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21 risposte per “Inesattezze d’autore sui palazzi e le vie di Cetraro”

  1. vincenzo amorosi scrive:
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    Leggendo le puntualizzazioni del prof. Mario Braile mi permetto condividerne l’erudita analisi con questo mio scritto , vergato sull’onda d’ indelebili immagini giovanili. Sinceramente oggi vado vagando sui luoghi di cui si parla ed a stento riesco ad identificarne i contorni orma irrimediabilmente cancellati .
    A proposito dei “calzoni corti”…….
    Benedetto quel tempo, caro professore, benedette le immancabili sbucciature sulle ginocchia a causa delle cadute e dei scivoloni nel campo di calcio a ridosso delle mura del “casermone e muraglione di carcere.” Felici giocavamo in quel campo dietro ad un pallone e felici ancora sguazzavamo nelle pozzanghere dopo una pioggia torrenziale di primavera che solo il cielo di Cetraro sapeva regalare. La gelateria di Don Saverio al limite del campo, al piano terra del vecchio palazzo ex Marini ed ex scuola professionale, era il nostro punto di rinfresco in estate. Una sana bevanda di chinotto Negri era il premio di un’accanita partita al “calcio Balilla”(oggi biliardino )e la Coca Cola non aveva ancora rapito demenzialmente il mercato e le nostre gole arse . Sì le Palazzine Ferroviarie erano le ultime costruzioni sulla linea ubicativa del Casermone Lucibello, dopo di che spazio a dismisura fin tanto da vedere l’immensa spiaggia e la riva del mare .Mio padre dal terzo piano delle palazzine, in cui abitavo , con un fazzoletto bianco mi chiamava per il pranzo; io dalla riva tornavo felice seguendo lucertole e percorrendo sentieri erbosi e canneti….. La scarpata ferroviaria era un baluardo insormontabile, fiorita in primavera, arsa in estate. Da qui il mare di là il fronte della “timpa” sulla quale si erge Cetraro, “a’nzilica ”era la strada percorribile più breve che s’inerpicava tramite spianate a zig zag ed erti scalini. Una macchia mediterranea fatti di orti, di culture nostrane si disperdeva tra i tralicci dell’alta tensione che alimentava la vicina sottostazione ferroviaria di trasformazione. Era tutto un fiorire di verde, di luce, di colori e di odori. Benedetti , dicevo, quei calzoni corti, poiché di lì a breve avrei rimpianto quello splendore, quella libertà, quella luce, quel mare. Trasferitomi a Napoli negli anni 50 con la famiglia incominciai a conoscere gli spazzi ristretti degli appartamenti, il buio degli androni dei palazzi, il grigiore dei vicoli . Incominciai a conoscere una città con i suoi misteri , i suoi problemi, la sua storia , ne diventai parte di essa. A tratti accarezzavo ed accarezzo ancora la mia gamba, dove il segno di una beccata d’oca capitolina del giardino di Lucibello aveva profanato i miei indimenticabili “ calzoni corti”……

  2. Mario Braile scrive:
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    Vorrei aggiungere (per A.O.)che nella quarta di copertina dello stesso saggio si potrà risalire anche alla data di nascita dell’autore. Un saluto. Mario B.

  3. Mario Braile scrive:
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    Vorrei informare A.O. il quale racconta l’episodio della nave da guerra ospedale, che i particolari della vicenda potrà leggerli nella pubblicazione del Picarelli “Calzoni Corti”, a pagina 38. Credo che a quei fatti si riferisca, sui quali personalmente non faccio alcun commento non conoscendoli. L’informazione data vuole essere solo un piccolo tassello per aiutare a “ricostruire” nei giusti binari, come sempre, un pò di storia… seppure microstoria.

  4. anonimo scrive:
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    Ma i cetraresi sono fatti cosi’, non sono ingegnieri e si fanno chiamare ingegnieri, escono fuori cetraro e diventano pezzi grossi,vendono giornali e si dichiarano giornalisti……………potrei continuare, solo io sono andato al nord per lavoro e vi confesso che asino sono andato e asino sono tornato……………………………..sono un caso eccezionale? Mi sa di si………………………………………………

  5. Anonimo scrive:
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    anche Lido Picarelli ha fatto tanto per Cetraro, ma sarebbe ora che la finisse (di far danno).

