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Frate Angelo da Pietrafitta a Galatina

L’artista calabrese maggiormente presente, con le proprie opere, in terra di Puglia è il leggendario crocifissista Frate Angelo da Pietrafitta; il cui anno di morte viene convenuto al 1699. Formatosi in gioventù sulla maniera di Frate Umile da Petralia, il frate riformato calabrese, dopo un esordio in patria, approdò con la sua arte prima nel Lazio e quindi in Basilicata. Per trasferirsi, infine, sullo scorcio del ‘600, nelle Puglie: ove lasciò gran numero delle sue sculture lignee nelle chiese di capoluoghi di provincia (Bari, Brindisi, Lecce, Taranto), così come di città e di piccoli paesi.

Galatina – Basilica di s. Caterina d’Alessandria – Calvario (Frate Angelo da Pietrafitta, fine sec. XVII)

Nella basilica di s. Caterina d’Alessandria a Galatina (Lecce), si conserva una delle opere più tipiche dello stile del maestro calabrese; in cui viene soccorso dall’aiuto del suo unico discepolo Fra Pasquale da San Cesario di Lecce. Si tratta d’un “Calvario”: ovverosia d’un Gesù crocifisso, circondato da un Eterno Padre, la Madonna, s. Giovanni Evangelista e due puttini; sullo sfondo, dipinto, d’una città gravida di nubi per l’imminente tempesta che si scatenerà allo spirare del Messia.

Galatina – Basilica di s. Caterina d’Alessandria – Gesù crocifisso (Frate Angelo da Pietrafitta, fine sec. XVII)

La figura centrale del “Gesù crocifisso” propone il modello di Christus patiens adottato di norma dal maestro. Il capo, coronato di spine e prono in mezzo all’arco delle braccia sopraffatte dallo spasmo, declina sulla destra; mentre il torso, il bacino e le gambe formano una torsione, che procura al modellato un sapiente dinamismo e un’avvertita vivacità di tratto. Lividi e piaghe affiorano sul corpo, vibrante ancor di vita nel costato e nei tendini stirati, secondando il racconto della Passio che ne enumera la specie e l’occasione. Un perizoma, cinto ai fianchi d’una corda e molle di pieghe che s’attorcono sul lato in cannule cadenti, offre spunto pittorico alla figura tragica, che appare monda comunque d’alcun senso dell’orrido.

Galatina – Basilica di s. Caterina d’Alessandria – Eterno Padre (Frate Angelo da Pietrafitta, fine sec. XVII)

Nella parte centinata del Calvario – racchiuso dentro una cornice, che ha un intaglio ricco di motivi vegetali – s’erge la nobile figura di Dio Padre. Se il busto, un po’ contratto nelle forme e fin nello svolazzo laterale del mantello, sembra rimandare alla mano dell’aiuto, il volto franco dell’Eterno, che ha tersa superficie nel viluppo della chioma e della barba prosperose, denuncia invece il piglio del maestro, che ha finezza descrittiva nel dettaglio.

Galatina – Basilica di s. Caterina d’Alessandria – Madonna e s. Giovanni Evangelista (Frate Angelo da Pietrafitta, fine sec. XVII)

Pur nella coppia di statue laterali – la Madonna e s. Giovanni Evangelista – il mutuo avvicendarsi d’aiuto e maestro sembra emergere evidente. La concezione del disegno, ricco di movenze e chiaroscuro nelle pieghe dei vestiti e nel gesto alterno di devota contrizione, è appannaggio del maestro; che lascia all’aiuto l’esecuzione di bottega, salva la rivista finale dei dettagli, specie dei volti e dei capelli.

Galatina – Basilica di s. Caterina d’Alessandria – Puttini (Frate Angelo da Pietrafitta, fine sec. XVII)

Finanche il modellato dei puttini ha un che di passionevole e cordiale, che sigla bene il modo in cui Frate Angelo affrontava il suo mestiere di scultore sacro. Come riportò Damiano Neri nel 1952, quando il frate calabrese s’accingeva al lavoro era “armato più con la scienza dell’orazione e meditazione della Passione di Cristo, che con la scienza dell’arte umana”.

Carlo Andreoli