di Carlo Andreoli
Uno degli ambienti più importanti del Convento dei Minimi di Paola è l’ampia ed elegante biblioteca; che fu istituita, nel 1677, dal padre Domenico Ciandella nel corpo della torre posta a guardia del piazzale. L’ambiente venne, quindi, arricchito, nel 1778, d’una preziosa scaffalatura in legno, voluta dal padre Bonaventura Barbieri; che fece del luogo, a giudizio d’Alfonso Frangipane, “il più notevole ambiente di biblioteca monastica della provincia bruzia”.

Pertinente all’ambiente della biblioteca è pure una nutrita collezione di ritratti, che illustra figure capitali dell’Ordine dei Minimi: parte dei quali è di scuola romana del sec. XVIII. Ed in codesta sezione mi pare che primeggi, per chiara qualità, un Ritratto del vescovo Giacomo di Tarsia, firmato da Domenico Corvi (Viterbo 1721 – Roma 1803) e datato al 1770.

Ritratto del vescovo Giacomo di Tarsia (Domenico Corvi, 1770)
L’opera – pubblicata come inedita nel pregiatissimo volume di Pietro Amato La Pinacoteca del Santuario di San Francesco di Paola, Roma, 2005, pagg. 137-138 – è una tela di cm 96×71 firmata e datata sul retro: “Dom.cus Corvi fecit Romae 1770”. Il dipinto – in campo ovale, inquadrato da una sagoma di forma rettangolare – appare scorciato lungo i bordi. Esso reca, nella parte alta di sinistra, una coppia d’iscrizioni giustapposta successivamente: “P. Iacobus/de Tarsia” – “A Consenti/P.S.R. Epis./Marto.rons”. Come spiega l’Amato: “Le prime due linee, a caratteri cubitali romani, eseguite con pittura bianca, indicano l’effigiato: padre Giacomo di Tarsia; le altre tre, delineate con pittura rossa e con scrittura a caratteri più piccoli, informano che era cosentino e fu vescovo di Martirano, un’antica diocesi in provincia di Catanzaro, nella Calabria”.

Ritratto del vescovo Giacomo di Tarsia (Domenico Corvi, 1770) – Part.
Il dettaglio della tela – che risulta molto sporca e bisognevole d’un accorto restauro – mostra l’alta qualità delle doti ritrattistiche del Corvi; ch’esibendo un tono caldo del colore, ricco di studiate mezze tinte, ed una penetrante introspezione del soggetto segna quel trapasso verso un’aura già protoromantica che s’avverte più distinta nel famoso Ritratto di David Allan (1774) della Galleria Nazionale d’Edimburgo.

Ritratto di David Allan (Domenico Corvi, 1774)
Quanto al soggetto ed all’occasione del ritratto, merita ancora aggiungere qualche ragguaglio. Giacomo di Tarsia nacque a Cosenza, il 12 febbraio 1710, da Francesco di Tarsia e Vittoria Castiglione Morelli. Ordinato presbitero dell’Ordine dei Minimi nel 1733, fu per lungo tempo, in Roma, lettore nel Convento di s. Francesco di Paola ai Monti e correttore della provincia romana.

Ritratto del vescovo Giacomo di Tarsia (Domenico Corvi, 1770) – Part.
“Uomo di lettere, di gran prudenza e somma pietà”, com’è descritto nelle fonti storiche, nel marzo del 1770 fu nominato vescovo di Martirano, in Calabria; officiando la sua consacrazione il cardinale Stuart di York. A Martirano morì il 12 aprile 1782, riposando nella tomba che s’era fatto costruire anzitempo in cattedrale. L’occasione del ritratto, affidato al Corvi, potrebbe quindi derivare dall’intermediazione del cardinale Stuart (Roma 1725-1807); che fu ritratto, a sua volta, dal pittore in un celebre dipinto della Galleria Nazionale d’Edimburgo.

Ritratto di Henry Stuart Cardinale di York (Domenico Corvi, 1748)