  6. Francesco Paolo Lucibello scrive:
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    Ringrazio il sig. FC, il quale ha espresso ciò che il sottoscritto, in quanto di parte, non poteva sicuramente esternare senza essere tacciato di partigianeria.Riguardo agli apprezzamenti architettonici palesati dal sig. FC, quest’ultimo con essi, pur non potendo esserne a conoscenza, ha evidenziato una delle principali virtù di mio nonno:l’amore per il fare sotto ogni suo aspetto! Mio nonno si interessava di tutto, dal commercio alle opere di ingegneria, studiando su libri di cui conservo ancora qualche esemplare, ed era il progettista e l’artefice di ogni sua opera. Qualche esempio, oltre al palazzo al centro di questo forum: le fornaci, la teleferica di “Ciciariellu”, con la quale trasportava il materiale per le fornaci dalla montagna a valle, i barconi che adoperava per il trasporto del cemento dalle navi alla spiaggia (conservo ancora qualche foto degli anni ’30). Mi fermo per non scadere nell’apologia, ma ringrazio ancora il sig. FC per avere aperto una finestra sulla storia dell’amato Borgo San Marco!

  7. Fc scrive:
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    Questo paese, o meglio i suoi cittadini, hanno una memoria elastica che deforma il passato. La famiglia Lucibello, come altre dimenticate, hanno contribuito allo sviluppo del borgo. Il palazzo Lucibello per me e’ bello, anche perche’ ricorda l’ingegno del suo costruttore che con le prime fornaci ha modernizzato, in senso positivo, le metologie costruttive del tempo. Mi rende ancora piu’ felice l’intitolazione della strada. Vi sono linee architettoniche non comuni per l’epoca e la sua imponenza trasferisce oggi lo splendore del casato. Il pressapochismo di chi, senza averne titolo e capacita’, si improvvisa in narratore di fatti non conosciuti e studiati, lascia l’amato in bocca,

  8. Francesco Paolo Lucibello scrive:
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    Ringrazio il sig. Alberto Iozzi per i saluti che, squisitamente, ha voluto mandare alla mia famiglia e a quella di mio cognato e ricambio di cuore. Per il momento mi sono volutamente astenuto dall’intervenire nel forum in quanto troppo implicato emotivamente, ma mi fa piacere leggere di tante persone che intervengono con sapiente autorevolezza.

  9. Alberto Iozzi scrive:
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    Concordo appieno con l’ultimo commento. Il mio caro zio Leonardo( e non voglio essere di parte) rappresenta cio’ che uno studioso di storia locale dovrebbe essere: immerso nella ricerca, dotato di una buona memoria storica e non arraffone e inesatto.

  10. Anonimo scrive:
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    Toglietegli la penna di mano a questo sig.Picarelli Lido, ed a tanti altri che a Cetraro, come fosse la moda del momento, si improvvisano scrittori, storici, giornalisti, tanto che, non vi è giorno che non si annunci la presentazione di un libro, da parte di un tizio Andreoli, di un caio Serviddio ecc. Io di storici veri, che hanno dato lustro al nostro Paese, ne conosco solo uno, il Prof. Leonardo Iozzi, riconosciuto tale in tutti gli ambienti culturali e letterari, e non solo della nostra terra.

  11. Alberto Iozzi scrive:
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    Illavoro di uno storico( in questo caso trattasi di amante della storia locale che trascende nel dilettantismo narrativo) e’ quello di avvalersi di fonti, siano esse frutto della memoria personale o scriit, articoli di giornali varii o lavori di altri autori, per potere conseguentemente mettere in atto una narrativa seria ed imparziale. Mi trovano d’accordo gli altri commenti quando si punta il dito contro la presenza di opinioni personali. Seppur non della stessa leva del Sig. Picarelli, conosco bene la zona da Palazzo Lucibello fino a vIa Veneto( dove ancora risiede mia nonna) e demonizzare tale costruzione per il suo aspetto e’ pura pigrizia storica. Concordo con quanti affermano che vi sono altri palazzoni che deturpano il nostro territorio e costruiti non proprio in maniera lecita. I miei disitnti saluti alle famiglie Lucibello e Braile.

  12. Enrico Esposito scrive:
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    come ex combattente, e distaccato anch’io a Rodi nel 1943, esprimo solidarietà ad A.O., perchè, pur essendo molto grave scrivere sciocchezze sulla storia urbanistica del nostro paese, ancor più grave è offendere la memoria di chi ha combattuto una guerra così sanguinosa per salvare l’onore della nostra patria.

  13. Anonimo scrive:
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    pretendete veramente troppo da un ex impaginatore di EPOCA

  14. A.O. scrive:
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    ERRATA CORRIGE: Siccome non vorremmo essere tacciati di inesattezze storiche proprio noi che tali inesattezze denunciamo, leggere campagna del Dodecaneso al posto di Peloponneso.

