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Fabrizio Santafede nel Museo d’arte sacra di Rogliano

Nel Museo d’arte sacra di Rogliano, in provincia di Cosenza, si conserva una tela della “Madonna degli Angeli” che mi pare possa ascriversi a Fabrizio Santafede (Napoli c. 1555-1626) con l’intervento d’aiuti di bottega.

Rogliano – Museo d’arte sacra – Madonna degli Angeli (attr. Fabrizio Santafede, c. 1590-1600)

La composizione presenta una Madonna col Bambino – stante sulle ginocchia della madre e con in mano un globo crucigero – la quale si staglia al centro del dipinto, affiancata in primo piano da due angeli musici; sul fondo, un turbine di putti ruota attorno ad un cerchio luminoso avente come sole il volto di Maria. L’aria di serenità solenne, la freschezza in cui è tradotto il gusto classico della tradizione riportano il dipinto alla maniera franca di Fabrizio Santafede. Considerato, ancora, che l’opera deriva dalla chiesa dei Padri Cappuccini di Rogliano, eseguita forse in un torno in cui la committenza cappuccina – specie in provincia – dava un gran daffare alla bottega del maestro. Ma, di là di tali dati di stile e di storia, mi pare che altri dati più specifici confortino la tesi attributiva.

L’espressione un po’ compunta della Vergine, pronta a sciogliersi in un placido sorriso, l’abbiamo, come in sequenza, tra la Madonna di Rogliano e la “Madonna del Soccorso” della chiesa di Spirito Santo in Napoli. Del tutto rara sarebbe, invece, la presenza, in un dipinto del maestro, di angeli musici.

Mentre che nel dipinto di Rogliano ne troviamo due splendidi esemplari: nel suonatore di liuto, di sinistra, e nel suonatore di viola da gamba, sulla destra. Ma proprio questa circostanza permette, in un certo senso, di datare la tela di Rogliano e di confermarne ulteriormente la paternità.

Giacché una chiesa di Napoli ospita un dipinto alquanto raro di Fabrizio Santafede – un “Battesimo di Gesù” – che nel registro superiore ha l’unica orchestra d’angeli che mai il maestro abbia dipinto. Un’orchestra che, come si può notare, vede alle estremità un suonatore di liuto – dai capelli scarmigliati, così come a Rogliano – ed un suonatore di viola da gamba: entrambi con strumenti di foggia similare a quelli di Rogliano. E tale dipinto napoletano rimonta, a quanto è dato di sapere, all’ultima decade del ‘500. Datazione che si propone parimenti per l’opera di Rogliano.

Carlo Andreoli