• 19 gennaio 2018
Carlo Andreoli,

Scultori calabresi nella Villa Comunale di Napoli

Nella Villa Comunale, giardino storico di Napoli situato tra la via Caracciolo e la Riviera di Chiaia, tra le tante opere d’arte che punteggiano il verde del parco è dato d’incontrare una serie di lavori di scultori calabresi di fine ‘800 ed inizio ‘900 che qui si vuole ricordare

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Francesco Jerace e Vincenzo Jerace – Pellicano che si squarcia il petto (1886)

Di Francesco Jerace (Polistena 1853 – Napoli 1937) è una stele marmorea, che ha nel sommo un “Pellicano che si squarcia il petto” dovuto a suo fratello Vincenzo Jerace (Polistena 1862 – Roma 1947). L’opera vuole ricordare il sacrificio dei volontari morti a Napoli nell’epidemia colerica del 1884.

Francesco Jerace – Busto di Alfredo Cottrau (1900)

In questo “Busto di Alfredo Cottrau”, insigne ingegnere del secondo ‘800, specialista in costruzioni d’acciaio – come il ponte girevole di Taranto – ed autore di lavori memorabili in Italia ed Europa, Francesco Jerace sembra voler fissare le qualità del costruttore della nuova Italia: forte e sicuro della propria competenza, ma cordiale nel tratto; pronto a cogliere il nuovo dovunque, pur di trarne quell’utile sempre, che giovi ai bisogni dell’umanità.

Francesco Jerace – Busto di Giorgio Arcolèo (1916)

Inserito sopra un’alta stele con capitello ionico ed erme bifronti, il “Busto di Giorgio Arcolèo”, eseguito dal Jerace a due anni dalla morte del giurista siciliano, lo ritrae a torso nudo mentre volta il capo fiero verso un orizzonte lontano e luminoso. Riassunto paludato, ma di canone corretto, d’un maestro di diritto: che voleva la politica come scienza del sociale, che ha per metro la giustizia e per fine la libertà dell’individuo.

Francesco Jerace – Busto di Gioacchino Toma (1922)

Il pittore, il patriota, lo scrittore esacerbato di una vita misera di stenti ma illuminata dall’alto sentimento della patria e dell’arte sono tutti motivi che confluiscono a costruire l’immagine ideale dell’uomo e dell’artista, che Francesco Jerace raccolse in questo “Busto di Gioacchino Toma”: pittore pugliese, tra i massimi esponenti della Scuola Napoletana dell’800.

Domenico Pellegrino – Busto di Luigi Settembrini (1920)

Domenico Pellegrino (Reggio Calabria 1873 – post 1930) – che fu attivo a Napoli, a fianco di Francesco Jerace, nella decorazione plastica della facciata del Duomo e nella sistemazione scultorea dell’atrio del palazzo dell’Università Federico II – lascia in questo “Busto di Luigi Settembrini” un chiaro saggio plastico di morbido modellato; esaltato da un restauro eccellente, promosso dal FAI nel 2012.

Saverio Gatto – Busto di Giosuè Carducci (1912)

Morto il Carducci nel febbraio del 1907, la città di Napoli bandì subito un concorso per dedicare una statua al padre della poesia nazionale dell’800. Concorso che fu vinto dallo scultore calabrese Saverio Gatto (Reggio Calabria 1877 – Napoli 1959) con questo “Busto di Giosuè Carducci”, che venne poi compiuto e collocato nella Villa Comunale nel 1912. Una bella prova d’arte di Saverio Gatto che, partendo dal verismo sociale del suo maestro Achille D’Orsi, guarda alla plastica d’Oltralpe.

Giuseppe Renda – Busto di Edoardo Scarfoglio (1923)

Lo spirito sarcastico dello scrittore e giornalista d’origine abruzzese Edoardo Scarfoglio, fondatore di “Il Mattino” assieme a sua moglie Matilde Serao e fautore di tante altre iniziative editoriali di successo, non poteva che trovare in Giuseppe Renda (Polistena 1859 – 1939) l’artista che ne immortalasse la figura senza imbalsamarla. In questo “Busto di Edoardo Scarfoglio”, l’altrettanto sarcastico maestro calabrese ne disegna il carattere simpatico e spavaldo, che seppe ricusare le lusinghe di una cultura vuota ed ufficiale.

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