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Giovan Battista Santoro nella chiesa di Portosalvo ad Ischia

Primo luogo d’incontro per chiunque giunga ad Ischia in aliscafo, la chiesa di s. Maria di Portosalvo s’annuncia, tra gli ulivi, col suo pronao neoclassico che riecheggia i clamori del molo d’attracco, levati intorno al Cristo Redentore. Voluta dal re Ferdinando II di Borbone, la chiesa venne inaugurata il 19 luglio 1857 e intitolata alla Madonna di Portosalvo, patrona della gente di mare. Ma in essa sono pure venerati i due santi protettori della Casa dei Borbone: s. Giuda Taddeo, estremo aiuto dei casi disperati, e s. Francesco di Paola, emblema vero di santità popolare in quello ch’era il Regno delle Due Sicilie.

E proprio nel braccio destro del transetto della chiesa, si trova l’altare di s. Francesco di Paola; che ha una tela ad olio di Giovan Battista Santoro da Fuscaldo dipinta nel 1855.

Il quadro raffigura il celebre miracolo della Traversata dello Stretto di Messina, compiuta dal santo e dai suoi confratelli sopra il suo mantello. Ed ha un tocco vivido di originalità in quel verde increspato delle onde, che sfuma in un vapore di rosa e di celeste entro il quale prende corpo il sacro evento: il gruppo trepido dei frati si consegna ardimentoso nelle mani del Signore e scioglie, in nome suo, ogni vincolo terreno di natura.
Estranea all’iconografia tradizionale appare la presenza del ragazzo, sulla sinistra in basso della tela. E dato che l’opera fu eseguita per espresso desiderio di re Ferdinando II di Borbone, molti hanno opinato che il ragazzo sorridente ritratto nella tela altro non sia che un’impronta personale del sovrano giovinetto: che avrebbe così voluto essere parte del miracolo più noto del santo del suo regno.

All’epoca di esecuzione del dipinto d’Ischia, Giovan Battista Santoro (Fuscaldo 1809 – Napoli 1895) era già un maestro piuttosto accreditato, sia in Calabria che in altri luoghi del Regno delle Due Sicilie. Nel 1838, egli aveva eseguito per il Duomo di Cosenza uno Sposalizio della Vergine, che si trova oggi collocato nella prestigiosa sede della Cappella del Pilerio; e nel 1846 aveva dipinto per la chiesa cosentina di S. Giovanni Battista a Portapiana un Battesimo di Cristo brillante di colori.

Al 1842 risale, invece, l’importante commissione d’opera del Duomo di Matera; per il quale il maestro di Fuscaldo dipinse, nel soffitto della navata maggiore, una Visitazione della Vergine e due medaglioni che ritraggono la Visione di s. Eustachio ed un S. Giovanni da Matera.

Carlo Andreoli

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