  15. A.O. scrive:
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    Leggendo le giuste argomentazioni del Prof. Mario Braile, a proposito di una cosiddetta pubblicazione di uno pseudo
    scrittore, mi torna alla mente un episodio che mi riguarda personalmente: anni fa un, incontrandomi, un caro amico mi chiede se mio padre aveva fatto a suo tempo il militare a Taranto, rispondo cetamente si, visto che mio padre classe 1914,
    aveva combattuto la seconda guerra mondiale in in marina, prima imbarcato come capocannoniere sulla corazzata Vittorio Veneto, poi nella sfortunata e tragica campagna del Peloponneso, scampando fortunosamente alla morte in tantissime occasioni e guadagnandosi sul campo anche due medaglie al valore. Cio detto l’amico sorride amaramente, e mi spiega di aver letto su un libricino scritto sempre dal sedicente storico Lido Picarelli, che mio padre, essendo a Taranto in ferma di leva con lo stesso autore, in epoca imprecisata, dallo stesso sarebbe stato accompagnato per scherzo in un locale di una imprecisata nave da guerra, dove giacevano alcune salme vittime di imprecisati combattimenti, alla quale vista mio padre sarebbe, per paura, fuggito a gambe levate. Vorrei solo chiedere al sig. Lido Picarelli, che conosco solo di vista, se percaso è nato nel 1914.

  16. don Ennio Stamile scrive:
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    Grazie al Prof. Mario Braile, per le sue preziose precisazioni. I fatti ai quali si riferisce ancora una volta mettono in evidenza come sia importante, soprattutto quando si tenta di ricostruire un pezzo di storia, non scadere nelle “opinioni personali” che non appartengono a quest’ultima e che interessano veramente a pochi, forse a nessuno.

  17. Carmelina Novello Lucibello scrive:
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    Sono d’accordo ma rimane una opinione personale e soggettiva che non puo’ essere fatta passare per ” verita’ storica”.
    I giornalisti e gli storici hanno l’obbligo di verificare le fonti certe su cio’ che scrivono non esprimere opinioni, piu’ o meno fondate, assolutamente personali. All’opinione personale ( ed ingiustificata) e’ necessario rispondere. Poi ciascuno rimarra’ della propria opinione. E poi “una rondine non fa primavera” nel senso che a fronte di una opinione ce ne possono essere tante altre di segno contrario.
    E , come dicevano i saggi latini, ” de hoc satis” ! (ossia la questione si puo’ chiudere qui).
    Fatti salvi,ovviamente, i diritti di ciascuno.

  18. A.S. scrive:
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    Secondo me dire che un palazzo è brutto, non vuol dire offendere la memoria di chi quel palazzo lo ha costruito!

  19. Antonio Lucibello scrive:
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    La verita’ è una delle poche virtu’ che ciascuno di noi dovrebbe tentare di coltivare. Non permettero’ a nessuno di offendere la memoria del mio bisnonno, degna persona e grande lavoratore di cui mi sono state riferite le qualità umane e professionali da tante persone che ancora lo ricordano.

  20. Carmelina Novello Lucibello scrive:
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    Leggo ora la nota del prof.Mario Braile nonche’ mio cognato.Ricordo che gia’ quando lessi lo scritto su Palazzo Lucibello nel libro “Ricordi della mia infanzia a Cetraro”, qualche anno fa, chiamai personalmente l’autore al quale manifestai il mio rammarico trovando ingiuste ed ingenerose le sue affermazioni. In quella occasione lo stesso si scuso’ affermando che non era nella sua intenzione offendere alcuno; anzi chiese che mi facessi latore delle scuse alla famiglia. Evidentemente tali scuse non erano ne’ sentite ne’ sincere. Mi chiedo: perche’ chi ama veramente il nostro bellissimo paese , piu’ utilmente, non scrive sui veri “obbrobi” che deturpano il territorio ? Su questi stranamente gli “storici” non puntano la loro attenzione!!Tanto solo per amore della verita’ e senza alcuna polemica . In questo caso non mi sembra che si tratti di beccate tra capponi di manzoniana memoria ma solo un tentativo doveroso di ristabilire verita’ storiche.Ovviamente ciascuno difendera’, se necessario, nelle sedi piu’ opportune le proprie ragioni.
    Diamoci, semmai, da fare tutti per ridare a questo paese la dignita’ che aveva e la bellezza, che tutti noi che viviamo fuori, portiamo sempre nel cuore.

  21. Keruac scrive:
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    Spesso i cetraresi ricordano i famosi capponi di Renzo(Lorenzo Tramaglino).

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