di Carlo Andreoli
La chiesa della Maddalena di Morano Calabro (Cosenza) conserva due tele – firmate e datate – di Antonio Sarnelli (Napoli 1712-1800) ed altra a lui attribuita in maniera costante e consolidata.
La prima è una pala d’altare della Incoronazione della Vergine (olio su tela, cm 285×182), che reca – in basso, a sinistra – l’iscrizione “Sarnelli 1747”.

Incoronazione della Vergine (Antonio Sarnelli, 1747)
Allievo in gioventù di Paolo De Matteis, Sarnelli tradusse il classicismo colto, e talora magniloquente, del maestro in un’arte di gusto devozionale, che nulla cede alla lusinga popolare; ed anzi trova, nella fresca inventiva e nella piacevolezza del colore, amene qualità, che arrisero alle istanze di una committenza sopra tutto ecclesiastica. Il suo acume spaziale s’avverte, in questa pala, nel perfetto equilibrio delle cinque figure che, iscritte in due triangoli incrociati, inquadrano nella loro intersezione la persona di Maria.

Incoronazione della Vergine (Antonio Sarnelli, 1747) – Part.
Nel registro inferiore, le due figure di s. Girolamo e di s. Nicola di Bari sono condotte con estrema perizia del disegno, felice consonanza di postura e scelto impiego del colore. Vale la pena ricordare come il Sarnelli abbia affrontato altre volte il medesimo soggetto – nel Museo del Sannio a Benevento (sotto, a sinistra) e nella chiesa della Trinità di Eboli (sotto, a destra) – senza mai raggiungere l’accorta misura della pala di Morano Calabro.

La seconda pala moranese ha per soggetto un Miracolo di s. Francesco di Sales (olio su tela, cm 230×160) e reca anch’essa – in basso, a sinistra – l’iscrizione “Sarnelli 1747”. Lavoro che, in passato, fu interpretato malamente (Barillaro) come un miracolo di s. Francesco Saverio.

Miracolo di s. Francesco di Sales (Antonio Sarnelli, 1747)
Si tratta, invero, d’un miracolo accaduto nella Savoia francese nel 1623 – allorché il santo Dottore della Chiesa era morto da pochi mesi – e concerne la remissione in vita del giovane Girolamo Gelin che, nell’attraversare un fiume, era perito nelle acque e ritrovato morto poco stante dal fratello sulla riva. A un tratto, alzato un braccio ed invocando il santo di Sales, il ragazzo – ancora bigio ed enfio, nel corpo – ritrovò la sua salute.

Miracolo di s. Francesco di Sales (Antonio Sarnelli, 1747) – Part.
Riuscita mi sembra, in questo caso, la scena culminante del ritorno in vita del ragazzo. Sul greto livido del fiume, che spira una caligine dalle acque gelide e spumose, è raccolto in un sudario il corpo smorto del giovine, che riaccende la sua vita nell’atto d’implorare la santa protezione. Evidente è il contrasto, di tono e di colore, coi corpi floridi dei suoi soccorritori. Ma è pure singolare come il Sarnelli importi, in questa scena villereccia secentesca, movenze e tipi umani del repertorio arcadico barocco.

Madonna del Rosario e santi (attr. Antonio Sarnelli, c.1747)
La terza pala – priva d’iscrizioni, ma chiaramente riferibile al Sarnelli – è una Madonna del Rosario e santi (olio su tela, cm 290×180) che ha, nel registro superiore, una Madonna con Bambino tra putti e cherubini; e nell’inferiore, a sinistra, i santi Domenico, Rita e Pietro martire; a destra, la Maddalena e santa Rosa. Una coppia laterale di mensole aggettanti porta, quindi, i riquadri dei Misteri del Rosario.

Madonna del Rosario e santi (attr. Antonio Sarnelli, c.1747) – Part.
Se la Madonna col Bambino arieggia certe soluzioni di Giuseppe Castellano – maestro giordanesco che a lungo si cimentò, con successo, nel repertorio devozionale – l’accolta di santi del registro inferiore è cifra propria dell’arte del Sarnelli. Un disegno corretto ed elegante, nella posa un po’ artefatta dei soggetti; timbro di luce trasparente, che s’offusca a misura del cangiare delle carni e dei tessuti; un cromatismo sapido, che piace pure senza ammaliare.
