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Antonio Granata nella chiesa di s. Domenico a Cosenza

L’Arte e oltre, di Carlo Andreoli – La chiesa di s. Domenico a Cosenza contiene una raccolta di dipinti d’Antonio Granata (S. Fili 1766-Aprigliano 1818) – ben otto tele ad olio – che per il suo interesse merita d’essere illustrata. Parte di essa risulta essere firmata con la sigla “A G” ed in un solo caso per esteso; mentre l’unica datazione rinvenuta – 1793 – può darsi ad un dipresso come anno esecutivo dell’intera collezione.

Cosenza – Chiesa di s. Domenico – S. Caterina da Siena (Antonio Granata, c. 1793)

Nell’aula della chiesa abbiamo, intanto, una “S. Caterina da Siena”, che subito s’annuncia come saggio dello stile del maestro: contrassegnato da un disegno tenero e un colorito delicato, in cui primeggiano vaporose tinte chiare – bianco, giallo, rosa carnicino – con inserti di porpora vivace.

Cosenza – Chiesa di s. Domenico – S. Caterina da Siena (Antonio Granata, c. 1793) – Part.

Nella stessa misura – sia pure un po’ più rigida nel contorno dei profili ed angusta nell’accenno spaziale creato dall’alto plinto laterale e dal tavolo verde che ingombrano la scena – è la “S. Rosa da Lima”, la quale riceve tra le braccia il bambino Gesù offerto dalla Vergine.

Cosenza – Chiesa di s. Domenico – S. Rosa da Lima (Antonio Granata, c. 1793)

Compiacenza del maestro, in entrambi i dipinti, è quella di completare l’episodio centrale con gustosi bozzetti allegorici – come, in questo caso, i due puttini con la rosa bianca – che conferiscono al quadro una nota discorsiva di pronto effetto devozionale.

Cosenza – Chiesa di s. Domenico – S. Rosa da Lima (Antonio Granata, c. 1793) – Part.

Di notevole interesse riesce, ancora, il “S. Giacinto di Polonia”: pervaso d’un esaltato misticismo mentre porta in salvo il simulacro della Vergine da un’incursione tartara, attraversando il fiume Nistro. Originale appare, in questo caso, il diluito fondale rosa-cinestrino; donde l’immagine del santo prende forma evanescente, come visione immaginifica.

Il capo stempiato, dai riccioli arruffati; il languore che emana dalle sue pupille acquose; il registro raffinato delle tinte, sbiadite e ricercate; una cert’aria di vento tramontano, che spira nel dipinto; rimandano, in qualche modo, all’esperienza d’un Pietro Bardellino. E mostrano come l’artista di S. Fili, allora ventisettenne, dovesse essere a giorno degli esiti della coeva scuola napoletana.

Cosenza – Chiesa di s. Domenico – S. Giacinto di Polonia (Antonio Granata, c. 1793) – Part.

Sopra un canto laterale dell’abside si erge, quindi, una “Deposizione dalla croce”, che risulta firmata per esteso e datata 1793. La pala è, peraltro, inserita in un altare di patronato della famiglia cosentina Giannuzzi-Savelli. L’impegno del tema iconografico sembra intimidire l’ancor giovane maestro; che lo risolve in maniera un poco trita ed affollando di figure il registro inferiore.

Cosenza – Chiesa di s. Domenico – Deposizione dalla croce (Antonio Granata, 1793)

Ma la qualità espressiva del Granata riaffiora nei dettagli. Come mostra la bionda Maddalena: quasi ammantata d’oro, nel fluente viluppo dei capelli; e d’un rosa levigato nelle braccia, coperte d’una larga tunicella fregiata d’un monile prezioso.

Cosenza – Chiesa di s. Domenico – Deposizione dalla croce (Antonio Granata, 1793) – Part.

Il copioso ciclo di lavoro, commissionato al Granata dall’Ordine domenicano di Cosenza, contempla, ancora, tre dipinti di famosi santi dell’ordine. In uno, “S. Ludovico Bertran”, patrono dei novizi, somministra il battesimo ad un indigeno dell’America Latina, ove fu a lungo missionario.

Cosenza – Chiesa di s. Domenico – S. Ludovico Bertran (Antonio Granata, c. 1793)

Un altro ritrae, invece, “S. Antonino da Firenze”: esimio arcivescovo della diocesi di Firenze e fine cultore di studi teologici, che seppe riversare in una forma popolare d’umanesimo. E’ ripreso col suo motto “Servire Deo, regnare est”, che avrebbe pronunciato in punto di morte.

Cosenza – Chiesa di s. Domenico – S. Antonino da Firenze (Antonio Granata, c. 1793) – Part.

Un terzo dipinto ritrae, infine, “S. Tommaso d’Aquino”; mentre si trova intento, al tavolo da lavoro, a stendere in penna d’oca le sue profonde scritture. La mossa di sorpresa, che gli fa volgere il capo verso lo spettatore, la si ritrova similare in un dipinto di Cristoforo Santanna nella chiesa di s. Domenico a Cerisano.

Cosenza – Chiesa di s. Domenico – S. Tommaso d’Aquino (Antonio Granata, c. 1793)

Sull’altare maggiore dell’adiacente Oratorio del Rosario posa l’opera che suggella l’impegno di lavoro d’Antonio Granata nella chiesa di s. Domenico a Cosenza: una solenne “Madonna del Rosario”, forse un poco paludata nella sua composizione, ma che rende comunque merito d’un artista dell’area cosentina di fine ‘700 e primo ‘800, degno d’accurata attenzione.

Cosenza – Chiesa di s. Domenico – Madonna del Rosario (Antonio Granata, c. 1793)

Carlo Andreoli