• 24 novembre 2017
Carlo Andreoli,

Giovanni Pellicorio nel Duomo di Cosenza ed a Fuscaldo

Giovanni Pellicorio o Pellicori (Rende not. 1786-87) è noto finora sopra tutto per due dipinti collocati nella chiesa di s. Francesco di Paola a Bisignano – uno dei quali firmato – risalenti entrambi al 1786

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Bisignano – Chiesa di s. Francesco di Paola Immacolata e ss. Vito e Lucia (Giovanni Pellicorio, 1786)

E proprio riguardando la sua tela “Immacolata e ss. Vito e Lucia” di Bisignano, si nota con chiarezza come la figura del s. Vito corrisponda alle fattezze del Tobia, ritratto in uno dei quattro ovali affissi alle pareti della Cappella d’Orazione e Morte del Duomo di Cosenza.

E’ bene, infatti, notare come nella Cappella d’Orazione e Morte del Duomo di Cosenza – rifatta nel 1756 – sia dato rilevare il gerarchico concorso di tre maestri cosentini del secondo ‘700. Sull’altare trova luogo, infatti, una “Madonna delle Grazie” di Domenico Oranges del 1770. Sui fianchi dell’abside, sono di rimpetto due tele di Francesco Bruni del 1765. Ed a seguire, lungo le pareti, è una doppia coppia d’ovali affrontati, che non esito ad assegnare a colui che per età e per formazione può essere stimato un seguace dell’Oranges e del Bruni: ovverosia a Giovanni Pellicorio da Rende.

Cosenza – Duomo – Madonna delle Grazie (Domenico Oranges, 1770)

Il soggetto dei quattro ovali attribuiti al Pellicorio è ripreso – così come le due tele del Bruni – dal Libro di Tobia: trattando esso, tra l’altro, la materia della cura degli infermi e del seppellimento dei defunti, che rientravano tra i compiti di quella Confraternita d’Orazione e Morte che proprio nella cappella del Duomo di Cosenza aveva la sua sede.

Abbiamo, quindi, l’episodio della “Preghiera di Tobia e Sara” – in cui Tobia e la sua futura sposa pregano insieme per scacciare il demonio dall’animo di lei – ed il “Ritorno di Tobia dalla Media” – dove Tobi aveva mandato suo figlio Tobia per riscuotere un deposito, assistito lungo il viaggio da una guida misteriosa che si rivelerà infine come l’arcangelo Raffaele.

Ed ancora gli episodi in cui Tobia ridà la vista al padre – spalmandogli sopra gli occhi il fiele d’un pesce, che egli aveva catturato nel corso del suo viaggio – ed il momento in cui l’arcangelo Raffaele svela ai due la propria identità –tenuta occulta fino al termine della storia di Tobia.

Il tipo di pittura che il Pellicorio elabora per i quattro ovali del Duomo di Cosenza – sfumata nei contorni, delicata nelle forme e con un colorito tenue che prelude al rococò – mi sembra di ritrovarla in un altro luogo sacro, amministrato sempre da una Confraternita d’Orazione e Morte: ovverosia, nella chiesa di s. Giuseppe o del Suffragio di Fuscaldo.

Fuscaldo – Chiesa del Suffragio – Addolorata e ss. Biagio e Vito (attr. G. Pellicorio, 1770-85)

Qui troviamo, infatti, una “Addolorata e ss. Biagio e Vito”, in cui appare di bel nuovo – nel s. Vito – la stessa figurina che abbiamo già incontrato a Cosenza e Bisignano. E, nella parete fronteggiante, una scena di martirio, che ritengo ritragga un “Martirio dei ss. Mariano lettore e Giacomo diacono”.

Fuscaldo – Chiesa del Suffragio – Martirio dei ss. Mariano lettore e Giacomo diacono (attr. G. Pellicorio, 1770-85)

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