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Francesco Antonio Algaria, pittore di Cassano del secondo ‘700

L’arte e oltre, di Carlo Andreoli – Attivo lungo tutta la metà del secondo ‘700, Francesco Antonio Algaria (Cassano Ionio not. 1751-1800) è un maestro che, pur movendosi in un’aura consaputa di provincia, ha lasciato nell’arte un’impronta originale dovuta ad uno stile affatto proprio. Un disegno grasso, che delinea le figure e ne esalta i tratti enfi del corpo, con serpentine brune che solcano di pieghe le carni messe a nudo e i pesanti panneggi. E un colorito ricco d’un umore bizzarro, che conferisce al dipinto un emaciato senso di spiritualità, come rappreso d’un lontano classicismo.

Cassano Ionio – Museo Diocesano – Ritratto del vescovo Gennaro Fortunato ( F. A. Algaria, c. 1751)

Tra le sue prime prove, è il “Ritratto del vescovo Gennaro Fortunato” (olio su tela, cm 101×75, firmato); ove la resa risentita del tratto fisiognomico, si traduce quasi in un capriccio: che riprende il volto ossuto ed affilato del presule, stretto nella morsa delle labbra che largiscono un sorriso.

Cassano Ionio – Museo Diocesano – Ritratto del vescovo Gennaro Fortunato – Part. ( F. A. Algaria, c. 1751)

L’aria di capriccio, che vuole derogare di proposito alla severa messa in posa, la si rinviene pure nel dettaglio delle mani: con quelle dita adunche e deformi, che reggono un cartiglio ove è sovrimpresso un cuore di Gesù. Intendendo in tal modo celebrare il magistero del vescovo Fortunato che, giunto da Giffoni nel 1729 e morto a Cassano nel 1751, fu promotore d’un nuovo apostolato, mercé anche il contributo di Mariano Arciero; segnalandosi, tra l’altro, come intendente d’arte per i rapporti intervenuti, nel 1744-48, col pittore d’area campana Santolo Cirillo.

Cassano Ionio – Museo Diocesano – Battesimo di Gesù (F. A. Algaria, 1772)

Al 1772 risale, quindi, un “Battesimo di Gesù” – firmato e datato con iscrizione apposta sullo scoglio posto in basso a sinistra – ove il sacro evento acquista un’aria lieve d’idillio pastorale, sì da proporre lo scenario d’un arcadico oratorio. Nella matrice fulva, sgranata, avventano le sagome delle due figure, che hanno il corpo sodo e muscoloso di due eroi antichi della cristianità.

Spezzano Albanese – Chiesa dei ss. Pietro e Paolo – Offerta della città alla ss. Trinità (F. A. Algaria, 1776)

Il dipinto di Spezzano Albanese – olio su tela, cm 180×120, firmato e datato – mi pare sia importante, per l’arte d’Algaria, giacché esso ben esempla la maniera disegnativa e coloristica ch’era propria del maestro. Posto alla sommità dell’emiciclo del coro ligneo della chiesa madre, esso rappresenta la consegna della nuova Spezzano alla protezione della santa Trinità.

Spezzano Albanese – Chiesa dei ss. Pietro e Paolo – Offerta della città alla ss. Trinità – Part. (F. A. Algaria, 1776)

Nell’alto, giganteggiano le figure dell’Eterno Padre e di Gesù crocifero: che hanno cera di terribile potenza, pur rattenuta nella fiera compostezza di chi conosce e guida i destini del mondo e della umanità.

Spezzano Albanese – Chiesa dei ss. Pietro e Paolo – Offerta della città alla ss. Trinità – Part. (F. A. Algaria, 1776)

Ma altrettanto bella, e ben riuscita, mi pare la figura del s. Pietro: con quel ciuffo spiovente di capelli che onora la calvizie d’un uomo che ha preso il testimone della Chiesa e ne guida le sorti con incerta e dignitosa umanità. Le mani rugose e gli zigomi arrossati dalla vampa del sole sono ancora quelli di Simone il pescatore; ma il gesto potente d’umana contrizione, che Algaria stampa alla figura, ne fanno l’uomo già mutato nell’apostolo di Cristo.

Castrovillari – Museo s. Giuliano S. Giacinto di Polonia (F. A. Algaria, 1777)

D’un maestro siffatto, che riesce a forgiare uno stile personale in un contesto periferico della Calabria del secondo ‘700, sarebbe certo utile investigare l’ambiente di formazione. Carlo Carlino, nel riportare il “S. Giacinto” del Museo s. Giuliano di Castrovillari, ne rilevava giustamente le “matrici solimenesche”. Ma il suo disegno grasso e certa ruvida brunezza nel tono di colore mi pare che l’accostino, pure, alla verve espressionista d’un Angelo Galtieri (Mormanno not. 1713-39). Che nella prima parte del secolo, e proprio in quel contesto, diede già prova d’una propria versione del solimenismo.

Carlo Andreoli