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Fra’ Gennaro da Bonifati e Giuseppe da Grimaldi maestri intagliatori

L’arte e oltre, di Carlo Andreoli – L’ordine monastico dei Frati Riformati – assieme a quello dei Frati Cappuccini – ha dato alla Calabria,  specie nel corso del ‘600 e ‘700, un contributo d’arte assai notevole, producendo arredi sacri destinati alle chiese ed ai conventi del proprio ordine. Statue a tutto tondo, altari e tabernacoli, edicole e cori, confessionali e cantorie, nelle chiese; siccome stipi, armadi e teche, nelle sacrestie; e preziosi scaffali per i libri di dottrina, nelle biblioteche: sono il frutto paziente e peregrino d’artieri, che univano il saio alla perizia raffinata di provetti intagliatori. Formati tutti in botteghe artigiane, che gli ordini monastici tenevano in funzione in siti deputati, allo scopo di tramandare un’arte che fosse onore ai luoghi sacri e conseguisse un utile economico nel fornire d’arredo i loro plessi conventuali.

Grimaldi – Chiesa conventuale di s. Antonio
Coro ligneo (Fra’ Gennaro da Bonifati e Giuseppe da Grimaldi, c. 1762)

I frati intagliatori operavano sovente in coppia di lavoro, in cui è difficile discernere chi fosse il capo e chi fosse il discepolo. Ed una coppia di frati riformati, intagliatori in legno, che si fece onore nel secondo ‘700, nella loro provincia di Cosenza, fu composta da Fra’ Gennaro da Bonifati e Fra’ Giuseppe da Grimaldi. Proprio a Grimaldi, nella chiesa conventuale di s. Antonio, si conserva un coro ligneo, con stalli a doppio ordine e postergale ornato di cimasa, che risale circa al 1762.

Mesoraca – Santuario dell’Ecce Homo
Coro ligneo e leggìo (Fra’ Gennaro da Bonifati e Giuseppe da Grimaldi, 1763-67)

Un altro celebre santuario riformato, il convento dell’Ecce Homo di Mesoraca, “uno dei monumenti più insigni della Calabria” (Barillaro), ospita due opere dei frati intagliatori, eseguite circa nel 1763-67: un coro ligneo a doppio ordine, capace di 40 posti, che si dilunga attorno ad un leggìo.

Mesoraca – Santuario dell’Ecce Homo – Sacrestia
Armadio (Fra’ Gennaro da Bonifati e Giuseppe da Grimaldi, 1763-67)

Ed un severo armadio, che fascia le pareti della sacrestia, carezzando del suo colore ambrato d’un bel noce il vano chiaro ricoperto, in alto, da un sapiente intreccio di lunette e vele.

S. Marco Argentano – Chiesa conventuale della Riforma
Coro ligneo (Fra’ Gennaro da Bonifati e Giuseppe da Grimaldi, 1772) – Part.

Ma un lavoro di prestigio singolare, che i due frati ebanisti hanno portato a termine nel 1772, lo si rinviene nel convento della Riforma di S. Marco Argentano. Qui, nella chiesa conventuale, hanno eseguito un coro ligneo che reca impresso, nel fastigio, l’anno d’esecuzione.

S. Marco Argentano – Chiesa conventuale della Riforma – Sacrestia
Stipo ligneo (Fra’ Gennaro da Bonifati e Giuseppe da Grimaldi, 1772) – Part.

Mentre nella sacrestia è conservato uno stipo, che si presenta come un vero capo d’arte dell’intaglio ligneo. Ricco d’una profusione di “motivi floreali ed ornitologici” (Barillaro), che decorano la superficie di cassetti, ante e ripiani.

S. Marco Argentano – Chiesa conventuale della Riforma – Sacrestia
Stipo ligneo (Fra’ Gennaro da Bonifati e Giuseppe da Grimaldi, 1772) – Part.

Il lavoro è impreziosito, peraltro, da due piccole gemme pittoriche, incastonate nei riquadri dell’armadio: un “Gesù crocifisso con l’Eterno Padre” ed un “S. Francesco d’Assisi che riceve le stimmate”. Entrambe di squisita fattura, mi pare che possano essere addebitate ad eccellente bottega cosentina del secondo ‘700.

S. Marco Argentano – Chiesa conventuale della Riforma – Sacrestia
Stipo ligneo (Fra’ Gennaro da Bonifati e Giuseppe da Grimaldi, 1772) – Part