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L’informazione che mancava

L’Arte e oltre, di Carlo Andreoli

Fra Diego da Careri nella chiesa di s. Maria degli Angeli alle Croci di Napoli

Nel 1644, mentre ancora dimorava nel convento dei Padri Riformati di Badolato, Fra Diego da Careri – al secolo Giovanni Leonardo Giurato (Careri 1606 – Sambuca di Sicilia 1661) – visse una vicenda singolare. Suo fratello s’era trovato coinvolto in un torbido omicidio; e, tradotto nelle carceri di Napoli, fu processato e condannato a morte dal viceré Giovanni Alfonso Enriquez de Cabrera.

Fra Diego da Careri – Giovanni Alfonso Enriquez de Cabrera, viceré di Napoli (1644-46)

Narra la cronaca che Fra Diego accorse subito a Napoli; e qui, mercé l’intercessione del Padre Provinciale dei Riformati Fra Giovanni Mazzara –  ben introdotto a corte – sia riuscito ad impetrare la salvezza del fratello. La felice soluzione sarebbe stata favorita peraltro da un disegno, che Fra Diego avrebbe fatto a bella posta: lavoro che, elogiato dal viceré di Napoli intendente d’arte, avrebbe fatto sì che il sovrano lusingasse il frate calabrese con l’invito d’una permanenza a Napoli, onde mettere a frutto il suo talento.

Napoli – S. Maria degli Angeli alle Croci – Altare maggiore

Occorre dire che Fra Diego s’era già distinto, come scultore in legno, per la fastosa pala eseguita  per l’altare della chiesa conventuale di Badolato; e che Fra Giovanni era allora intento a seguire i lavori di rifacimento di s. Maria degli Angeli alle Croci: luogo sacro dei Padri Riformati, affidato all’arte di Cosimo Fanzago. Accadde, quindi, che il Padre Provinciale affidò a Fra Diego l’intera esecuzione delle sculture lignee bisognanti al tempio: in primis, il corredo plastico dell’altare maggiore.

Napoli – S. Maria degli Angeli alle Croci – Altare maggiore – Assunta fra angeli (Fra Diego da Careri, 1644-48)

Esso ha, sopra la mensa, una Madonna Assunta fra angeli; che rispecchia bene lo stile tipico del frate calabrese. A proposito del quale, Alfonso Frangipane così notava nel 1935: “plastica e policromia in Fra Diego sembrano contenute e concentrate da un rigore di norme francescane obbliganti alla rinuncia ed all’umiltà. Solo è concesso allo scultore di tormentare i suoi legni col dettaglio minuzioso e quasi trito nelle chiome ricciute e nelle pieghe manierate.” (Brutium, 1935, n. 3, pagg. 54-57)

Napoli – S .Maria degli Angeli alle Croci – Altare maggiore – Angeli porta candelabri (Fra Diego da Careri, 1644-48)

Ai due lati dell’altare, al sommo d’un fastigio che sovrasta i vani d’accesso al coro, elevò quindi una coppia d’angeli porta candelabri che riecheggia lo stile gaginesco appreso da Fra Diego allorché vide in gioventù, a Monteleone, le opere del maestro palermitano.

Napoli – S .Maria degli Angeli alle Croci – S. Francesco d’Assisi (Fra Diego da Careri, 1644-48)

Per gli altari laterali fece, poi, una serie di statue lignee che andarono, in parte, disperse. Fra tutte, eccelle il s. Francesco d’Assisi: “bella ed ascetica figura, dagli occhi di smalto come nelle statue lignee iberiche, sollevata sempre con voluto distacco dalla base (…) ricco il nucleo delle testine angeliche e delle ali, che si schiude come una mandorla trecentesca. La policromia è alquanto cupa nelle figura centrale, ma festosa intorno per la prevalenza dell’oro, col fondo costituito da due ampie ali che vogliono significare nel Santo un grande angelo”. (Alfonso Frangipane, 1935)

Napoli – S. Maria degli Angeli alle Croci – Busto reliquiario di s. Flaviano martire (Fra Diego da Careri, 1644-48)

La commissione d’opera comprese pure l’esecuzione di 36 reliquiari di santi martiri e degli stipi lignei atti a conservarli (lipsanoteche): lavoro per il quale è presumibile l’impiego di maestranze di bottega.

Napoli – S. Maria degli Angeli alle Croci – Sagrestia – Crocifisso (Fra Diego da Careri, 1644-48)

E si concluse con un Crocifisso ligneo conservato in sagrestia. Per il quale torna utile osservare quanto notava, ancora,  il Frangipane a riguardo della formazione d’arte di Fra Diego: “Nessuna notizia circa l’iniziazione artistica. E per quanto essa si svolgesse nell’epoca della famosa scuola di Frate Umile da Petralia (…) non erano le forme del grande crocifissista quelle su cui s’avviava il mistico artiere della Calabria (…) l’arte del monaco calabrese ebbe tendenze misurate, fedeli alla tradizione quattrocentesca, diremmo alla tradizione classica delle contrade native”. (Alfonso Frangipane, 1935)

Carlo Andreoli

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