Aieta: “La mia replica al collega Bevacqua che sulla sanità mi accusa di angusto campanilismo”

“Il collega Bevacqua per ben due volte ha espresso giudizi che mi riguardano. La prima volta quando Matteo Renzi venne in visita al Porto Turistico di Cetraro. Era il 2012 e con Bevacqua eravamo colleghi in Provincia. Fui bacchettato pubblicamente per essermi permesso di ospitare il Sindaco di Firenze reo di aver iniziato la battaglia sulla rottamazione in contrasto con i referenti nazionali di Bevacqua e di averlo ospitato senza aver chiesto il permesso ad Oliverio. All’epoca non replicai per non creare problemi al Presidente della Provincia di Cosenza ed anche perché la polemica riguardava me e soltanto me. Poi la storia si è incaricata di raccontarci che avevo ragione io perché anche Bevacqua divenne renziano doc ma, a differenza sua, io alle primarie votai Oliverio a dimostrazione del fatto che le mie scelte non hanno schemi, né scuderie e si nutrono di lealtà.

Aieta-BevacquaOggi però non posso tacere perché addirittura vengo tacciato di essere difensore di un angusto campanilismo di periferia cosa che più mi offende per diverse ragioni. E siccome la polemica riguarda migliaia di cittadini sono costretto ad invitare Bevacqua a leggere attentamente le motivazioni che sono alla base della mia decisione. Né più, né meno di quelle espresse dalla direzione regionale del PD cui Bevacqua ha partecipato. Ora, se Bevacqua invece si è ricreduto è un suo problema, io rimango fermo a quel documento coraggiosamente esposto dal segretario regionale del PD, e siccome non arrivano risposte da Roma mi sono auto sospeso. Non ho altri mezzi, né referenti nazionali su cui fare sollecitazioni. Sono un semplice consigliere regionale di periferia che però incontra ogni giorno i cittadini indignati fino ad odiarci perché non si distingue più la posizione della politica da quella dei commissari.

Penso, però, che queste prese di posizione indeboliscano l’azione del partito democratico – che ha chiesto con nettezza la rimozione dei commissari – confondendosi con quelle del centro destra che, né più né meno, mi accusano delle medesime colpe.

Si vada nei territori a chiedere il nostro indice di gradimento rispetto alla sanità: si troveranno territori infuocati fino all’inverosimile che non vogliono sentire alibi ma solo riconosciuto il semplice diritto all’esistenza.
La mia non è una posizione dettata da angusto campanilismo ma solo da ragionevolezza e da impegni precisi assunti in campagna elettorale. Come quelli relativi alla riattivazione dei servizi sanitari di Trebisacce e Praia a mare che secondo la nostra visione dovrebbero rappresentare un argine alla migrazione sanitaria che sta dissanguando le casse regionali.

E siccome non voglio rappresentare un problema per il PD non ho trovato altro strumento che quello della sospensione, dimensione nella quale mi sento libero di urlare il mio dissenso rispetto a decisioni romane che non arrivano. D’altra parte, personalmente, non mi faccio dettare l’agenda, né mi faccio condizionare sulle cose che penso.

Ho aderito al PD quando Renzi sposò – nel Palazzo dei Congressi a Roma – la famiglia del socialismo europeo; stimo Renzi per ciò che ha rappresentato per noi sindaci la sua battaglia per i Municipi; non ho mire parlamentari per le prossime elezioni; voglio lasciare traccia in questa esperienza regionale senza essere un anonimo consigliere regionale, così come la mia piccola storia di Sindaco di periferia ha dimostrato attraverso opere materiali e immateriali che sono lì a testimoniare che il tempo trascorso non è stato perduto”.

R&P

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