I festeggiamenti in onore di San Benedetto entrano nel vivo e, insieme al programma religioso e civile, torna al centro anche il dibattito politico cittadino. Da una parte l’organizzazione degli eventi, il coinvolgimento delle associazioni e la scelta di puntare su un cartellone capace di parlare soprattutto ai giovani. Dall’altra le polemiche degli ultimi giorni con la minoranza, tra centro pastorale, rendiconto e scontri in Consiglio comunale. Ne abbiamo parlato con il sindaco di Cetraro, Giuseppe Aieta, che rivendica il lavoro portato avanti dalla Giunta e apre anche a una riflessione più ampia sul futuro politico e amministrativo della città.
Sindaco Aieta, Cetraro si prepara a vivere i giorni più importanti dei festeggiamenti di San Benedetto. Che lavoro c’è dietro questo cartellone?
«Quello che sta affrontando la Giunta è un lavoro faticoso, fatto di prudenza da un lato, ma anche di garanzie per i cittadini, affinché possano trascorrere un’estate che dia loro la possibilità di vivere giornate all’insegna della spensieratezza e del divertimento, soprattutto per quanto riguarda i giovani».
La Festa di San Benedetto, quindi, non solo come momento religioso e identitario, ma anche come occasione di comunità.
«Sì. Siamo riusciti a mettere su, per i giorni di San Benedetto, un cartellone di altissimo livello, che contempera l’impegno finanziario del Comune con l’impegno dei cittadini che si sono messi insieme nel nome di San Benedetto attraverso un comitato civico, la Pro Loco e le associazioni. Tutti stanno dando il meglio che un sindaco possa desiderare dal capitale sociale della città».
Quanto conta, in questa fase, far sentire i cittadini protagonisti?
«C’è, in questo anno, un lavoro preciso: creare entusiasmo, creare ottimismo, dare ai cittadini e alle cittadine la possibilità di diventare protagonisti anche delle cose che si fanno, che si decidono e che si realizzano. Una comunità cresce se partecipa, se si sente coinvolta, se non resta spettatrice. D’altra parte, non si spiegherebbe la nascita di un comitato spontaneo che è riuscito, già l’anno scorso, a creare iniziative importanti. Il 10 luglio piazza del Popolo ospiterà “Ester del Popolo”, un format che sta avendo grande successo nelle piazze italiane».
Tra gli appuntamenti più attesi c’è Nostalgia 90. Una scelta anche economicamente impegnativa per il Comune. Perché avete deciso di puntarci?
«Abbiamo fatto una scelta precisa, indirizzata ai nostri giovani ma anche ai meno giovani: investire nello spettacolo che sta andando molto, quello di Nostalgia 90. Ovviamente questo ha avuto un peso sulle casse comunali, ma abbiamo ritenuto di dover osare».
È stata una richiesta arrivata soprattutto dai ragazzi?
«Tanti giovani, tanti ragazzi e tante ragazze in questo anno ci hanno chiesto questo spettacolo e noi abbiamo voluto soddisfare le loro esigenze. Anche perché i ragazzi e le ragazze stanno dando prova di maturità e di responsabilità attraverso il loro lavoro di cura per la città. Quando una generazione partecipa, quando si mette a disposizione, l’Amministrazione deve ascoltarla. E’ una forma di rispetto verso quei giovani che animano gli oratori delle nostre chiese, che operano nelle associazioni, che mettono in campo iniziative come quella del Festival delle Tradizioni nel centro storico, idea geniale nata dal parroco Don Pantaleo e gestita egregiamente insieme ai suoi ragazzi. Ma potrei fare tanti esempi di ragazzi impegnati: si pensi solo a ciò che accade a San Filippo col recupero delle tradizioni, oppure a San Pietro con la ripresa del campetto o alla marina con la marcia sulla pace».
Negli ultimi giorni, però, non sono mancate le polemiche politiche con la minoranza. Prima il centro pastorale, poi il rendiconto. Come vive questo clima?
«Le polemiche fanno parte della politica. Chi, come me, ha tanti anni di esperienza nelle istituzioni sa che ciò accade. È giusto e legittimo dibattere, anche animatamente. Non è questo il problema. Ognuno sostiene le proprie ragioni e io rispetto il confronto vigoroso. Ovviamente, chi mi conosce sa che non mi faccio intimidire dalla polemica perché essendo una forma di conflitto scappare potrebbe dare l’impressione di “disertare”. Non è il caso del consiglio comunale dove qualche volta si accendono gli animi nel merito delle questioni e dove tutto si mantiene nei limiti della dialettica. D’altra parte, l’opposizione fa l’opposizione. Diverso è chi tenta di alzare polveroni per risentimento o rancore: lì ho difficoltà a confrontarmi perché perderei in partenza».
