Press "Enter" to skip to content

Due attribuzioni per Onofrio Ferro e Francesco Antonio Lupi

L’Arte e oltre, di Carlo Andreoli – L’area d’attività di Onofrio Ferro (Paludi not.1734-72) risulta concentrata essenzialmente nel territorio della Sila greca: Rossano, Longobucco, Bocchigliero, Crosia, Paludi. Ed ecco che la tesi qui proposta – d’intravedere un suo lavoro a Celico – ne spinge la presenza fin nei pressi di Cosenza, registrando nel contempo certa sua fortuna critica.

Celico – Chiesa di s. Antonio (Cappuccini)
Ultima cena (attr. Onofrio Ferro, 1745)

Si tratta d’una tela (cm 170×210) della “Ultima cena” – pubblicata a suo tempo, come inedita, da Giorgio Leone nel suo “Pange lingua” – datata al 1745 e senza traccia apparente di firma. L’opera, collocata nella chiesa di s. Antonio o dei Cappuccini di Celico, viene descritta dal Leone “in uno stato di conservazione non proprio eccellente” e “assegnabile a pittore attivo nell’hinterland cosentino”.

Longobucco – Chiesa di s. Maria Assunta
Ultima cena (Onofrio Ferro, 1734)

Il rimando stilistico con la “Ultima cena” della chiesa matrice di Longobucco, firmata dal Ferro e datata al 1734, mi porta a dedurre che possa esser di sua mano anche il dipinto di Celico. Ed offro, a tale scopo, una coppia di dettagli di raffronto che mi sembra piuttosto calzante.

Il catalogo delle opere di Francesco Antonio Lupi (S. Pietro in Amantea 1810-94) – attivo soprattutto nei comuni dell’entroterra cosentino (Castiglione Cosentino, S. Pietro in Guarano) e della prospiciente costa del Tirreno (Amantea, Lago, Longobardi) anche come scultore in legno – è ancora in via di definizione.

Castiglione Cosentino – Chiesa dei ss. Nicolò e Biagio
S. Francesco di Paola (F. A. Lupi, 1872)

Egli propende a costruire figure di saldo impianto volumetrico, che si profilano nel campo di statura alta e sagoma corposa e con un’aria, nel volto, d’ espressione austera. Altra sua cifra tipica consiste nel ritrarre le carni del Cristo flagellato apponendovi una serie di chiazze vivide scarlatte, come mostra lo “Ecce homo” della chiesa delle Grazie di S. Pietro in Amantea.

S. Pietro in Amantea – Chiesa della Madonna delle Grazie
Ecce homo (F. A. Lupi, 1859)

E proprio tale singolarità, congiunta ancora ad altri dettagli – come la piega orizzontale formata dal risalto dei muscoli pettorali ed il profilo a ventaglio della dita del piede – mi porta a ritenere che il “Gesù crocifisso con le due Marie e s. Giovanni evangelista” della chiesa del Rosario di Guardia Piemontese possa essere assegnato a Francesco Antonio Lupi, in una data prossima al 1860.

Guardia Piemontese – Chiesa del Rosario
Gesù crocifisso con le due Marie e s. Giovanni evangelista (attr. F. A. Lupi, c. 1860)

Carlo Andreoli