela ad olio di cm 305×200, restaurata nel 1975. Il soggetto raffigura propriamente una “Madonna incoronata col Bambino e ss. Francesco d’Assisi e Francesco di Paola”; nel fastigio, è presente un riquadro dello “Eterno Padre”. In calce, scorre l’iscrizione: “IO.s ANG.lus DE AMATO PIN”. Nella trabeazione dell’ancona spicca, al centro, l’arme della Famiglia Tranfo.

Tropea – Chiesa di s. Maria della Sanità – Madonna della Sanità (Giovanni Angelo D’Amato, c. 1610-12)

Secondo un’autorevole fonte locale (Francesco Sergio, Chronologica collectanea de civitate Tropea, 1720), committente del dipinto fu il barone di s. Agata di Crepacore Don Alessandro Tranfo (1580 – 1612), il quale volle fosse fatto a sue spese il quadro della Beata Vergine sotto il titolo della Sanità.

Tropea – Chiesa di s. Maria della Sanità – Madonna della Sanità (Giovanni Angelo D’Amato, c. 1610-12)

Una nota di spoglio delle cedole bancarie napoletane (Eduardo Nappi, Ricerche sul ‘600 napoletano, Milano, 1992, pag. 46) registra come il 16 settembre 1610 fosse versato al D’Amato un acconto di 20 ducati per  “una immagine chiamata la Madonna della Sanità che l’ha da fare”.

Tropea – Chiesa di s. Maria della Sanità – Madonna della Sanità (Giovanni Angelo D’Amato, c. 1610-12) – Part.

Tale circostanza, oltre a datare l’esecuzione dell’opera come avvenuta circa nel 1610-12 – in un periodo, dunque, tardo della produzione del D’Amato, ch’esordisce ad Atrani nel 1576 con un polittico ispirato ai modi del suo maestro Giovan Bernardo Lama – potrebbe, forse, spiegare la diversità di tratto riscontrabile tra i due registri – inferiore e superiore – della pala. Addebitando il registro superiore, che denuncia una maniera tenera non del tutto propria del maestro, al contributo di suo figlio Giovanni Antonio D’Amato (Napoli not.1594-1643), ch’ebbe modo sovente di collaborare alle imprese del suo maestro e genitore.

Napoli – Chiesa dell’Istituto Suor Orsola Benincasa – Madonna di Costantinopoli (Giovanni Antonio D’Amato, 1600-10) – Part.

Un dettaglio della “Madonna di Costantinopoli” – della chiesa dell’Immacolata, interna all’Istituto Suor Orsola Benincasa di Napoli – eseguita da Giovanni Antonio D’Amato proprio nella prima decade del ‘600 offrirebbe, di fatto, uno spunto singolare per accostare l’esecuzione di parte del dipinto di Tropea alla mano propria dell’ancor giovane maestro. E così spiegare il mutamento di stile – improntato ad un pietismo di compunta eleganza, estraneo alla temperie di Giovanni Angelo D’Amato – ravvisato dalla critica nell’opera firmata di Tropea.

Carlo Andreoli

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