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L’informazione che mancava

L’Arte e oltre, di Carlo Andreoli

Francesco Cozza nella basilica del Pantheon di Roma

Entrando, a Roma, nella basilica del Pantheon s’incontra subito, a sinistra, la cappella di s. Giuseppe di Terrasanta: ch’era luogo sacro amministrato dalla confraternita dei Virtuosi del Pantheon, un sodalizio d’artisti e musicisti autorizzato nel 1543 da papa Paolo III.

Roma – Basilica del Pantheon – Aula

Sull’altare d’essa cappella è collocato un gruppo in marmo di “S. Giuseppe con Gesù fanciullo”, che fu eseguito nel 1547-55 da Vincenzo De Rossi. Mentre ai lati dell’altare sono due dipinti ad olio su muro realizzati nel 1660-61 dal maestro calabrese Francesco Cozza (Stilo 1605 – Roma 1682). Il resto dei dipinti presenti nella parte alta della cappella fu quindi compiuto, nel 1674, da diversi maestri soci della confraternita dei Virtuosi del Pantheon.

Roma – Basilica del Pantheon – Cappella di s. Giuseppe di Terrasanta

L’intervento proprio di Francesco Cozza si sostanzia, dunque, in due lavori: una “Adorazione dei pastori”, posta a sinistra dell’altare, ed una “Adorazione dei Magi”, posta a destra. Secondo quanto riportato da Luigi Cunsolo (Brutium, 1963, n. 2, pp. 9-10), l’intervento del Cozza sarebbe stato in parte occasionato dalla rinunzia all’incarico di Fabrizio Chiari.

Roma – Basilica del Pantheon – Cappella di s. Giuseppe di Terrasanta – Adorazione dei pastori (Francesco Cozza, 1660-61)

Com’è stato giustamente rilevato, Francesco Cozza – allievo in gioventù del Domenichino ed allegato alla confraternita dei Virtuosi del Pantheon nel 1648  – coltivò un’idea propria di pittura che, lontana dagli eccessi del barocco, svolgeva un classicismo temperato legato alla tradizione della scuola bolognese e non immune dall’influsso di certa scuola napoletana.

Roma – Basilica del Pantheon – Cappella di s. Giuseppe di Terrasanta – Adorazione dei Magi (Francesco Cozza, 1660-61)

 

Questa sua ricerca critica della tradizione classica, italiana ed europea, ne aveva fatto, oltretutto, un cultore molto destro di stilemi e repertori dell’arte del passato e del presente, tanto da divenirne una vera e propria autorità di fatto. “Aveva, conforme pocanzi accennai gran pratica, e cognizione delle maniere pittoresche moderne, e antiche, ed in queste pure vi nascevano spesse controversie. Ma era così grande il credito, ed il concetto acquistato, che finalmente si rimettevano in lui, ed a lui davano i venditori, ed i compratori la preferenza”. (Lione Pascoli, “Vite de’ pittori, scultori, ed architetti moderni”, Roma, 1736, pag. 74)

Roma – Basilica del Pantheon – Cappella di s. Giuseppe di Terrasanta – Adorazione dei Magi (Francesco Cozza, 1660-61) – Part.

 

Tracciandone la figura originale, il Pascoli seguita scrivendo: “Era piccolo di corpo, magro assai anche di faccia pallida, e smorta con larga fronte; occhi bianchi, naso un pochetto schiacciato e capelli canuti, e stesi. Vestiva civilmente, e quasi sempre di nero, e stava sulla biancheria piucchè in altra cosa. Parlava bene, ma alquanto prolisso particolarmente nella mentovata conversazione, che si faceva in casa di Carlo Cesi. Ed intendendo assai di prospettiva, e studiato avendo da giovine la notomìa recava qualche non piccola soggezione agli altri, che v’intervenivano; e pochi gli si opponevano per isfuggire le gare che aver potevano seco”. (Lione Pascoli, “Vite de’ pittori, scultori, ed architetti moderni”, Roma, 1736, pag. 71-72).

Carlo Andreoli

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