di Carlo Andreoli

Incipit dei Commentari di Caio Giulio Cesare (1480)
Dettaglio del bordo inferiore
Cologny – Cod. Bodmer 44,1r.
La miniatura è arte nobile e gentile che riunisce il prezioso cromatismo dell’illustrazione alla resa calligrafica dei codici vergati ancora sopra pergamena. Diffusa già nel Medioevo, ebbe lustro nel Rinascimento: quando la riscoperta dei grandi testi del passato s’accompagnò al gusto ricercato dei bibliofili che ne commissionarono esemplari di fattura raffinata.

Ritratto di Ferrante d’Aragona
Parigi – Biblioteca Nazionale
E proprio alla Corte di re Alfonso d’Aragona fu assunto, nel 1455, Cola Rapicano di Amantea; che vi svolse il mandato di miniatore ufficiale per trent’anni circa; fornendo vari codici, sia per la Biblioteca Reale di Napoli che per la Cappella di Corte. Citato nei registri della tesoreria aragonese fino al 1488, di lui s’ignora la data di nascita, avvenuta comunque ad Amantea. Ma è risaputo che, intorno al 1460, abbia istituito, alla corte aragonese, una fiorente bottega; di cui fecero parte il figlio, Nardo Rapicano, il calligrafo tedesco Gioacchino de’ Gigantibus, giunto da Roma nel ’70, e Cristoforo Majorana, attivo soprattutto negli ultimi due decenni del secolo.

Incipit dei Commentari di Caio Giulio Cesare (1480)
Dettaglio della cifra istoriata
Cologny – Cod. Bodmer 44,1r.
Il numero d’esemplari che fu prodotto nella bottega d’arte di Cola Rapicano è ancora oggi molto incerto: dato che i suoi lavori iniziano ad essere censiti, con regolarità, solo dal 1471; sicché di molte opere gli viene tributata la titolarità solo in base al suo stile, peraltro inconfondibile. Fra i suoi lavori certi, sparsi oggi in molti archivi d’Europa e d’America, si contano tra l’altro: una copia della Difesa di Platone d’Andrea Contrario, alla Biblioteca Nazionale di Parigi; una copia delle Favole d’Esopo, alla Biblioteca di Stato di Berlino; ed una copia della Geografia di Strabone, alla Biblioteca Apostolica di Roma.

Cifre istoriate della Vita dei Santi Padri di Domenico Cavalca (1474)
Sopra: UCB 009, f
.1 – Sotto: UCB 009, f
.42 – f.100
California, Università di Berkeley

Di bellezza singolare è poi un volgarizzamento della Vita dei Santi Padri di Domenico Cavalca, del 1474, che si trova oggi conservato all’Università di Berkeley in California: ricco di 30 cifre istoriate. Ed un codice prezioso dei Commentari di Cesare, del 1480, conservato in Svizzera, a Cologny, presso la Fondazione Martin
Bodmer.

Cifre istoriate della Vita dei Santi Padri di Domenico Cavalca (1474)
UCB 009, f
.131v. – f.181
California, Università di Berkeley
Di notevole valore fu pure l’attività di Nardo Rapicano che proseguì, sulle orme del padre, il lavoro di bottega, innovandolo con l’introduzione di moduli stilistici all’antica, già in auge nelle scuole di miniatura veneto-romane. E proprio a Nardo Rapicano, coll’aiuto di Cristoforo Majorana che ne curò l’impostazione decorativa, si deve l’esecuzione di due opere di prestigio singolare: il Breviario di Ferrante d’Aragona ed il Libro d’ore di Pascasio Diaz Garlon, del 1480: il cui splendido corredo d’illustrazioni ne fa un capo d’opera della miniatura napoletana del Rinascimento.

Dettaglio del Libro d’ore (1480)

Dettaglio del Libro d’ore (1480)
Due artisti calabresi, Cola e Nardo Rapicano, che d’Amantea si spinsero fino a Napoli, alla Corte d’Aragona, portando uniti, nella loro arte, quel gusto assai sottile e calibrato d’arte classica ch’ebbe in Calabria un’antica tradizione negli scriptoria dei conventi basiliani. Una traccia labile di stile che bisognerebbe approfondire, per scrivere forse un altro capitolo importante della storia delle arti in Calabria.