Quindi nessuna chiusura al confronto?
«Non ho mai costruito muri. È ovvio che, laddove ritengo di dover rispondere, lo faccio per dovere di trasparenza. È una contesa politica ed è giusto che ci sia. Però credo anche che, al termine di queste giornate calde, sarà necessario aprire un grande dibattito. La città ha bisogno di persone che abbiano avuto esperienze di governo, di riprendere rapporti anche fuori dal Consiglio comunale e, soprattutto, far entrare aria nuova attraverso quei giovani impegnati a prendersi cura della città».
A chi si riferisce?
«Penso, per esempio, che bisognerà saldare tradizione e innovazione anche dentro una cornice fortemente dialettica. D’altra parte la storia che abbiamo alle spalle ci dice che ci sono stati anni in cui abbiamo governato dando alla città una prospettiva importante attraverso un dialogo sempre aperto con le nuove generazioni desiderose che le cose accadessero e rifiutando polemiche che non capiscono perché fondate sul nulla eterno. In sostanza bisogna dialogare con chi non ha risentimenti e vuole dare una mano in termini di elaborazione».
Il suo sembra anche un appello all’area riformista cittadina.
«Io credo che sia necessario riunire tutta l’area riformista. I riformisti non hanno ideologie ma hanno idee, non utilizzano il populismo ma soluzioni ai problemi. Al di là delle polemiche di questi giorni, è necessario aprire un dialogo con partiti che non siano unipersonali, ma che abbiano al loro interno intelligenze ed esperienze capaci di aiutare a disegnare un processo di crescita e di sviluppo partendo da un presupposto: non è più il tempo delle opere pubbliche come 20 anni fa. E’ il tempo della cura delle persone e dei luoghi».
Dialogo, quindi, come metodo amministrativo prima ancora che politico?
«Sì. Credo che la crescita di Cetraro possa realizzarsi solo ed esclusivamente attraverso il dialogo. Su questa via troveremo gli argomenti necessari per intavolare un ragionamento che serva alla prospettiva politica e amministrativa della città. Le dico una cosa che forse stupirà i lettori viste le polemiche degli ultimi giorni. Ogni mattina verso le 6 mi arriva un report delle cose che non vanno alla marina, sul lungomare. A quelle segnalazioni tento di rispondere con soluzioni veloci, rapide. Quelle segnalazioni provengono dal segretario del PD, Danilo Bellantone. Eppure con quel partito abbiamo da anni un confronto dialettico forte. Nonostante questo non ho mai visto nelle polemiche del segretario del Partito Democratico atteggiamenti rancorosi ma solo una sfrenata voglia di risolvere problemi e rendere la città più accogliente. Ecco, questa è la politica che mi piace.
In conclusione, che messaggio vuole mandare ai cittadini in questi giorni di festa?
«Ai cittadini dico di vivere San Benedetto con entusiasmo, con serenità e con senso di comunità. Questa festa appartiene a tutti. È il momento in cui Cetraro può ritrovarsi, riconoscersi e guardare avanti. Le polemiche passano, la città resta. E noi abbiamo il dovere di lavorare perché Cetraro sia più unita, più viva e più consapevole della propria forza. Le aggiungo un’ultima cosa: nelle settimane scorse il Parroco della Chiesa Matrice, Don Pantaleo, ha compiuto l’atto “politico” più nobile che si potesse compiere, ha riunito la comunità attraverso la visita della Statua del Santo in ogni quartiere e in ogni contrada. Ho visto entusiasmo, preghiera, fede e tradizione. Ho visto la gioia dei bambini e la tenerezza degli anziani. Ho visto i volontari seguire la Statua come fosse persona di famiglia. Questa idea è stata geniale, ha ricucito il territorio, lo ha reso protagonista. Ecco, noi che facciamo politica ogni tanto dovremmo seguire l’esempio che ci viene offerto tanto più se quell’esempio è nel nome di Benedetto da Norcia, uomo che profeticamente anticipò con saggezza e lungimiranza quanto di buono e di bello siamo stati capaci di fare in Europa».
