Press "Enter" to skip to content

Francesco Basile nel Museo Diocesano di Nicotera

Nel Museo Diocesano di Nicotera è un dipinto ad olio, che viene menzionato nelle guide col titolo generico di “Madonna del Carmine e santi” ed assegnato ad ignoto calabrese della seconda metà del ‘700. A me pare che il dipinto, di buona qualità d’esecuzione, rappresenti propriamente una “Madonna col Bambino e ss. Cosma e Damiano”, e possa essere attribuito di fatto a Francesco Basile (Borgia not. 1792 – 1832), che l’avrebbe eseguito nella terza decade del 1800.Nicotera-–-Museo-Diocesano

L’individuazione della coppia di santi – che adora la Madonna col Bambino, seduta sopra un trono di nubi – coi due santi medici Cosma e Damiano è resa esplicita dal riconoscimento dei loro tipici attributi iconografici. Vestono, infatti, entrambi una veste verde con cintura bianca, sopraffatta da mantello rosso; ed hanno, l’uno una carta tra le dita della mano e libri ai piedi, e l’altro un antico stetoscopio nella mano destra e una borsa di pelle contenente gli strumenti del mestiere nell’altra; mentre ancora un putto alato, seduto in mezzo a loro, tiene stretto tra le mani un vasello bianco istoriato, utile a preparare ritrovati farmaceutici.
L’attribuzione del dipinto a Francesco Basile nasce, invece, dalla chiara assonanza dei due tipi di figure con altre che il maestro di Borgia ci ha lasciate tra le opere sue certe e datate.

Catanzaro-–-Museo-Diocesano

La figura di santo sulla destra – nel dipinto di Nicotera – mi sembra, infatti, esemplata sull’immagine del s. Giuda Taddeo che il maestro eseguì nel 1827 per la chiesa di s. Giorgio di Squillace e collocato oggi nel Museo Diocesano di Catanzaro.
Identica è la postura dei due santi: entrambi genuflessi e col capo rivolto verso l’alto; mentre la mano, sulla destra, sembra quasi mutare posizione nel suo gesto, mantenendo inalterata la sua conformazione.
Identico, altresì, mi sembra il volto dei due santi: con la fronte ampia e rischiarata dalla luce, sotto cui s’apre uno sguardo, ben che languido nella sua ispirazione; lunghi capelli d’un castano scuro, che fasciano la testa e s’adagiano sinuosi sopra gli omeri; una rada barba che s’insinua nelle guance un po’ scavate, lasciando appena trapelare l’incarnato.
Identico, infine, il tipo ed il colore delle vesti; e quasi il modo d’indossarle: paludato quanto basti per un santo che adori, coltivandola, l’idea stessa di santità.
Per quanto attiene poi l’altra figura di santo sulla sinistra – nel dipinto di Nicotera – diversa affatto dalla prima, avendo un capo tondeggiante e ricoperto di capelli fitti e corti ed un profilo delicato in cui s’appunta il naso e la voluta di un mento sodo e rilevato, mi risulta foggiata sul modello del s. Antonio da Padova che il maestro dipinse, nel 1800, per la chiesa dell’Assunta di Cropalati, inquadrandolo nel basso della pala della Madonna delle Grazie.

Cropalati

Sicché questo dipinto del Museo Diocesano di Nicotera s’aggiungerebbe agli altri di un catalogo – non fitto – che vede tra i suoi esiti maggiori il vasto ciclo d’affreschi e di tele ad olio, compiuti per la chiesa matrice di Cetraro nel 1792; una pala d’altare per la chiesa matrice di Belmonte Calabro, firmata e datata al 1795; ed una serie limitata di ritratti, eseguiti tra il 1813 e il 1819. Un catalogo, quindi, ancora in formazione; ma che delinea sempre meglio il tratto d’un maestro calabrese, vissuto a cavallo tra ‘700 ed ‘800.Belmonte-Calabro

Carlo Andreoli

Comments are closed.