Gregorio Preti nel Museo Diocesano di Catanzaro • Cetraro In Rete
  • 23 agosto 2017
Carlo Andreoli,

Gregorio Preti nel Museo Diocesano di Catanzaro

A Catanzaro, nel Museo Diocesano, è una tela ad olio di “Gesù tra i dottori” che viene, in genere, assegnata ad un ignoto pittore meridionale e datata alla metà del sec. XVII.

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Catanzaro – Museo Diocesano
Gesù tra i dottori
(attr. Gregorio Preti, c. 1660)

 

Il dipinto – di grande esito formale e felice impianto di composizione – ritrae un imberbe adolescente, dai capelli lunghi colti a ciocche sulle spalle; il quale, appena tinto sulla gota d’un bagliore rosa sfogato nell’eburneo del volto, fa professione di contendere con due dottori del tempio di Gerusalemme. Atteggiando la sua maniera placida di giovane profeta nel gesto aperto della mano, che accompagna il consapevole suo discernimento. Una terza figura di dottore traspare appena dal fondo del dipinto: pronta ad essere espunta quale ripensamento, in quel che appare il bozzetto di un’opera finale più complessa.
Bozzetto che ritengo possa ascriversi al maestro calabrese, trapiantato a Roma,
Gregorio Preti (Taverna 1603 – Roma 1672), fratello maggiore del più noto Mattia Preti; che muove la sua arte tra un ideale classicismo, ripensato in squisita e come onirica bellezza, ed un naturalismo tenebroso che gli giunge come eco della pittura di Mattia.

La proposta attributiva nasce dalla stringente affinità di stile e di figurazione tra il Gesù del bozzetto di Catanzaro e l’analoga figura del “Gesù tra i dottori” della National Gallery di Londra, risalente circa al 1660. Paternità che trova una preziosa impronta anche nel modo originale di figurare il dorso della mano: con quel pollice riverso in una curva trasmodata. L’immagine del “S. Giovanni Evangelista”, conservata nella chiesa di s. Maria Assunta in Sutri, mi pare che possa, infine, ribadire ulteriormente tale attribuzione: ritraendo un modellato e un colorito molto prossimi alla tela di Catanzaro.

Le stesse due figure dei dottori – nella tela di Catanzaro – hanno, se non altro, un forte rimando fisiognomico nei due dottori della tela londinese: avendo, l’uno, un volto caricato, che si termina in una barba bianca ed ispida; e l’altro, un cranio calvo solcato dalle rughe, bagnato da una luce che lascia in forte penombra lo sguardo stupefatto.

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